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Scenari

Agricoltura, due nuovi record: impiego giovanile e fatturato all’estero

04 Luglio 2013
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Record nelle assunzioni in agricoltura.

Aumentate del 9%. Nel primo trimestre del 2013 giovani under 35 hanno trovato un posto di lavoro. E le prospettive dicono che c’è possibilità di inserimento per 200mila ragazzi nelle campagne.

“L’agricoltura – ha sottolineato Marini – è l’unico settore che dimostra segni di vitalità economica con una variazione tendenziale positiva del Pil (+0,1 per cento) ed un aumento degli occupati dipendenti complessivi (+0,7 per cento), in netta controtendenza rispetto agli altri comparti nel primo trimestre dell’anno. Una conferma  della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo Made in Italy che è fondato sul valorizzazione dell’identità, della qualità, delle specificità e che può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori per affrontare e vincere la competizione internazionale”.

Il settore attira la fiducia dei giovani, che preferiscono l’azienda agricola alle multinazionali, e come da tempo è stato annunciato, è significativo il numero di chi frequenta le scuole di agricoltura, addirittura si è assistito ad un boom del 29 per cento delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13 per cento negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare ed agroindustria, secondo una analisi della Coldiretti sui dati relativi alle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie di II grado statali e paritarie per l’anno scolastico 2012/2013 divulgati dal Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Poi c’è il fronte export. I giovani sarebbero anche i migliori ambasciatori per esportare il Made in Italy fuori confine. E le performance del Bel Paese sui mercati esteri sono anch'esse da record. Trentaquattro i miliardi fatturati nel 2013, secondo la stima di Coldiretti, se verrà mantenuto il trend di crescita del 7 per cento realizzato nel primo trimestre rispetto allo scorso anno. Calcolata su base dei dati Istat relativi al commercio estero.

Tra i principali settori del Made in Italy, il prodotto più esportato è l’ortofrutta fresca, che aumenta del 7 per cento), seguita dal vino che però cresce di piu’ (+10 per cento). Aumenta anche la pasta che rappresenta una voce importante del Made in Italy sulle tavole straniere con un +7 per cento, e poi l’olio d’oliva, il cui balzo in avanti dell’11 per cento è anche l’effetto dell’entrata in vigore della legge salva extravergine, fortemente voluta dalla Coldiretti, che tutela il vero made in Italy da tarocchi e concorrenza sleale. Alcuni esempi delle performance dei prodotti nei singoli stati:  crescono del 78 per cento ii formaggi made in Italy in Cina (+62 per cento degli acquisti di Grana Padano e Parmigiano Reggiano). Cresce anche la pasta tricolore le cui esportazioni sono incrementate del 9 per cento. In Gran Bretagna aumenta l’attenzione per la grappa italiana (+19 per cento). Ma le esportazioni agroalimentari italiane potrebbero triplicare con una radicale azione di contrasto al falso Made in Italy.  Ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini  “bisogna agire nell’ambito degli accordi internazionali dove troppo spesso l’agroalimentare è stato svenduto sull’altare di interessi diversi. Da anni si parla di internazionalizzare le imprese facendo massa critica ma se il modello di sviluppo vincente è quello di portare le diversità nel mondo è evidente che – ha continuato Marini – dobbiamo sostituire per prima cosa il termine di massa critica con quello di rete di imprese e quello di piattaforma logistica con quello di piattaforma leggera che porta i territori nel mondo. Se applicassimo il concetto di massa critica della mozzarella non dovremmo vendere la squisita mozzarella di bufala della Campania ma un indistinto formaggio a pasta filata che chiunque nel mondo puo’ imitare e produrre con costi piu’ bassi. Dalla Simest all’Ice fino alle Camere di Commercio dobbiamo capire che per noi il vecchio modello di internazionalizzazione è completamente superato perché  oggi abbiamo una rete di imprese che deve essere accompagnata nel mondo con una infrastruttura leggerissima, valorizzando e non omologando le particolarità che sono i veri punti di forza. Finalmente quasi tutti  hanno capito che il chilometro zero, oltre a creare economia e socialità, è stato uno strumento straordinario per riscoprire i nostri territori e valorizzare le distintività per conquistare il mondo che è il nostro mercato”.

C.d.G.