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Pubblicato in Scenari il 05 Dicembre2013

In testa tra le regioni italiane l'Emilia Romagna (38 certificazioni), il Veneto (36), la Sicilia (28) e a pari merito la Lombardia


Da sinistra Mauro Rosati, Giuseppe Liberatore Aicig, Arturo Semerari Ismea,
Paolo De Castro Comagri, Luca Sani Commissione Agricoltura,
Cesare Mazzetti presidente Fondazione Qualivita

A Roma è stato presentato l'undicesimo Rapporto Qualivita Ismea sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp e Stg.

La sede è quella del Ministero delle Politiche Agricole, alla presenza, tra i rappresentanti istituzionali, del presidente della Commissione Agricoltura europea Comagri Paolo De Castro.  A presentare i tratti salienti del Rapporto Mauro Rosati il direttore della Fondazione Qualivita, con una veste innovativa: completamente digitale e ad impatto ambientale vicino allo zero. Tra le novità di contenuto, invece, sono presentate i 13 nuovi prodotti italiani registrati nel 2013.

Due i concetti chiave dell'incontro, che ne scandiscono lo sviluppo: la tutela della competitività del Made in Italy sia in Italia che all'estero e la valorizzazione del legame con il territorio dei prodotti e dei saperi tradizionali. Una lettura  economica, legislativa e antropologica delle certificazioni agroalimentari italiane. In merito alla valenza economica e normativa delle certificazioni interviene De Castro che esorta a non perdere di vista l'importanza della normativa: "un importante passo avanti nel 2013 - evidenzia  - grazie al Pacchetto Qualità ma è necessario guardare fuori dai confini dell'Unione Europea e spingere verso l'ampliamento della legislazione internazionale a vantaggio anche del Made in Italy". Un esempio tra tutti il caso del marchio del Prosciutto di Parma utilizzato a norma di legge in Canada, dove era stato registrato prima che fosse riconosciuto il marchio certificato italiano.

E poi la valenza antropologica delle produzioni. In poche parole "le nostre produzioni sono un patrimonio pubblico" parafrasando Giuseppe Liberatore presidente Aicig che aggiunge: "si pensi al radicamento sociale del comparto agroalimentare, il lavoro e le famiglie coinvolte". Liberatore fa riferimento anche al ruolo di Expo2015 in cui "le produzioni italiani devono insediarsi" e dove il modello italiano deve farsi conoscere come best practice per la lotta alla contraffazione, con i Consorzi in prima linea.

Queste le chiavi di lettura su cui si basa lo studio ma anche il dibattono attuale sul settore. Sta per chiudersi il 2013 e quindi si fa il punto sullo scenario agroalimentare certificato italiano. Un dato tra tutti: con 261 prodotti iscritti nel registro UE, di cui 158 Dop, 101 Igp e 2 Stg, l'Italia è leader mondiale del comparto per numero di produzioni certificati al 31 novembre 2013. Ad inizio anno è di 12,6 miliardi di euro il fatturato al consumo delle Dop e Igo italiane, motore dell'economia nazionale sia domestica che verso l'estero. Sulla scia del trend positivo del 2012 - con +5% di produzione (che si attestava a 1,3 milioni di tonnellate) a cui corrisponde un giro d'affari di circa 7 miliardi di euro alla produzione - si auspica una crescita anche nel 2013. Come evidenziato da Fabio del Bravo dirigente Ismea il fatturato all'export, pari a 2,5 miliardi di euro a fine 2012, è cresciuto del +4,6% a testimonianza della "capacità di proporsi ed imporsi sul mercato estero con la qualità dei nostri prodotti" sottolinea.

Il Rapporto, illustrato da Alberto Mattiacci dell'Università Sapienza di Roma,  evidenzia la dinamicità italiana, anzi come definita dal docente "una storia di successo" con l'Italia che nel 2013 registra 13 nuovi prodotti (di cui 4 Dop e 9 Igp), ricapitolando: Salame Felino Igp, Mela Rossa Cuneo Igp,Ficodindia di San Cono Dop, Panforte di Siena Igp, Salmerino del Trentino Igp, Agnello del Centro Italia IGP, Trote del Trentino Igp, Pasta di Gragnano Igp, Melone Mantovano Igp, Maccheroncini di Campofilone IgpPecorino di Picinisco Dop, Puzzone di Moena/Spretz Tzaorì Dop Cozza di Scardovari Dop. Tra i successi dell'Italia, quindi, si è colmata l'assenza di certificazioni nella Classe 2.7 delle Paste alimentari "su cui accendere i riflettori" sottolinea Rosati, e si è rafforzato il paniere della  Classe 1.7. Pesci, molluschi, crostacei freschi e prodotti derivati con tre new entries. Da evidenziare  anche la  Classe 2.4. Prodotti di panetteria, pasticceria, confetteria o biscotteria, dove per l’Italia sono presenti due soli prodotti, e tutti e due dell’antica tradizione dolciaria  senese,  i Ricciarelli di Siena Igp e il Panforte di Siena Igp. In testa tra le regioni italiane l'Emilia Romagna (38 certificazioni), il Veneto (n.36), la Sicilia (n.28) e a pari merito la Lombardia. Quali i prodotti più virtuosi per performance e presenza sul territorio? Al primo posto il Grana Padano Dop, al secondo il Parmigiano Reggiano Dop e al terzo il Prosciutto di Parma Dop. Seguono, in base alla classifica di Qualivita, il Prosciutto San Daniele Dop, la Mozzarella di Bufala campana Dop e il Gorgonzola Dop.

A livello internazionale sono stati registrati nell'arco del 2013 complessivamente 72 prodotti di cui 28 Dop 39 IGP e 5 STG, 70 di paesi Ue e 2 di paesi extra UE (Thailandia e Principato di Andorra). All'Italia segue la Francia con 208 prodotti, la Spagna con 171, il Portogallo con 123 e la Grecia con 100.

Un cenno sul rafforzamento degli strumenti di controllo anti-contraffazione: in primis si ricorda l'approvazione a gennaio 2013 del nuovo regolamento 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, nonché l'evoluzione non ancora definita della nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC). I controlli, infatti, rappresentano uno dei pilastri da valorizzare come dichiarato anche da Filippo Trifiletti direttore generale di Accredia, Ente italiano di accreditamento, strumento che metaforicamente rimanda agli "strumenti di un orchestra" composta dai ministeri, forze di polizia, enti di controllo come ICQRF e agenzia Arpa. Chi è il direttore di orchestra? Il Ministero delle Politiche Agricole in primis. Da valorizzare, infine, il controllo di "parte terza" e l'autocontrollo dei produttori stessi, anello fondamentale della catena dei controlli.

Lucrezia Balducci

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