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Pubblicato in L'intervista
di C.d.G.


(Francesca Curto)

Francesca Curto è sempre cresciuta a pane… e vigne.

Il profumo della sua terra, quella ragusana, l’ha sempre conquistata e convita a mandare avanti l’azienda di famiglia. Sposata con Antonio, due bimbe, ha abbandonato gli studi in Giurisprudenza per il richiamo del Nero d’Avola.

Insomma Francesca, una scommessa che oggi sembra aver vinto…
“Fin da ragazzina ho partecipato attivamente alla vita aziendale seguendo mio padre che mi ha trasmesso l’amore per la campagna, ed il rispetto per i suoi prodotti, nonché la sua passione smisurata per i grandi vini, da qui il mio desiderio di valorizzare al massimo le uve dei nostri vigneti, ubicati nella terra d’origine del Nero D’Avola, con l’ambizione di produrre dei grandi vini”.

A proposito di vendemmia, che sensazioni ha su quella che si è appena conclusa?
“Abbiamo portato le uve in cantina proprio pochi giorni fa. Credo sia stata una gran bella vendemmia. Anche se abbiamo cominciato con una settimana di ritardo ed abbiamo lavorato sotto la minaccia di un nubifragio e quindi sempre con gli occhi al cielo, credo che questa sarà una bella annata”.

Lei è titolare di un’azienda importante. E sono sempre di più le donne nel mondo del vino. Come vede l’enologia “in rosa”?
“Non credo che ci siano ormai differenze sostanziali tra una conduzione di un’azienda da parte di un uomo e quella di una donna. Entrambi lavoriamo per ottenere il massimo profitto, sempre. Ormai i luoghi comuni non esistono più. E poi, la mia è un’azienda mista, dove lavorano sia donne che uomini. E le cose funzionano benissimo…”

Si sta venendo fuori pian piano da annate difficili, è d’accordo con questa teoria?
“Ci sono sensazioni positive, in generale. Credo che ci sia un risveglio nel mondo del vino italiano, non solo sui mercati internazionali, ma anche sul mercato interno”.

Voi come vi posizionate?
“Nel mercato italiano siamo presenti con una quota del 20 per cento, puntiamo sull’estero, Borgogna soprattutto, ma anche Belgio, Germania, Svizzera, Spagna, Stati Uniti, qualcosa in Oriente ed in Sud America”.

I vigneti dell’azienda sono allevati in parte ad alberello (hanno oltre 50 anni di età) ed in parte a spalliera (viti di dieci anni circa). L’azienda si trova quasi del tutto sul territorio di Ispica, una delle zone più interessanti della Sicilia dal punto di vista enologico.

“Credo che tutta la nostra regione sia eccezionale dal punto di vista dei vini, perché si producono così tante varietà e ci sono talmente tanti terroir diversi, che è impossibile dire con assoluta certezza quale sia il migliore. Basti pensare alle nostre zone, oppure all’Etna o a Erice, tre espressioni incredibili del potenziale dei vini siciliani”.

E nel resto dell’Italia cosa le piace?
“Sembrerò banale, ma dico Piemonte, Veneto e Toscana, anche se da un po’ seguo con particolare attenzione la Puglia”.

Il Nero d’Avola ovviamente è la punta di diamante dell’azienda con due etichette in purezza (Fontanelle ed Eloro) e un rosato (Eos). C’è un Merlot (Ikano), un Syrah (Krio), un’Inzolia (Poiano Igt) e un Moscato (Dulce Netum)

Giorgio Vaiana


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