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Scenari

Le cantine più ricche d’Italia: Cantine Riunite e Giv imprendibili. Poi Caviro e Fratelli Martini

23 Luglio 2019
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Sul fronte della redditività, invece, in testa Tenuta San Guido davanti alla Marchesi Antinori, guidata dalla famiglia Antinori e a Cantine Pellegrino, storica cantina di Marsala

Puntuale (e attesa) come ogni anno, arriva la clasifica delle cantine “più ricche” d'Italia stilata dalla giornalista Anna Di Martino. 

Nel gotha di “mister 100 milioni”, ossia delle aziende che fatturano oltre 100 milioni di euro l'anno, ci sono due importanti novità. E il gruppo di queste cantine, oggi conta 21 aziende. Partiamo dai nuovi ingressi: la prima è la Vi.Vo cantine di Salgareda (Treviso), cooperativa di primo livello, con 2 mila soci, che opera nel Veneto orientale ed è tra i maggiori produttori di Prosecco e Pinot grigio. Presieduta da Corrado Giacomini e diretta dall’enologo Franco Passador, ha un consolidato di 101,9 milioni che comprende la controllata Casa vinicola Bosco Malera (braccio operativo per l’imbottigliamento dei suoi vini) e ha registrato un incremento del 19,79%, il più elevato tra le 21 aziende al vertice.

Seconda new entry, con un fatturato di 101,1 milioni, è il gruppo Lunelli: realtà privata tra le più importanti del settore, mamma delle bollicine Ferrari, ma non solo. Il presidente e ceo Matteo Lunelli, con i cugini Marcello, Camilla e Alessandro, sono la terza generazione alla guida di un gruppo diversificato che raccoglie il marchio Bisol, griffe al top del Prosecco superiore, le Tenute Lunelli (produzione di vini fermi in Trentino, Toscana e Umbria), la grappa Segnana, l’acqua Surgiva e la Locanda Margon, tutte aziende controllate dalla capogruppo Lunelli, che rientrano nel consolidato. 

Il club degli over 100 rappresenta 3,7 miliardi di fatturato, 2,4 miliardi di export e 1,3 miliardi di bottiglie. Al primo posto c'è l’emiliana cooperativa Cantine Riunite con un consolidato di 615 milioni alimentato per più della metà dal controllato Giv, di gran lunga il maggiore singolo operatore del mercato. Al secondo posto c’è la romagnola Caviro, con un fatturato nella sola area vino di 235,8 milioni e il 10% della produzione nazionale di uva.

Il mondo coop si aggiudica ben nove posti alla tavolata degli over 100, uno in più dello scorso anno, a dimostrazione di un impegno crescente capace di fare alleanze, più dei privati. Fa testo l’iniziativa della romagnola Terre Cevico (14ma con 131,2 milioni) che si è spinta fino in Veneto per acquistare la cantina Montresor trovando anche due compagne di cordata: la coop Valpantena e la coop Vitevis.

Si va poi a Nordest con altri due big della cooperazione, le trentine Cavit e Mezzacorona che ogni anno giocano a scambiarsi di posto: questa volta Cavit sale al settimo posto con 190,5 milioni (forte progresso dell’area spumanti) e Mezzacorona scende all’ottavo con 188,2 milioni. Un tris veneto completa la rappresentanza della cooperazione al vertice: la Cantina di Soave (incremento oltre il 19%), La Marca vini e Spumanti e Collis Veneto wine group.

Con 12 posti contro nove, i privati fin qui tengono banco. A condividere il podio con le coop c’è la Fratelli Martini: negli ultimi tre anni l’azienda piemontese che realizza all’estero il 90% del suo fatturato ha marciato fino a conquistare il terzo posto, con una crescita vicina al 15%. Al quarto posto Marchesi Antinori, vanto del vigneto Italia nel mondo: il suo fatturato nella sola area vino è di 213,6 milioni, ma il consolidato sale a 235 milioni consderando anche la Biserno (in società con Ludovico Antinori) e la ristorazione. L’acquisto, lo scorso anno, della Tenuta Farneta di Sinalunga nell’Aretino porta a 1.800 ettari i vigneti di proprietà nella sola Toscana (su un totale di 2.834 ettari) a conferma della politica della famiglia Antinori di arrivare alla completa indipendenza nel fabbisogno di uva al servizio dei suoi vini.

Con 202 milioni di fatturato è la volta della Zonin 1821. Nel gruppo veneto di Domenico, Francesco e Michele Zonin è entrata, con il 36%, la 21 Investimenti di Alessandro Benetton: l’operazione più significativa del mercato 2018. Scavalca due posti e si piazza al sesto posto la Casa vinicola Botter Carlo: una macchina da guerra che opera essenzialmente all’estero. Si consolidano al nono posto Enoitalia della famiglia Pizzolo e al decimo il Gruppo Santa Margherita dei fratelli Gaetano, Luca, Stefano e Nicolò Marzotto che chiude l’anno con ulteriori investimenti e una crescita importante della proprietà viticola. A quota 11 l’Italian wine brands quotata all’Aim e a quota 15 la Marchesi Frescobaldi, altra griffe del made in Italy che guadagna posti e archivia un anno con un incremento a due cifre (13,81%) tra i più brillanti del club, grazie in particolare all’export. Cresce anche Ruffino, braccio italiano della Constellation Brands guidata da Sandro Sartor che scavalca il Mondodelvino Group di Alfeo Martini. A quota 19 la Schenk, satellite italiano dell’omonimo gruppo svizzero: la flessione del fatturato è conseguenza di un cambio di strategia commerciale (marchi propri a più alto valore aggiunto.

In tre anni cinque aziende sono entrate nel club. E altre stanno scaldando i motori: come la Villa Sandi (ricavi a 93,5 milioni) di Giancarlo Moretti Polegato. Ha appena comprato Borgo Conventi, azienda storica del Collio: 30 ettari di vigneti e 300 mila bottiglie prodotte, tra bianchi e rossi friulani.

LA CLASSIFICA (dati in milioni di euro)

  1. Cantine riunite & Civ – 615,3 (di cui Giv 388)
  2. Gruppo Caviro – 235,8
  3. Fratelli Martini – 220
  4. Marchesi Antinori – 213,6
  5. Zonin 1821 – 202
  6. Casa Vinicola Botter Carlo – 195
  7. Cavit – 190,5
  8. Gruppo Mezzacorona -188,2
  9. Enoitalia – 181,8
  10. Gruppo Santa Margherita – 177,4
  11. Italian Wine Brand – 149,9
  12. Cantina di Soave – 141
  13. La Marca Vini e Spumanti – 140,2
  14. Terre Cevico – 131,2
  15. Marchesi Frescobaldi – 119,5
  16. Collis Veneto Wine Group – 119
  17. Ruffino Gruppo – 110,1
  18. Mondodelvino Group – 108,5
  19. Schenk Italian Wineries – 102,8
  20. Gruppo Vi.Vo. Cantine – 101,9
  21. Gruppo Lunelli – 101,1

Capitolo redditività, il rapporto tra ebitda e fatturato, uno dei parametri più importanti in assoluto per un'azienda. Calcola, insomma, in questo caso, come un'azienda riesce a far rendere il loro vino. In testa c'è la Tenuta San Guido della famiglia Incisa della Rocchetta, che ha un rapporto tra ebitda e fatturato del 56,8%, davanti alla Marchesi Antinori, guidata dalla famiglia Antinori, con il 43,3%. Segue Cantine Pellegrino, storica cantina di Marsala, con il 39,2%. A completare la “top” 11 delle imprese vinicole (cooperative escluse) che hanno un rapporto superiore al 22,5%, seguono la siciliana Cusumano (37,03%), la toscana Marchesi Frescobaldi (33,4%), il Gruppo Santa Margherita (29,8%), Donnafugata ancora dalla Sicilia (27,4%), mentre sempre dalla Toscana arriva Castellani (24,5%), poi dall’Umbria la Famiglia Cotarella (23,2%), la franciacortina Guido Berlucchi (22,8%) e, sempre dalla Sicilia, Planeta (22,7%). 

C.d.G.