Siamo online da



ULTIMI COMMENTI

LE RICETTE PIU' LETTE

I VIDEO PIU' VISTI

AREA RISERVATA

cronache di gusto

Direzione, redazione
ed amministrazione:
Via Giuseppe Alessi, 44
(ex via Autonomia Siciliana)
90143 Palermo
Tel. +39 091 336915
Cronache di Gusto
autorizzazione
del tribunale di Palermo
numero 9 del 26-04-07

Cronache di Gusto
è iscritta al Roc
(Registro degli Operatori
di Comunicazione)
col numero 32897

Editoriale De Gustibus Italia
P.IVA 05540860821

Fabrizio Carrera
direttore responsabile

Coordinamento:
Giorgio Vaiana

Collaboratori
Andrea Busalacchi
Andrea Camaschella
Marina V. Carrera
Sofia Catalano
Roberto Chifari
Lorella Di Giovanni

Maria Giulia Franco
Annalucia Galeone
Cristina Gambarini
Federica Genovese
Costanza Gravina
Clarissa Iraci

Francesca Landolina
Federico Latteri
Bianca Mazzinghi
Clara Minissale
Fiammetta Parodi
Geraldine Pedrotti
Stefania Petrotta
Michele Pizzillo
Fabiola Pulieri
Enzo Raneri
Mauro Ricci
Marco Sciarrini
Maristella Vita
Manuela Zanni

Concessionaria
per la pubblicità
Publisette
Via Catania, 14
90141 Palermo
tel 0917302750
info@publisette.it

COOKIE POLICY
PRIVACY POLICY
INFORMATIVA PRIVACY

Pubblicato in Lutto il 31 Ottobre 2019
di C.d.G.

Angelo Gaja: "Giorgio ce l'ho nel cuore. Lunedì sarò al suo funerale, ma non applaudirò. Odio gli applausi ai funerali. Tengo il dolore riservato, per me"


(Giorgio Grai - ph DoctorWine)

Giorgio Grai, uno dei più grandi enologi della storia del vino italiano non c'è più. E' morto, ad 89 anni, dopo una breve e devastante malattia. 

Lui non era un semplice enologo. Lui era quasi una divinità del vino. Riusciva a giudicare un vino solo semplicemente annusandolo. Esprimeva il suo giudizio (che talvolta non dava scampo nemmeno ai più grandi) e appena lo assaggiava confermava quanto detto. Per molti era scontroso, burbero, severo. Ma in realtà Giorgio Grai era sempre aperto al confronto, pronto a farsi stupire se nella degustazione entravano stimoli alla curiosità, alla fantasia che solo il vino migliore riesce a suggerire. Ieri si è spento circondato dall'affetto dei suoi cari nella "sua" Bolzano. Lui è stato una sorta di papà per gli enologi di oggi. Nessuno lo dimenticherà e chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, racconterà per sempre i suoi aneddoti e le sue lezioni. Che non erano solo lezioni sul vino, ma anche lezioni di vita. La sua carriera inizia negli anni '60. Giorgio Grai girovagava per le cantine sociali della regione, annusava, criticava, si fidava solo del suo naso. E sceglieva le botti migliori. Vini bianchi, anzitutto. Perché lui era sicuramente il "bianchista" migliore d’Italia. Basta assaggiare certi Pinot bianco che lui proponeva in bottiglie con l’etichetta Bellendorf, vini di oltre 50 anni ancora perfettamente vitali, indimenticabili. La sua caparbietà enologica, la sua competenza lo ha portato a giocare davvero in trasferta. Il suo sapere enoico ha stregato personaggi del vino di stampo monumentale. Uno, Andrej Tschelistcheff, origini russe, il "padre" della viticoltura californiana della Napa Valley, assaggiando un vino di Grai s’inginocchiò, ritenendolo uno dei migliori mai bevuti.

Abbiamo provato a contattare Angelo Gaja per farci raccontare qualcosa sull'enologo: : "Giorgio ce l'ho nel cuore. Lunedì sarò al suo funerale, ma non applaudirò. Odio gli applausi ai funerali. Tengo il dolore riservato, per me".

Il palmares di Grai non ha limiti. Un suo Pinot conquistò i Tre Bicchieri del Gambero Rosso sulla prima edizione della guida vini, uno dei mitici 33 migliori vini d’Italia. Lui è il promotore di uno dei primi e più famosi wine bar, l’Edy, quello di piazza Walther a Bolzano, uno scrigno enologico che ancora custodisce bottiglie griffate Grai. Dove artisti, architetti, scrittori e ogni appassionato di vino si sono dati appuntamento, per simposi tutti da vivere. Con Luigi Veronelli, con tanti vignaioli, nostrani e non, molti purtroppo mancati. Giudicava, suggeriva pietanze e tecniche di cottura. Lo aveva fatto anche a New York, con un suo storico amico, Sirio Maccioni, il patron de "Le Cirque", con il quale aveva condiviso giovanili esperienze culinarie a bordo di fascinose navi da crociera. Fino alla fine è andato in giro per le cantine italiane. Cercava sempre il confronto e suggeriva soluzioni soprattutto alle aziende del Friuli che era diventata la sua seconda casa. Adorava, però, anche le Marche, la Puglia, il Piemonte e la Puglia. Per non parlare dell'Alsazia. Lui era innamorato dei vini bianchi longevi. Tanto che li proponeva quasi fossero rossi della Borgogna. Ora di lui rimarranno alcune bottiglie custodite gelosamente da chi le possiede in cantina.

 

C.d.G.


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

FLASH NEWS

LE RICETTE DEGLI CHEF

Antonio Zaccardi

Pashà Ristorante

Conversano (Ba)

3) Animelle, fagiolini e tartufo

SITI AMICI
WINE POWER LIST 2019
GUIDA AI VINI DELL'ETNA

LE GRANDI VERTICALI

Copyright © 2007-2020 cronachedigusto.it. Tutti i diritti riservati. Powered by Visioni©
La riproduzione totale o parziale di tutti i contenuti, testi, foto e video, in qualunque forma, su qualsiasi supporto e con qualunque mezzo è proibita.

Search