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Pubblicato in L'iniziativa
di C.d.G.


(Mammad Ahmadzada)

di Marco Sciarrini, Roma

Inaugurata a Roma la seconda edizione del Festival della Cucina Azerbaigiana. Teatro della serata il ristorante Doney, Hotel The Westin Excelsior Rome, in via Vittorio Veneto, dove gli invitati hanno assaporare i piatti della cucina azerbaigiana, preparati da chef azerbaigiani giunti appositamente per l'occasione. 

Molti gli esponenti del mondo politico, con ampia rappresentanza di membri del governo e del parlamento, economico, accademico e mediatico. L’occasione culinaria ha disegnato un ponte ideale tra Oriente ed Occidente, dove la cucina dell'Azerbaigian con i suoi profumi e sapori orientali, ricchi di spezie, si fondono con materie prime di ottima qualità, andando a realizzare creazioni tanto belle quanto gustose. A margine dell’evento è stata presentata la prima guida turistica in Italiano sull’Azerbaigian scritta da Francesco Neri e Giusy Palumbo. Presente alla serata Daniele Bosi editore della Polaris Guide. Una guida che ha lo scopo di avvicinare i due popoli facendo scoprire le bellezze paesaggistiche e culturali, non dimenticando le millenarie tradizioni culinarie e vitivinicole.

Gli onori di casa sono stati affidati all'ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian Mammad Ahmadzada che ha dichiarato: "I nostri Paesi sono già vicini da un punto di vista economico, e stasera anche con la presentazione delle nostre tradizioni alimentari e della guida turistica sull’ Azerbaigian tentiamo di ridurre le distanze. Il clima di amicizia e pace che regna tra noi può dare un contributo ulteriore, cercando anche di ampliare i flussi turistici, sia in entrata che in uscita, e proprio a testimoniare questo il 2020 è stato designato come Anno della Cultura dell’Azerbaigian in Italia, con un fitto calendario di eventi nelle maggiori città italiane". Altro intervento di benvenuto è stato fatto dal presidente della camera di commercio Italo-Azerbaigiana, Manuela Traldi. "La serata odierna manifesta come i rapporti tra Italia e Azerbaigian siano molto buoni e, a conferma di questo, la scorsa settimana eravamo a Baku a presentare prodotti del made in Italy, una positiva e proficua collaborazione di import ed export".

La serata culinaria ha avuto inizio con il taglio di una gigantesca “torta” il cui nome azerbaigiano è Shah Plou, formata da riso, carne di agnello, frutti secchi e cipolla, insieme ad altri piatti  più famosi della tradizione culinaria, tra cui Dolma, Gutab, Pilaf, Pahklava. Non è mancato il tradizionale tè aromatico, sinonimo dell'ospitalità tipica del popolo azerbaigiano, e la melagrana, simbolo dell'Azerbaigian. Da sottolineare anche i vini. In Azerbaigian la  vinificazione ha una storia antica. Risale al V secolo a.C. e se ne parla nel racconto di Erodoto sull’abbondanza e la qualità dell’uva azerbaigiana “nota persino in Persia, a Babilonia e in Grecia” e quello dello storico romano Plinio il Vecchio che scriveva di “non aver mai mangiato uva così squisita” riconoscendo agli azerbaigiani qualità di coltivazione della terra superiore agli egizi. Sono oltre cento le varietà di uve coltivate, ma una delle migliori è la Tebrizi, oltre ai classici vitigni di tipo internazionale, ci sono gli autoctoni Rkatsiteli, Matrassa.


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