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Pubblicato in Il vino della settimana il 12 Dicembre 2015
di C.d.G.

 
Fiano Campania Igt, vendemmia tardiva secco

Il nome dell’azienda vuole essere un omaggio ed un ringraziamento duplice. Il primo a Chiara Mazzoleni nobildonna campana che alla fine dell’ottocento aggiunse in dote al marito marchese Antonio Petitto una grande e bella tenuta in Torre le Nocelle in Irpinia di cui si occupava personalmente dando sviluppo alla viticultura in un periodo difficile in quanto compreso tra due guerre mondiali. Il secondo a un’altra Chiara, Petitto in Petitto, nipote della prima. Nel frattempo la riforma agraria del dopoguerra tolse alla famiglia quasi tutto lasciando solamente 20 ettari che nei primi anni '80 sono stati trasformati tutti a vigneti dove è inutile cercare Chardonnay o Cabernet perchè i Petitto hanno impiantato solamente i grandi autoctoni tipici irpini: Aglianico su tutti, Greco di Tufo, Falanghina e dal 2011 il Coda di volpe. Aggiungiamo altri 4 ettari di Fiano nelle paesaggistiche colline di Montefalcione, il tutto coniugato specialmente nelle tre Docg locali.

(Vigna del Fiano)

Le uve erano vendute ad un’importante azienda fino al 2005 quando si decise di realizzare la cantina a Montefalcione e finalmente vinificare in proprio le uve a cominciare dalla vendemmia 2006. Chiara va cedendo le redini dell’azienda alla giovane figlia Ilaria, che appende al muro la laurea in giurisprudenza e si dedica ormai a tempo pieno all’azienda, evolvendo il lavoro di 5 generazioni verso concetti votati a dare la massima naturalità al vino, a sviluppare l’ecosostenibilità dell’azienda.

(Ilaria Petitto)

Il Fiano e il Greco sono in conversione al biologico e trattati da vini biodinamici, ma anche gli altri vitigni sono indirizzati agli stessi concetti. In azienda anche un ristorante su prenotazione dove fare anche le degustazioni. Le bottiglie sono 200 mila in 11 etichette di cui il 75% vanno all’estero.

Il Fiano è un’uva che matura molto lentamente, è resistente, per cui si presta ad essere vendemmiata tardi quindi l’enologo Angelo Antonio Valentino, lunga esperienza nei bianchi dell’Alsazia, ha suggerito di usarla in maniera particolare vendemmiandola tardivamente ma vinificandola come un vino secco, molto secco visto il suo residuo zuccherino pari ad 1 grammo per litro. Nasce così l’Esoterico che proviene da Fiano a Guyot in terreno calcareo argilloso, una resa di 60 quintali per ettaro, vendemmiata nella prima decade di novembre. Dopo i soliti preliminari il mosto fermenta spontaneamente in maniera molto lenta per un intero anno in acciaio e in un passaggio di 50 giorni in barrique nuove per poi tornare in acciaio. Durante questi passaggi e queste stasi avviene la decantazione naturale per cui il vino ormai praticamente limpido, senza alcuna filtrazione, è messo in bottiglie da 50 decilitri con una lievissima aggiunta di solfiti per affinare per 3 anni.

Versato nel calice il colore è giallo paglierino con tendenza al dorato. All’olfatto un’iniziale lotta tra i fiori e le erbe e man mano che si ossigena vincono le seconde. Quindi vegetale con  erbe aromatiche, di prato, ginestra con un sottofondo di banana e albicocca matura, un contorno di mineralità, un vago sentore di legno, una goccia di petrolio. Un naso variegato che suscita curiosità, che invita all’analisi, diverso, personale. Al gusto questa sua spiccata personalità si riconferma, è secco, asciutto, molto minerale, con equilibrata acidità ed una robusta struttura. Un finale molto persistente in un vino che si distingue.

Le sue caratteristiche permettono un ampio ventaglio di abbinamenti: dalle zuppe di legumi ai formaggi stagionati, da pesci elaborati a carni semplici. Noi l’abbiamo apprezzato con delle linguine al pesto, con affettati misti e una provola da razza podolica. Sono 6 mila bottiglie, stranamente da mezzo litro, che in enoteca si acquistano a 16 euro, meno online nel sito aziendale.
 

Donnachiara
via Stazione
83030 Montefalcione (Av)
tel. 0825 977135
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www.donnachiara.it

 





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