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Pubblicato in Il vino della settimana il 10 Ottobre 2015
di C.d.G.

Friulano Doc Collio.

Ottantacinque anni, ma non li dimostra. Antica è l’azienda, infatti dal 1930 nonno Daniele Venica acquistò il corpo centrale dell’azienda con annessi vigneti in quel di Dolegna del Colle in provincia di Gorizia credendo nelle potenzialità e nelle particolarità del Collio in un’epoca in cui vigeva l’emigrazione e lo spopolamento di quelle campagne. Giovane è invece l’entusiasmo, la passione, la dedizione con cui l’intera famiglia, arrivata oggi alla quarta generazione, partecipa alla vita dell’azienda. In questa tribù di vignaioli, nella terza generazione Gianni lo definiscono il capo famiglia, quello che sovrintende a tutto guidato dalla saggezza che deriva da anni di duro lavoro; Giorgio è il mastro di cantina che non ama definirsi enologo perchè legalmente non lo è e poi perchè gli sembra quasi riduttivo, in quanto nel suo lavoro si immerge con la competenza e con la maestria che derivano dall’esperienza e dalla curiosità verso l’evoluzione; Ornella è l’ambasciatrice, il viso e la voce della famiglia.

Oggi sono 39 ettari di vigneto in un’azienda di complessivi 90. La cantina nacque nel nucleo storico dell’antica casa colonica, ma viste ormai le dimensioni, è stata ampliata in fabbricati moderni.

Il vigneto è compreso in molte colline ognuna con la sua esposizione e il suo microclima, per cui le varietà sono state scelte particella per particella, coltivate secondo il vitigno ora a cordone speronato, ora a Guyot, ora a capoverso con metodologie da coltura biodinamica anche se ancora non certificata. Per tutti l’obbligo di produrre poco per esaltare le qualità tanto che le bottiglie sono al massimo 270.000. Le etichette sono 15 con particolare riguardo alle varietà tipiche del territorio e circa il 40% è esportato.

Degustiamo il Ronco delle Cime, un cru che prende il nome della collina, un Friulano in purezza. Il vitigno e il relativo vino si chiamavano Tocai fin dal 17esimo secolo documentato. Ma i nostri politici del 1993 furono così bravi da farsi vietare dall’Unione Europea tale denominazione in quanto poteva confondersi col Tokaj ungherese, che oltre ad un nome diverso è tutt’altro vitigno. Così va la vita anche se forse è meglio in quanto il nome Friulano meglio si identifica col territorio, con la regione.
 
Le uve diraspate vengono macerate per quasi un giorno a 10° protette dall’ossigeno con sistemi innovativi mediante il riciclo della propria anidride carbonica di fermentazione, al fine di ridurre l’apporto di antiossidanti. Il 40% del mosto fermenta e vinifica nei propri lieviti per 5 mesi in botti grandi, il resto in acciaio.

Versato in calice il colore è giallo quasi dorato. Al naso sentori di fiori secchi, cedro, mela, mandorla anche leggermente tostata; è serioso, minerale. In bocca galoppa con un corpo intenso, armonico, secco, minerale e sapido, perfetta acidità e un retrogusto amarognolo che completa. Aristocratico.
 
Un bianco che ben si abbina ad una vasta scelta di vivande. Provatelo con un risotto ai funghi, col San Daniele, con le minestre di verdure, col pescato, con un Montasio. Sono 12 mila bottiglie a 18 euro in enoteca.
 

Venica & Venica

Località Cerò 8
34070 - Dolegna del Collio (Go)
tel. 0481 61264
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www.venica.it





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