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Pubblicato in Scenari il 31 Gennaio 2020
di C.d.G.

di Emanuele Scarci

Amarone più dolce. Dopo l’annus horribilis 2018, l’anno scorso le vendite di Amarone hanno ritrovato la via dello sviluppo. 

“La crescita dei volumi è stata intorno al 6%, quella a valore vicina al 4% a 345 milioni - dichiara il presidente del Consorzio della Valpolicella Andrea Sartori -. L’export ha ripreso a tirare, ma anche il mercato italiano ha fatto un balzo in avanti del 6%”. Nel 2020 sul mercato dovrebbero entrare circa 15 milioni di bottiglie di Amarone. “Parliamo tanto di export – sottolinea Sartori, a margine della Terza conferenza sul Valpolicella – ma il mercato italiano è fondamentale e può risultare trainante”. La manifestazione veronese Anteprima Amarone 2016 (1 e 2 febbraio) vedrà protagonista una delle annate più promettenti per l’Amarone, baricentro di un territorio che vanta un giro d’affari da circa 600 milioni di euro, per oltre la metà ascrivibile alle vendite del Grande Rosso. L’economia dell’Amarone nei 19 comuni della Valpolicella è guidata da 2.273 produttori di uve e 272 aziende imbottigliatrici con 373 fruttai destinati all’appassimento.

Ad Anteprima Amarone partecipano 53 cantine, in calo rispetto alle 63 dell’anno scorso e soprattutto a due anni fa. Che succede? “Diverse cantine hanno già venduto buona parte del 2016 – risponde Sartori – e allora l’interesse si è indebolito”. Sartori poi sostiene che sul finale del 2019 le spedizioni verso Stati Uniti e Gran Bretagna hanno accelerato per prevenire i temuti dazi americani e la Brexit. Secondo Nomisma wine monitor, il dato export 2019 verso gli Stati Uniti è positivo per la Valpolicella (compreso il Ripasso), +12,9% a valore, mentre è negativo per l’Amarone, -2% a valore. Gli Stati Uniti assorbono il 14% dell’export del Re della Valpolicella e il 10,1% del Valpolicella.

Ad Anteprima Amarone anche quest’anno non parteciperanno le 13 Famiglie Storiche. “Le accoglieremmo a braccia aperte qualora decidessero di rientrare nel Consorzio del Valpolicella – ribadisce Sartori – Le decisioni si assumono nel Consorzio e non fuori. Tuttavia prima è necessario che le Famiglie diano seguito a quanto stabilito dalla corte d’appello di Venezia. Noi non possiamo cambiare la sentenza, inoltre agiamo sotto lo sguardo vigile del ministero delle Politiche che ha fatto di questa vicenda un banco di prova delle Denominazioni”. Se non rientreranno o non fermeranno l’iter in Cassazione avvierete il giudizio civile per i risarcimenti? “Ci sono una decina di aziende del Consorzio – replica Sartori – che potrebbero autonomamente avviare la procedura per il risarcimento danni. Questa opzione è disponibile”. Ma il Consorzio influenza questa scelta? “Lo auspico, ma loro sono autonome”.

Poi il discorso scivola sulla piaga delle vendite sottocosto, a 9,90 euro, dell’Amarone? “Purtroppo non abbiamo strumenti per risolvere questo problema. Dico però che questa situazione è insostenibile prima ancora dal punto vista etico che commerciale”. Sartori si ricandiderà alla prossima tornata di marzo-aprile? “Lo statuto me lo consentirebbe, ma non lo farò – risponde convintamente il presidente - Questa mia esperienza è stata di quelle forti. Bene così. Inoltre sono anche presidente di Italia del vino e qualcosa devo lasciare”.  


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