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Pubblicato in L'evento il 14 Febbraio2016

Torna in Galleria a distanza di anni. E sarà il primo rosato in Italia a fregiarsi dell'attestazione "Riserva". In attesa della denominazione Riserva del Garda


(Carlo Alberto Panut e Alessandro Luzzago)

di Michele Pizzillo

La prima novità è che il Chiaretto Valtènesi Doc torna in Galleria a Milano, dove solitamente i milanesi benestanti lo consumavano dopo aver partecipato ai riti religiosi in Duomo. La seconda novità è che dalla prossima vendemmia questo rosato ottenuto da uve Groppello potrà anche fregiarsi dell’attestazione riserva: sarà il primo rosato in Italia. 

Terza novità è che se tutto va bene, dalla vendemmia 2016 potrebbe esserci la denominazione “Riviera del Garda” con il chiaretto Valtènesi che contribuisce con più dell’80% della produzione.
Intanto, un primo “assaggio” del ritorno del Chiaretto Valtènesi in Galleria c’è stato venerdì, nel ristorante Il Salotto, dove il presidente del Consorzio Valtènesi Doc ha fatto stappare in anticipo rispetto alla data del 14 febbraio stabilito dal disciplinare di produzione, 5 delle dieci magnum da 3 litri della vendemmia 2015 preparate apposta per le degustazioni programmate a Milano in Galleria e a Brescia nello storico hotel Vittoria.

A introdurre la degustazione milanese è stato il presidente del consorzio, Alessandro Luzzago, che ha raccontato la storia di questo eccellente rosato di derivazione provenzale che per norme statutarie deve essere venduto a partire dal giorno di San Valentino, il 14 febbraio. Data non scelta a caso, perché questo prodotto è conosciuto anche come vino dell’amore, perché la sua genesi si intreccia con la storia d’amore tra il senatore veneziano Pompeo Molmenti e la nobildonna gardesana, Amalia Brunati, che nei loro possedimenti di Moniga del Garda, nel 1885 iniziarono la vinificazione in rosa, appresa nei loro frequenti viaggi in Francia, fino alla codifica ufficiale del metodo di produzione avvenuta nel 1896. Ma, già nel ‘500, sulla riviera bresciana del Garda si produceva un rosato con la denominazione “claretto”, rammenta il vice presidente del Consorzio, Sante Bonomo. Che annota: “Fu proprio il Molmenti a traghettare il Chiaretto della Valtènesi nel favoloso clima della belle époque quando il suo vino, nel 1904, vinse la medaglia d’oro alla famosa Esposizione Bresciana, amplificando così la fama del rosé di riviera oltre i confini locali,  e portandolo anche nel cuore dei salotti e dei locali milanesi del primo ‘900, dove divenne un richiesto aperitivo “di tendenza”, proprio come sta accadendo da qualche anno e in maniera crescente fra i giovani nei più apprezzati wine bar della Riviera gardesana.


(Una delle magnun stappate)

Ha ragione, perciò Luzzago quando dice che il nostro è un vino con un nome antico ma che si presenta dinamico, moderno, innovativo. E sempre prodotto sulle colline che circondano il più grande bacino lacuale italiano, quelle della Valtènesi, caratterizzate da un microclima particolarmente adatto per la coltura del Goppello, un vitigno autoctono che rappresenta ormai un’autentica rarità ampelografia: basti pensare che al mondo ne resistono solo 400 ettari, e tutte vigne coltivate per l’appunto sulle dolci colline della Valtènesi che contornano le coste occidentali del lago di Garda. Area caratterizzata da un inusuale clima mediterraneo “al punto che possiamo definire il nostro vino un prodotto mediterraneo”, chiosa il presidente Luzzago. Che ci tiene anche a sottolineare che il Chiaretto Valtènesi è di origine provenzale e di quel prodotto ha tutte le caratteristiche come il colore che si avvicina più al bianco che invece al rosso, la fragranza e la freschezza di note fruttate in gioventù ma capaci di acquisire armonia, eleganza ed equilibrata affinità in pochi anni di affinamento.

A questo punto nella presentazione milanese irrompe Mattia Vezzola che oltre ad essere l’enologo della famiglia Moretti di Bellavista, produce anche il Chiaretto Valtènesi con la sua azienda Costaripa, per far capire che è arrivato il momento di dare finalmente dignità al vino rosato attraverso una comunicazione che parli di territorio e non di colore. Vezzola pensa anche ad una sorta di grande alleanza tra rosati di territorio come sono il Valtènesi, il Bardolino e il Salento in Puglia. Che aggiunge: “Immaginate che potere contrattuale che può avere un vino apprezzato dai giovani e dalle donne”. Infatti il Chiaretto Valtènesi è anche visto come un prodotto al femminile per la morbidezza che lo caratterizza. Che poi è frutto di quello che viene considerato una sorta di segreto del Valtènesi che è tutto racchiuso nelle poche ore di contatto tra il mosto e le bucce delle uve rosse vendemmiate a settembre: nel corso del rito della svinatura notturna, i cantinieri devono sintetizzare in pochi cruciali istanti tutta la loro esperienza, catturando la freschezza e il temperamento del territorio. Il risultato è un rosè dalla giusta tonalità e intensità del colore, dai profumi fruttati, dalla ricchezza delle sensazioni fresche e la persistenza di quelle sapide, che soddisfa il gusto del consumatore anche grazie alla grande versatilità negli abbinamenti a tavola.


(Mattia Vezzola)

Nella vendemmia 2015 il Chiaretto Valtènesi ha prodotto 1.107.243 bottiglie. Ma la stagione di grandi eventi che ha annunciato il direttore del consorzio, Carlo Alberto Panut, che cominceranno con la presenza al Prowein di Dusseldorf, e proseguire con i brindisi che saranno organizzati per ricordare il 50^ anniversario del Vinitaly e la nona edizione di “Italia in rosa” che si svolgerà  a Moniga del Garda dal 3 al 5 giugno, quel milione di bottiglie non basterà più a soddisfare le richieste di consumatori di rosati da viticoltura che, tanto per fare un esempio,  in Provenza produce in 200 milioni di bottiglie.

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