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Pubblicato in Il vino della settimana il 05 Dicembre2015

Nero d’Avola Doc Eloro

Già da centinaia di anni si hanno documenti storici della famiglia Curto che da atto notarile del 1670 erano dediti all’agricoltura e alla vite in particolare. Ne abbiamo parlato qui per cui non ci ripetiamo. Oggi Giombattista Curto si dedica sempre più alla campagna anche perchè ormai è in pensione da magistrato mentre la figlia Francesca cura particolarmente le attività dalla cantina in poi.


(Francesca e Giombattista Curto)

Gli ettari sono sempre 200, con agrumeti, seminativi, uliveti, di cui 30 di vigneti, che in questo momento in attività sono 25 perchè 5 di Nero d’Avola sono stati espiantati e appena ripiantati. Coltivazione quanto più naturale possibile, senza irrigazione, senza trattamenti se non poco zolfo e rame. La metà dei vigneti è ancora ad alberello con circa 40 anni di età ed una produzione soltanto di mezzo chilo a pianta. Siamo nei pressi di Pachino in provincia di Siracusa anche se ufficialmente in agro di Noto. Cantina ad Ispica.

Francesca, dopo aver deposto nel cassetto i suoi studi in legge, nel '98 si recò per un anno a Saint Émilion nella regione dei Bordeaux per imparare dai francesi. Fu ospite, si fa per dire, di Robert Giraud, di cui leggete qui, un négociant che possedeva anche alcuni Chateaux tra cui Timberley e Villemaurine e alloggiava in un’altra importante azienda vinicola: Clos Fourtet. Francesca faceva l’operaia nel vigneto per le cure colturali e per la vendemmia, poi si spostava in cantina dove imparava a compiere la selezione delle uve al nastro, con le sue braccia faceva le follature, azionava le pompe per i délestage e i rimontaggi, insomma imparava dalle operazioni più manuali alle tecniche di laboratorio, all’uso sapiente del controllo della temperatura, agli assaggi e valutazione organolettica dei vini in affinamento. Nel tempo libero frequentava altri produttori della zona, quelli piccoli, e da loro ha appreso l’entusiasmo e la passione con cui questi vignerons svolgono il loro lavoro.

Quest’anno, per l’espianto, le bottiglie sono meno di 100 mila confezionate sotto la guida dell’enologo Vito Giovinco, 7 le etichette in maggior parte dirette all’estero. Noi degustiamo il Fontanelle, quello che Francesca definisce alla maniera di St. Émilion il loro premier grand cru. Derivato dalla vigna migliore, nell’omonima contrada a circa 2 km dal mare in suoli calcarei con presenza di marne e di argille, soggetta a temperature calde e a poche piogge, viti ad alberello più vecchio che alla vendemmia manuale ha una resa in uva di soli 40 quintali per ettaro se non meno.

L’uva portata in cantina e selezionata ulteriormente è deraspata e pigiata in maniera molto soffice; macerazione e fermentazione con lieviti selezionati per circa 15 giorni, pressa pneumatica, svinatura ed un primo affinamento di 4 mesi in acciaio a cui ne seguono 8 mesi in barrique e tonneau usati.

Fontanelle nel calice si vede rosso granato, quasi impenetrabile. All’olfatto è subito intenso, particolarmente complesso e ammaliante con piccoli frutti rossi, prugne, spezie, cioccolato, una sfumatura di mentolo. Interessantissimo. Al gusto si esprime fragrante, con ancora una buona frutta, l’acidità giusta e i tannini dolci, buona la struttura e splendida l’armonia. Ancora fresco nonostante i suoi 5 anni, effettivamente un premier grand cru capace di diventare molto più vecchio.

Abbiniamolo con paste condite robustamente, con gli arrosti e le grigliate, con un formaggio ragusano anche invecchiato. Le bottiglie sono 6 mila e in enoteca le trovate a 18 euro.
 

Azienda Curto
contrada Sulla – S.S. 115
97014 Ispica - Ragusa
tel. 0932 950161 – 335 5246568
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www.curto.it

 





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