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Pubblicato in La degustazione il 07 Gennaio 2020
di C.d.G.


(Simone Cecchetto)

di Michele Pizzillo, Milano

La coltivazione della vite a Bellussera è un monumento della viticoltura che a San Polo di Piave, ha trovato nella famiglia Cecchetto i viticoltori decisamente impegnati nella tutela di questo grande patrimonio storico. 

Nell’azienda Ca’ di Rajo, fondata nel 1931 da Massimo Cecchetto, i suoi tre nipoti – Simone, Alessio e Fabio: il più anziano è del 1985 – ne hanno fatto una vera e propria filosofia di vita ma, anche, aziendale, la tutela di vigneti secolari dove è ancora possibile ammirare il metodo di allevamento della vite che a fine Ottocento idearono i fratelli Girolamo e Antonio Bellussi, basato su una formidabile architettura di fili di ferro che per decenni ha caratterizzato il paesaggio viticolo della sinistra Piave, nel Trevigiano. E, così, per avere un’idea di com’è un vigneto Bellussera, bisogna visitare l’azienda Ca’ di Rajo; se poi si sceglie il periodo della vendemmia, sarà possibile ammirare la scenografica raccolta delle uve che si trovano a 3 metri da terra. La raccolta delle uve è possibile con l’utilizzo di un rimorchio e di un pianale che consentono di raggiungere l’altezza necessaria. La Bellussera, infatti, prevede un sesto di impianto ampio dove pali in legno di circa 4 metri di altezza sono tra loro collegati da fili di ferro disposti a raggi. Ogni palo sostiene 4 viti, alzate per 2,50 metri da terra, da ciascuna delle quali si formano dei cordoni permanenti che vengono fatti sviluppare inclinati verso l’alto e in diagonale rispetto all’interfilare, formando una raggiera. In questo modo fu possibile, tra l’altro, aumentare la produzione di uva e permettere di riservare il terreno sottostante alle colture cerealicole. 


(Impianto a Bellussera)

I Cecchetto sono proprietari di 15 ettari a Bellussera, dove coltivano vitigni come Raboso, Glera, Chardonnay, Pinot bianco, Sauvignon, Verduzzo, Merlot, Manzoni rosa e Marzemina bianca. E ne hanno adottato altri 15 ettari – di proprietà della famiglia Paladin - da dove ottengono le uve per produrre lo straordinario Iconema Tai Doc Piave limited edition (della vendemmia 2018 sono state prodotte 3.093 bottiglie e 120 magnum, numerate una ad una): praticamente, un vino da collezione. D’altronde le uve per questo vino Tai provengono da un vecchio vigneto che ha superato i 100 anni, e sono raccolte a mano, adagiate 25 giorni sui graticci ad appassire per esaltarne la complessità, la personalità e l’eleganza. Con queste premesse, è chiaro che Iconema è diventato “la memoria storica di un territorio”, tanto “che abbiamo pensato di approfondire lo studio della Bellussera”, ricorda Simone Cecchetto, con un progetto condotto da Diego Tomasi del Centro di ricerca viticoltura e enologia di Conegliano e il coinvolgimento di Gianni Moriani, coordinatore del master in filosofia cibo e vino dell’Università San Raffaele di Milano e del professore Attilio Scienza.


(Ca' di Rajo)

Iconema 2018 è stato presentato in anteprima a Milano, presso l’elegante ristorante Ceresio 7 e ha fatto anche da apripista ad una verticale di “Notti di Luna Piena”, vino ottenuto da uve Raboso, sia per presentare la novità della docg, con in etichetta l’aggiunta della denominazione Malanotte che - grazie alla felice intuizione di Simone di degustare anche qualche annata più vecchia - l’opportunità di sintetizzare un po' la storia di un vitigno importante per il panorama viticolo veneto. Con Malanotte, poi, Ca’ di Rajo ha arricchito l’offerta di vini ottenuti da uve di vigne allevate a Bellussera, con una ulteriore perla che farà felice i consumatori di questi vini che i Cecchetto esportano in 50 Paesi del mondo. A completare la bella chiacchierata di Simone che ha dato informazioni sia su Ca’ di Rajo che sulla viticoltura del Veneto e dell’area del Piave, nonché l’invito a visitare la loro tenuta che si estende attorno alla Chiesetta del Carmine, risalente al 1300 e ai resti della torre del Rai, la degustazione di un’altra rarità, il Torchiato di Fregona, prodotto in solo 1.000 bottiglie da 0,375 l.

Iconema Tai Doc Piave 2018
Premesso che Iconema è anche un pezzo di storia di un territorio tradizionalmente viticolo, non solo una bottiglia da stappare, riteniamo che degustandolo, sia importante ricordarsi che si sta bevendo un vino che affonda le proprie radici a più di cento anni fa, cioè, l’età della vigna da dove provengono le uve che permettono di ottenere un bianco dal bouquet complesso tra profumi di pesca gialla e albicocca matura, sentori speziati e note di erbe aromatiche. Caldo, secco, sapido e di buona acidità, riempie la bocca con la sua struttura e persistenza aromatica e il finale che ricorda i profumi percepiti ad inizio degustazione.

Notti di Luna Piena Malanotte del Piave Docg 2013
Raccontare il perché di questo nome sarebbe troppo lungo così ci soffermiamo a sottolineare cosa può dare il Raboso, vitigno simbolo del territorio, con le uve appassite per 90 giorni, il vino lasciato a maturare in botti grandi (70%) e barrique (30%) per 36 mesi. Un vino rosso dai profumi di marasca e di frutti di bosco e delicatamente speziato. Al palato è austero, con tannino deciso, molto persistente ma levigato. Un rosso di grande personalità, straordinaria eleganza e indiscussa longevità.

Notti di Luna Piena Raboso del Piave Doc 2009
E’ il preludio al Malanotte, visto che in questa vendemmia il “rabbioso” – così chiamavano il Raboso da queste parti -, ha quasi completato la fase di trasformazione per ingentilirsi definitivamente con il riconoscimento della docg. Resta, comunque, un rosso moto interessante e sicuramente espressione del territorio di origine.

Notti di Luna Piena Raboso del Piave Doc riserva 2007
E’ stata, questa, una vendemmia anticipata per motivi climatici tra inverno caldo e soccitoso, primavera asciutta, giugno piovoso e i mesi caldi tranquilli che hanno anticipato la maturazione dell’uva. Già qui emerge l’impegno dei Cecchetto a rabbonire il “rabbioso” per portarlo all’eccellenza che si esprimerà sei anni dopo.

Ciàcoe Torchiato di Fregona Docg 2013
Vino bianco passito ottenuto da un uvaggio di Glera, Boschea, Verdiso ed altre varietà locali, con uve appassite per 7 mesi e vino maturato in legno per 30 mesi. Di colore bianco tendente all’ambrato, al naso è un concentrato di profumi fruttati, di erbe aromatiche e sentori di miele e di spezie dolci. In bocca è avvolgente, dalla morbida dolcezza equilibrata da freschezza e sapidità e lungi ricordi fruttati.


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