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Pubblicato in Il vino della settimana il 27 Settembre2013

Montepulciano e Sangiovese.

Le Marche non sono annoverate tra le regioni italiane più famose per i vini. Ciò nonostante ne ha degli ottimi ed anche molto apprezzati: il Verdicchio, anzi i Verdicchi nei bianchi e nei rossi il Piceno ed il Conero. Tralasciando oggi i bianchi, dei rossi possiamo dire che il vitigno base in genere è il Sangiovese e non c’è da meravigliarsi data la vicinanza con la Toscana. Il Rosso Piceno è diventato DOC nel lontano 1968 ed è un vino di antica tradizione, addirittura risalente al popolo preromano dei Piceni. Gli uvaggi sono il Montepulciano, tra il 35 e il 70%, il Sangiovese, tra il 30 e 50%, più eventualmente altri rossi locali non aromatici. La zona di produzione è abbastanza vasta comprendendo la maggior parte delle province di Ancona, Ascoli Piceno e Macerata. Il Superiore è invece prodotto in una ristretta area della provincia di Ascoli e deve avere un maggior affinamento in legno.

Il Superiore che degustiamo ha il 70% di Montepulciano ed il resto di Sangiovese e proviene dalla Cantina di Acquaviva dell’azienda Moncaro. Questa nasce come cooperativa nel 1964 con cantina a Montecarotto nel 1970, nell’area sovrana del Verdicchio. Ma Montecarotto non è un nome fonogenico così nel 1987 l’azienda contrae il nome in Moncaro decidendo contemporaneamente di dedicarsi ad una viticoltura di grande qualità meritando premi e riconoscimenti. L’azienda continua a crescere acquisendo successivamente le cantine del  Conero e di Acquaviva Picena e oggi ha vigneti per 800 ha a Montecarotto, 580 nel Piceno, 188 nel Conero. Un profondo radicamento nel territorio marchigiano, con una continua sperimentazione, introducendo cloni autoctoni e lieviti naturali. Trent'anni di esperienza nella coltivazione biologica hanno permesso di estendere a 300 ha i metodi della lotta guidata e della coltivazione a basso impatto.
 
Di questo colosso assaggiamo l’annata 2006 del Campo delle Mura che prende il nome dall’omonima località nel cuore del Piceno Superiore. Il vigneto, a 260 m di quota in terreni alluvionali ricchi di sabbia e sassi, ha solamente 10 anni, è a controspalliera potata a doppio guyot. Resa forzatamente bassa, soli 60 q/ha. Le uve sono vendemmiate tardivamente scegliendo i grappoli migliori che sono pigiati sofficemente; lunga macerazione sulle bucce e fermentazione con frequenti rimontaggi. L’affinamento in botti grandi e in barriques per oltre un anno seguito da altrettanto in bottiglia, un grado alcolico di 13,5. Dirige la vinificazione l’enologo Giuliano D’Ignazi.

Assaggiamolo. Il colore è denso, più granato che rubino. A bicchiere ancora fermo al naso esplode tanta amarena, in frutto e in confettura, accompagnata da note di cuoio e leggermente tostate. Ossigenandolo si aggiungono la ciliegia, la prugna, la viola, pepe nero, frutti di bosco e qualche nota minerale. E’ fine, elegante, di fascino, invita a scoprire i suoi profumi. In bocca è un vino di eccelso equilibrio, con i tannini giusti, una buona acidità, un bel corpo strutturato, un gusto vagamente amarognolo che non guasta, un retro lunghissimo, caldo che fa riaffiorare i frutti. Insomma un eccellente palato che conferma le aspettative dell’olfatto.
Abbinamenti. Accompagnatelo a piatti strutturati ma non troppo grassi. Noi l’abbiamo gustato con un risotto ai funghi, uno spezzatino di manzo, un provolone Dop. Merita anche il salotto o addirittura un aperitivo. In enoteca a 15 euro.

Moncaro Soc. Coop. Agricola
via Piandole 7/a
70036 Montecarotto (An)
tel. 0731 89245
www.moncaro.com





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di Gianni Paternò

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