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Pubblicato in Scenari il 27 Aprile 2019
di C.d.G.


(Michele Faro)

di Francesca Landolina

Archiviata l’edizione 2019 di Contrade dell’Etna, apriamo una riflessione sul futuro di questa manifestazione, ormai sempre più importante per tutto il territorio (ne abbiamo parlato qui), e diamo voce agli stessi produttori per interrogarci sulla promozione di quel territorio che esercita un fascino senza pari in tutti il mondo: l’Etna. 

E cominciamo così un giro di interviste tra i principali protagonisti dell’Etna del vino: produttori, addetti ai lavori, imprenditori del settore turistico e divulgatori. Il primo ad essere intervistato è Michele Faro della cantina Pietradolce e titolare con i familiari del resort Donna Carmela e di Radice Pura. Un protagonista dell’Etna a 360 gradi. “Contrade dell’Etna è ormai un evento che mantiene il suo appeal e mette alla ribalta il territorio - afferma Faro - Forse è diventato un po’ promiscuo, per certi versi, perché attrae diverse tipologie di partecipanti: addetti ai lavori, ristoratori e semplici winelover. Ma per altri versi va benissimo così. Questo ci aiuta a capire la portata dell’evento: è ormai una sorta di calamita. Attrae con una forza sempre crescente”. E a confermare l’analisi di Faro ci sono i numeri della recente edizione. Oltre tremila i partecipanti, nonostante la pioggia e il vento della due giorni al Castello Romeo di Randazzo. Un ottimo risultato, che conferma la qualità di un evento nato nel 2007 con la partecipazione di appena 36 cantine per una intuizione del produttore Andrea Franchetti.

“Penso, però che ci sia sempre qualcosa da migliorare e che sia un bene pensarci - prosegue Faro - Personalmente migliorerei la “selettività temporale”, organizzando una mezza giornata, per esempio, per i professionisti e dedicando un secondo momento per i winelover”. E sul periodo in cui si tiene Contrade? Il dopo Vinitaly è una buona scelta? Tema controverso, quest’ultimo, tanto che lo stesso produttore ammette di essere combattuto: “Sicuramente il dopo Vinitaly è stancante. Un periodo di impegno intenso e costante per noi produttori, ma riflettendo offre anche un aspetto positivo e strategico, perché molti buyer e giornalisti stranieri si trovano in Italia ed estendendo di pochi giorni il loro soggiorno, rimangono, per poi arrivare sull’Etna. Quest’anno per esempio, in cantina e a Contrade abbiamo incontrato diversi importatori e clienti stranieri”.

Riguardo al futuro della manifestazione, risulta che Andrea Franchetti sarebbe ben lieto di passare la mano, magari cedendo o concedendo per un periodo ad altri l’uso del marchio Contrade dell’Etna. A tal riguardo Faro tiene a sottolineare innanzitutto un aspetto: “Se Franchetti lascia lo comprenderei, ma ci tengo a dire che quello che ha messo in piedi è un evento che rappresenta l’Etna. Siamo debitori nei suoi confronti. Negli anni Contrade è cresciuto insieme al suo valore. Lo capirei se lasciasse il testimone, ma a patto che sia gestito oculatamente e che non diventi oggetto di speculazioni. Il fattore vincente della manifestazione è il suo carattere semplice e democratico. Se diventasse eccessivamente aristocratico, mi preoccuperei, perché perderebbe il suo appeal, la sua identità”. Ma se fosse percorribile l’ipotesi di un passaggio di consegne, chi dovrebbe occuparsene? “L’ente deputato secondo me è il Consorzio, non metterei l’evento in mano ad un soggetto terzo, proprio per scongiurare il pericolo delle speculazioni”, afferma.

E per concludere, parliamo di promozione dell’Etna, in generale. Contrade dell’Etna oggi rappresenta l’unico evento importante e capace di dare risalto al territorio, ma dal punto di vista meramente promozionale, come si sta muovendo l’Etna? “Oggi - dice ancora Faro - pochi o nessuno promuovono l’Etna, perché è l’Etna che si promuove da sola. Innanzitutto per il suo stesso fascino, poi per la qualità dei suoi vini e per l’impegno dei produttori nel fare sempre meglio. Ciò che intendo è che bisogna adesso agire in modo corale, non da individualisti, se si vuole pianificare una strategia promozionale mirata, che inneschi sinergie e azioni concrete per il futuro. Oggi il consorzio ha il compito di consolidare questo forte appeal e di avviare una azione promozionale mirata che, da una parte rinsaldi i risultati raggiunti, dall’altra li elevi accrescendone il valore. Ma si sta lavorando già bene in tal senso e punterei molto all’estero, negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa soprattutto”, conclude. 


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