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Pubblicato in Il vino della settimana
di C.d.G.

Moscato Bianco.

Carlo Scollo e Francesco Ristuccia, rispettivamente agronomo ed agrotecnico, quasi 20 anni fa iniziarono un’attività di vivaismo producendo piantine orticole e specializzandosi nel campo delle piante innestate, più resistenti alle malattie del campo. Oggi la loro azienda Ecofaber è leader in questo settore di mercato, ma quando nel 2003 si prospettò la facoltà di acquistare 20 ettari provenienti dall’originario feudo del Burgio, non se li fecero scappare.

(Francesco Ristuccia e Carlo Scollo)

Erano terreni argillo-sabbiosi giacenti su un substrato di ciottoli vulcanici, localmente chiamati “tipru”, coltivati a cereali, a quota di 50 metri. Siamo nella zona a più alta vocazione viticola, dove l’uva era coltivata con successo già a tempo dei Greci.

Naturale quindi che i due soci impiantarono le viti, Nero d’Avola specialmente, poi Moscato Bianco, quindi Syrah, Cabernet Sauvignon, Grillo e Chardonnay, tutte a cordone speronato attualmente coltivate in regime di conversione biologica. Anche se ci troviamo nel comune di Noto, a pochi chilometri c'è Marzamemi, caratteristico ed antico borgo marinaro e lìsi trovano i vecchi magazzini che sono stati ristrutturati a museo del vino ed a cantina con punto vendita.


(Le botti del museo)

La commercializzazione comincia nel 2010 quando iniziano le difficoltà per il mercato per cui oggi le bottiglie prodotte sono 90 mila suddivise in 7 etichette. Siamo in piena zona Doc Moscato di Noto, una denominazione che stava quasi sparendo, che deve tutto all’allora Cantina Sperimentale di Noto e che per fortuna da alcuni anni ha visto rinascere l’attenzione dei produttori e dei consumatori. La Doc esiste dal 1974 e prevedeva l’utilizzo del solo Moscato Bianco, quello più diffuso in Italia e che costituisce il famoso Moscato d’Asti, differente da quello di Alessandria detto anche Zibibbo, tipico della Sicilia. Con la revisione del 2008 la Doc ora si chiama solamente Noto e sono state introdotte le tipologie Noto rosso, Noto Nero d’Avola e quello che ci interessa di più: il Passito.

Proprio un passito degustiamo. Al Hamén etimologicamente proviene da Marsa Al Hamén, l’antico nome arabo di Marzamemi. Le uve sono vendemmiate ad agosto e i grappoli sono deposti al sole su graticci per oltre 15 giorni. Si passa così da una resa di 80 quintali per ettaro a soli 40. Diraspatura, pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata; dopo circa 3 mesi in acciaio va in bottiglia per almeno altri 2.

Versato nel calice il colore è giallo dorato. L’olfatto si impregna intensamente di miele, agrumi e albicocca canditi, nocciola, mela, poca salvia e menta, interessante ed invitante. Al palato si riavvertono i sentori aromatici accompagnati da una dolcezza che si stempera con una discreta vena acida, sfuma molto lentamente con un qualcosa di mandorla fresca pelata. Anche qui, tipico per il Passito di Noto, spicca l’eleganza priva di quella grassezza che spesso si ritrova nello Zibibbo.

Abbinamenti: vino da dessert da bere abbastanza fresco se non addirittura freddo in estate accompagnando la pasticceria di mandorla e di pistacchio non solo siciliana, da provare col panettone, ma anche con formaggi molto stagionati e tosti. Da sorseggiare a solo in salotto o in una terrazza in una calda sera d’estate. Sono 5 mila bottiglie e in enoteca il prezzo è 23 euro.
 

Feudo Ramaddini

Contrada Lettiera
96018 Marzamemi (Sr)
tel. 0931 1847100
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www.feudoramaddini.com





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