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(Gualtiero Marchesi con i tre chef di Chicago e il loro commis)

da Milano, Giovanna Moldenhauer

Le città di Chicago e Milano sono amiche e gemelle da 42 anni. Quest’anno in occasione di Expo, Chicago Sister Cities International ha invitato una delegazione di uomini d’affari e stampa selezionata a un pranzo presso il Marchesino di piazza della Scala creando l’occasione perfetta per un incontro dopo qualche tempo rinsaldando così il loro legame di stima e collaborazione.

Il maestro Gualtiero Marchesi ha dimostrato l’alto livello dell’ospitalità meneghina aprendo le porte del suo ristorante per un menu d’eccezione cucinato a 8 mani con tre grandi protagonisti dell’Alta Cucina di Chicago.

“Forse non tutti sono a conoscenza del grande patrimonio gastronomico di Chicago, che va a braccetto con quello musicale e architettonico. – ha introdotto l’evento Leroy Allala, executive director di Chicago Sister Cities International -. Nella nostra città il cibo e la ristorazione sono una realtà fondamentale: non a caso dopo ben 24 edizioni a New York, quest’anno la cerimonia di consegna dei prestigiosi James Beard Foundation Awards (premi riservati alle eccellenze culinarie statunitensi, ndr) si è spostata proprio a Chicago”.

Gualtiero Marchesi perfetto padrone di casa ha accolto gli intervenuti con un rapido saluto di benvenuto “Mi sono autodefinito un “facitore” – ha poi commentato – perché preferisco lasciare parlare gli altri. Mi piace decisamente di più fare, agire”.
Al Marchesino sono così andate in scena le creazioni di John Coletta, Matthias Merges e Jason Hammel.

John Coletta dopo aver lavorato anche nelle cucine di Alain Ducasse al Louis XV di Monte Carlo, di Joel Rubuchon a Parigi e degli chef insigniti delle tre stelle Michelin Pierre Wynants e Pierre Romeyer a Bruxelles è attualmente chef esecutivo e socio dirigente del Quartino Ristorante & Wine Bar a Chicago.
Matthias Merges dopo una formazione in diverse cucine del mondo è ora proprietario dei ristoranti Yusho, Billy Sunday e A10 Hyde Park.
Jason Hammel è invece chef titolare del Lula Cafè nella storica Logan Square di Chicago.

Ma quali sono le caratteristiche fondamentali dell’alta cucina di Chicago? “Difficile dirlo. – ha continuato Allala – Sin dalla sua fondazione, la nostra città è sempre stata soggetta a una sovrapposizione di culture, di esperienze, di tradizioni provenienti da ogni parte del mondo. E la stessa cosa è stata per la cucina che ha ricevuto influenze europee, asiatiche, sudamericane. Per questo le proposte dei tre chef che sono arrivati qui a Milano sembrano agli antipodi tra loro”.

Coletta, forte delle sue origini italiane, ha presentato un antipasto con “Fiori di zucca ripieni di stracchino di capra, limone accompagnati da un pesto alla menta”. Hammel, deciso sostenitore della cultura del chilometro zero, ha proposto “Farfalle ai semi di sesamo con finocchio, calamari alla griglia, olive verdi e sesano bianco”. Il terzo chef Merges, amante della cucina fusion, ha presentato il piatto più creativo con un “Cappone ricoperto di cenere di porro, chutney di prugna e purea di melanzana”. Ha concluso il pranzo Gualtiero Marchesi dulcis in fundo con una deliziosa sacher alla marmellata di albicocche e arance amare. 

I PIATTI PROPOSTI


(L'antipasto di Coletta: Fiori di zucca ripieni di stracchino di capra e pesto alla menta)


(Primo di Hammel: Farfalle ai semi di sesamo con finocchio, calamari alla griglia, olive verdi e sesano bianco)


(Il secondo di Merges: Cappone ricoperto di cenere di porro, chutney di prugna e purea di melanzana)


(Il dolce di Marchesi:  sacher alla marmellata di albicocche e arance amare)

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