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Scenari

La Fivi contro l’uso del mosto concentrato: “I vini di qualità nascono in vigna”

31 Agosto 2015
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(Matilde Poggi, presidente della Fivi)

“Se l’utilizzo del mostro concentrato rettificato diventa prassi, allora non ci siamo”.

Matilde Poggi, presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti, si scaglia contro l’uscita del decreto che autorizza l’utilizzo del mosto concentrato rettificato (Mcr) per aumentare il tenore alcolico finale.

Un utilizzo che solitamente viene autorizzato nel corso di annate piovose e poco assolate che ritardano la maturazione delle uve in vigna. Come è accaduto per esempio lo scorso anno. Ma il 2015 si è caratterizzato per le temperature elevate e per la poco piovosità. E la normativa europea è abbastanza chiara in materia: “l’arricchimento con Mcr è consentito agli stati qualora le condizioni climatiche lo richiedano”. Lo Stato italiano ha delegato le regioni a decidere in materia, “previo accertamento della sussistenza delle condizioni climatiche”.

Una corsa al decreto che non si è fatta attendere, visto che sono già parecchie le regioni del nostro Paese ad aver autorizzato l’utilizzo del Mcr. La Fivi, però, con oltre 900 aziende associate, non ci sta e punta il dito su quello che potrebbe diventare un malcostume italiano.

“Non utilizzare il mosto concentrato sarebbe molto bello, ma mi pare impossibile – spiega la Poggi – perché può succedere che si verifichino delle condizioni che necessitano il loro utilizzo. Non so penso a delle grandinate improvvise che costringono il vignaiolo a raccogliere in fretta l’uva in anticipo prima che marcisca. Credo, però, che occorrano delle regole meglio definite per consentirne un utilizzo appropriato”. 

Molti “furbetti” infatti utilizzano il mosto concentrato come “correttore” dei loro errori in vigna: “Diventa troppo facile – dice la Poggi – si fa crescere l’uva e basta. Senza cura, senza gestire bene la vigna, tanto poi si usa il mosto. Invece non è così. Lo diciamo sempre. Il vino di qualità nasce in vigna. E se ci si impegna tanto tra i vigneti si ottiene il grado alcolico desiderato. Il mosto sta diventando una brutta prassi”.

Per questo motivo la Fivi ha inviato una lettera a tutte le regioni italiane dove chiede “una radicale revisione dei criteri di autorizzazione dell’arricchimento che porti la stessa pratica ad essere correttamente intesa come una extrema ratio, cui ricorrere solo nelle annate effettivamente estremamente sfavorevoli oppure in aree eccezionalmente colpite da avversità atmosferiche”. Ma soprattutto, conclude la Poggi: “ogni annata va considerata caso per caso. Non si può autorizzare l’uso del mosto ogni anno così senza una spiegazione. Che immagine diamo dell'Italia se la accreditiamo come una terra che necessita ogni anno di arricchire i propri mosti?”

G.V.