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Pubblicato in Scenari
di Giorgio Vaiana
Giuseppe Butera

 

L’azienda leader nell’Italia meridionale per il settore agroalimentare non ferma l’attività. “Registriamo un calo di ordini dovuto all’annullamento degli eventi, ma dalle imprese domanda in aumento”

“Navighiamo nell’incertezza, come tutti. Ma, ad oggi, possiamo continuare la nostra produzione per tutti i clienti del settore, cantine vitivinicole ed altre del food & beverage”, afferma Giuseppe Butera, titolare di Auroflex, azienda leader in Italia meridionale per la produzione di etichette per grandi, medie e piccole imprese. “Nessun ordine è stato annullato, anzi c’è fretta di produrre e di fare scorta per processare gli ordini ancora validi per l’estero. C’è urgenza, proprio perché non si conosce il domani”. Auroflex, azienda con base ad Alcamo in provincia di Trapani, così come altri etichettifici e stabilimenti di stampa, rientrano nell'elenco delle aziende che svolgono servizi considerati essenziali dal nuovo decreto del governo che ha introdotto, dal 23 marzo al 3 aprile, misure più restrittive, per contrastare la diffusione del virus, riguardanti la chiusura di tutte attività produttive non strettamente necessarie. “Lavoriamo in smart working per quanto riguarda gli aspetti grafici, di marketing e commerciali, mentre la produzione lavora normalmente come consentito. Non si possono spostare gli impianti di stampa – dice Butera - In azienda lavorano 30 persone, ma solo 10, in stabilimento, suddivise per turnazioni. Adottano tutte le misure preventive. Abbiamo spazi adeguati per lavorare a debita distanza. Naturalmente tutte le visite commerciali e di lavoro sono sospese”.

“Non posso dire che rispetto allo scorso anno, a marzo, ci siano incrementi, perché c’è un calo del 25%, ma è causato anche dagli avvenimenti e dallo spostamento di eventi importanti per il settore, come Vinitaly. Si dovevano presentare prodotti nuovi che non verranno presentati. La situazione è più grave per il settore Horeca e per la ricettività alberghiera. La crisi si ripercorre su tutta la filiera, è una catena. Le linee destinate al circuito horeca sono ferme, mentre la Grande Distribuzione no. In un primo momento – spiega Butera - abbiamo assistito ad una forte anticipazione delle consegne previste per la Gdo, per effetto panico. Ora assistiamo ad una normale rimodulazione, non c’è più la corsa all’approvvigionamento. Tutte le aziende legate al circuito dell’esportazione invece stanno richiedendo un’anticipazione delle consegne di etichette perché il mercato internazionale è pervaso da una profonda incertezza, allora gli ordini devono essere processati immediatamente. Non si sa come la governance di quei paesi gestirà l’emergenza. L’elemento che preoccupa maggiormente è proprio questo. Soprattutto per i mercati inglesi e tedeschi, che sono i principali per l’Italia. Se dovessi tracciare il paniere di ordini direi che oggi è per il 70 per cento composto da vino e per il 30 per cento altro legato all’agroalimentare, con prodotti vari come olio e salsa”. Il vino non è un bene di primissima necessità ma sta registrando un trend di crescita. “Il vino fa parte della nostra cultura, ed insieme al cibo per noi italiani è casa. Oggi le cantine fanno più scorte possibili. Non si sa se le merci potranno continuare a viaggiare”, dice Butera.

“Ci limitiamo oggi a far fronte all’emergenza, a fare ciò che ci viene richiesto. Non ci sono prodotti nuovi che proponiamo, chiaramente, perché tutte le manifestazioni sono state annullate o sospese. Anche Cibus a maggio mi sembra improbabile – afferma - Avevamo una fiera in Puglia sugli imballaggi e anch’essa è rinviata. Questa situazione è peggio di una crisi di cui puoi conoscere la ratio e adottare una strategia. Non si può programmare niente, non stiamo ricevendo indicazioni dal mercato e al momento ci limitiamo a ciò che ci viene richiesto, ma siamo ottimisti e consapevoli del fatto che dopo una crisi così profonda ci sarà voglia di lavorare e di riprendere meglio di prima”.

Francesca Landolina


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