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Pubblicato in Il vino della settimana il 25 Agosto 2013
di Redazione

Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio.

L’Etna, specie quella del nord-est, praticamente da sempre è stata terra di uve e di vini utilizzando la particolare e fertile terra che il vulcano dona dopo secoli dalle sue spettacolari eruzioni. Una terra che si evolve dalla sciara, quella ancora pietrosa, per arrivare ad una consistenza impalpabile, come un talco nero che si solleva ad ogni passo e che ti suggella anche i pori della pelle. Una terra che se la porti al naso senti zaffate di fuoco, di pietra focaia, quasi di zolfo, praticamente di vulcano.
 
A Linguaglossa, in contrada Valle Galfina, quindi in piena e storica zona viticola, la famiglia Scilio da cinque generazioni coltiva uve e faceva vino in maniera molto semplice come si faceva allora in Sicilia. Erano 13 ettari che oggi sono diventati 20. Vigne in parte sessantenni già a spalliera e cordone speronato ma a sesti larghi dove in mezzo al Mascalese qualche pianta di Cappuccio. Le vigne nuove ad interasse più stretto e con varietà parcellizzate, comunque mantenendo esclusivamente le varietà autoctone caratteristiche del territorio. Da dieci anni in produzione biologica certificata nel rispetto delle piante e dell’ambiente. Scilio ha anche Nero d’Avola, ma nel territorio ad esso più vocato, 2 ettari a Pachino.

In totale 90.000 bottiglie perchè le vecchie vigne danno poco e le nuove sono obbligate a dare pochi grappoli per puntare sul frutto ed esaltare la qualità, grande attenzione in campagna e meno lavorazioni in cantina allo scopo di ottenere vini che esprimano quello che la natura dà, piacevoli da bere, orientati specialmente per la tavola con il corretto abbinamento e meglio se in buona compagnia. L’etichetta più diffusa è il Valle Galfina, sempre Etna DOC,  nelle tre tipologie di colori, il Talìa di Nero d’Avola più il Sikelios, una piccola produzione di passito dalle uve del vulcano. L’enologo dal 2009 è il trentino, ma con base in Toscana, Giampaolo Chiettini. L’azienda è una società di famiglia, il padre Giovanni ne è il presidente, ma tutti se ne occupano specialmente i figli Salvatore e xxxxxxx. Un agriturismo in azienda può accogliere i visitatori.
 
Orphéus, che degustiamo nel millesimo 2010, è il vino top ricavato dalle vigne vecchie e dai migliori grappoli delle nuove. Raccolto a mano, una macerazione di almeno 10 giorni e fermentazione naturale senza lieviti aggiunti, un intero anno di barriques quasi tutte usate ed almeno 2 anni in bottiglia, 14% di alcol e 10.000 bottiglie.

Nel calice il colore è quello tipico rosso rubino non intenso. Al naso, fermo, già subito una carica di ciliegie anche sotto spirito, ossigenandolo escono note piacevoli e leggere di cuoio, resinose, balsamiche, di lampone, di spezie. E’ elegante, denso con un ottimo e carezzevole equilibrio di note cupe e brillanti. In bocca tannini ed acidità al punto giusto, buon corpo, calde e avvolgenti sensazioni dei frutti rossi che si fermano in gola. Un vino di grande armonia, dal lunghissino finale che lascia la lingua vellutata e fruttata.
 
Da abbinare a carni rosse, a formaggi di media e lunga stagionatura. Noi l’abbiamo gustato con una pasta al forno ricca di carne al ragout, con una cotoletta croccante, con una caponata di melanzane e peperoni. Si beve con goduria in poltrona magari accompagnandolo ad un buon sigaro. Prezzo 18 euro.

Scilio
Contrada Valle Galfina
95015 Linguaglossa (Ct)
te. 095 932822
348 8629754
www.scilio.it





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di Gianni Paternò

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