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Pubblicato in Vinitaly 2019 il 08 Aprile 2019
di C.d.G.


(Jacopo Biondi Santi)

di Alma Torretta

In anteprima al Vinitaly il primo rosato di Biondi Santi prodotto nella tenuta maremmana del Castello di Montepò, vicino Grosseto. 

Un vino che si chiama “J” come Jacopo, ma anche perché è un prodotto giovane che nasce per i giovani, fresco sia al gusto che nell’aspetto dell’etichetta. Il primo di una nuova linea che sarà supportata anche da una comunicazione altrettanto semplice e immediata. A presentarlo Jacopo Biondi Sandi, insieme alle nuove annate del Sassoalloro, la 2016, e dello Schidione, il 2015, i due vini di punta della Tenuta di Montepò. 


(I tre vini in degustazione)

Il nuovo rosato è un Sangiovese in purezza, del famoso clone “di famiglia” BBS 11 (Brunello Biondi Santi) dal grappolo più conico e serrato e dalla buccia spessa. Il 2018 è di colore carico, intenso con personalità al naso, con gradevoli sentori di ciliegia dolce all’assaggio. Ma si tratta di una prima annata di un vino ancora da definire con precisione: “il prossimo anno forse vendemmieremo prima, il colore sarà meno carico e il gusto più secco”  ha anticipato Biondi Sandi. E’ già molto buono anche quest’anno, ma al perfezionismo non c’è mai fine. 

Presente all’incontro stampa anche il figlio Tancredi, nato nel 1991, come il vino Sassalloro, la prima creazione di Jacopo al Castello di Montepò, sempre il clone di famiglia in purezza, affinato per 14 mesi in legno, un’annata un po’ più fresca della precedente, tutto giocato sull’eleganza e finezza che può esprimere il Sangiovese grosso in un terroir dove volutamente si è scelto di fare vini più immediati e dallo stile moderno. Eleganza che si coniuga con la potenza nello Schidione 2015, 40% di sangiovese BBS 11, 40% di cabernet sauvignon e 20% di merlot, 24 mesi di legno per un vino che, come ha spiegato lo stesso Jacopo Biondi Santi, nasce per avere una capacità d’invecchiamento tra il Brunello e il Sassoalloro, un vino in cui i tre vitigni componenti si completano in maniera perfetta. Tre vini, tre espressioni diverse di una famiglia gelosa custode della sua storia e dei suoi vini prodotti a Montalcino ma che è evidentemente molto innamorata pure della sua nuova casa in Maremma. 


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