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Pubblicato in Scenari il 29 Luglio2016

La guerra del grano si combatte, in Sicilia come nel resto d’Italia, per salvare vite umane: quelle degli agricoltori, ridotti allo stremo da remunerazioni irrisorie e quelle dei consumatori che mangiano pane e pasta senza conoscere la provenienza e la salubrità della materia prima utilizzata. 

Gli agricoltori di Coldiretti sono scesi in piazza oggi, a Palermo e, in contemporanea, in altre città italiane, per protestare contro il deprezzamento del grano causato dall’arrivo lungo le nostre coste di navi container con frumento, principalmente canadese e ucraino, venduto dai dieci ai dodici centesimi al chilo. Grano vecchio, che rimane nei silos anche un anno, hanno spiegato, e che sviluppa micro tossine dannose per la salute oltre a fare un danno economico alla Sicilia che si attesta intorno ai 120 milioni di euro.

Oltre 5 mila agricoltori arrivati da tutta la Sicilia si sono dati appuntamento a piazza Politeama per dire basta allo strapotere delle multinazionali e combattere la loro guerra contro le speculazioni, le importazioni di grano senza le regole fitosanitarie seguite in Italia e la mancanza di etichettatura che rende così uguale tutto il prodotto.

Con oltre 81 mila ettari, Palermo è la provincia siciliana dove si coltiva più grano duro. Una produzione che supera i 2 milioni di quintali. In totale nell’Isola – ricorda ancora Coldiretti - la superficie seminata a grano duro va oltre i 280 mila ettari. Numeri importanti che hanno fatto di Palermo la base della protesta.

“Le nostre prospettive sono drammatiche – afferma Andrea Passanise, delegato provinciale giovani Impresa di Coldiretti – ma la soluzione c’è e deve basarsi innanzitutto sulla nostra unità: dobbiamo fare rete per aumentare la nostra forza contrattuale e commerciale”.

Dobbiamo fare sapere ai consumatori che tutelare il produttore vuol dire tutelare il consumatore e quindi anche il mercato – aggiunge Mimmo Trapani, agricoltore – ma soprattutto dobbiamo mettere chi acquista nella condizione di scegliere. Noi portiamo avanti una lotta per la chiarezza”.

“Un chilo di pasta può arrivare a costare cinquecento volte la materia prima utilizzata – spiega il presidente regionale Alessandro Chiarelli -. Noi vogliamo sapere chi ha prodotto, quando è stato prodotto e cosa è stato prodotto e vogliamo che lo sappiano anche i consumatori”.   

Al fianco dei produttori, i sindaci siciliani con il presidente dell’Anci, Leoluca Orlando. Un lunghissimo corteo partito da piazza Politeama ha raggiunto la presidenza della Regione dove i vertici della Coldiretti, guidati dal vicepresidente nazionale, Ettore Prandini, hanno incontrato l’assessore regionale dell’agricoltura, Antonello Cracolici che ha accolto le proposte Coldiretti e rilanciato: “Mercoledì prossimo verrà presentata in giunta una proposta di risoluzione con la quale il governo regionale si impegna a sostenere nei tavoli nazionali e comunitari le proposte avanzate dalla Coldiretti, assieme ad altri interventi di supporto al comparto predisposti dall’assessorato regionale Agricoltura, mentre è stato già convocato per giovedì prossimo alle 12 il primo tavolo tecnico sulla cerealicoltura siciliana. La mozione che presenteremo in giunta impegnerà il governo a sostenere azioni a difesa della tracciabilità di origine dei prodotti trasformati dal grano e sul superamento dell’attuale regime comunitario che prevede l’importazione a dazio zero di alcuni prodotti della filiera agroalimentare che favoriscono la concorrenza sleale”. Intanto anche il Ministro per le politiche agricole Maurizio Martina ha definito “una priorità la tutela del reddito dei consumatori” e ha annunciato di avere stanziato i primi 10 milioni per avviare il piano cerealicolo nazionale.

C.d.G.

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