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Pubblicato in Scenari il 12 Luglio 2020
di Giorgio Vaiana

di Emanuele Scarci

Deal al rallentatore tra Botter e il fondo di private equity Clessidra. Nel mirino del fondo di Italmobiliare forse la maggioranza della cantina veneta.

Il negoziato va avanti da mesi, senza esito. L'ultima scadenza sarebbe l'estate, ma ora la vicenda giudiziaria connessa a un presunto caso di contraffazione e frode potrebbe rallentarla ulteriormente. Forse gli investitori vogliono vederci chiaro prima di impegnarsi. Nel 2019 Botter ha realizzato ricavi per 217 milioni di euro (+10,9%), per circa il 94% sui mercati esteri, con un utile operativo di 25 milioni e un utile netto di 10,3 milioni (+12%). Le bottiglie prodotte sono 97 milioni. Botter è un gigante del Prosecco Doc ma è forte anche in altri vini: Merlot veneto Igt, Pinot grigio delle Venezie Doc e Primitivo Igt. Sull'inchiesta della Procura di Lecce, vertente sulla presunta alterazione di prodotti vinicoli pugliesi, Botter si dichiara completamente estranea alla vicenda e vittima degli illeciti che s’ipotizzano commessi da parte di un fornitore salentino. La società veneta con una nota stampa ha fornito la sua versione nell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Valeria Elsa Mignone e dal sostituto procuratore Donatina Buffelli e svolta dai carabinieri del Nas di Lecce e dagli ispettori ministeriali dell’Icqrf.

“Botter – recita la nota della società di Fossalta di Piave - ha sempre svolto accurate analisi e verifiche sugli standard qualitativi del vino commercializzato con le proprie etichette, risultati sempre conformi al livello di eccellenza richiesto. Ad ulteriore e definitiva tutela Botter ha sospeso cautelativamente ogni approvvigionamento dall’azienda vinicola attinta dall’indagine e ha avviato una scrupolosa serie di ulteriori verifiche e controlli supplementari sul prodotto avviato all’imbottigliamento, al fine di garantire la tradizionale qualità dei vini commercializzati con le proprie etichette. Ciò con il fiducioso auspicio che l’attenta disamina degli atti e la puntuale verifica dei fatti indurranno la magistratura ad archiviare quanto prima la posizione di Botter, riconoscendo la buona fede e la correttezza del suo operato, nonché la qualità dei vini commercializzati da sempre”.

L’operazione ribattezzata “Ghost Wine” è fra le più rilevanti degli ultimi anni su una presunta sofisticazione di vini commercializzati in Italia e all’estero con particolari tecniche di manipolazione, sfruttando anche scarti per realizzare ingenti quantitativi di prodotto vinoso. Nel luglio del 2019 scattarono 11 arresti su una quarantina di indagati totali. Indagati che, alla fine di giugno, con l’emissione degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, sono saliti di numero, fino a 61, fra persone e aziende coinvolte.
Secondo la stampa locale, la Botter Spa è proprio fra quelle aziende che sono entrate nell’inchiesta successivamente al luglio del 2019. Indagati sono Arnaldo Botter, 83enne di San Donà di Piave, in qualità di presidente del cda e legale rappresentante prima del 22 dicembre 2017 e Alessandro Botter, 47enne, nello stesso ruolo, per il periodo successivo. Nelle carte delle indagini si sostiene che la casa vinicola veneta sarebbe “strettamente legata alla Megale Hellas srl in quanto socio occulto ed acquirente di quasi tutta la produzione”. La Megale Hellas, società di San Pietro Vernotico è quella attorno alla quale ruota un pezzo fondamentale delle investigazioni.

Secondo la Procura leccese, Arnaldo Botter, prima, e Alessandro Botter, dopo, tramite la società, sarebbero rientrati nel giro, appunto, tramite i contatti stretti con la Megale Hellas e, di riflesso, con la collegata Società Agricola Chora di San Donaci, “commercializzando soprattutto all’estero i prodotti vinosi ottenuti dalle attività illecite di sofisticazione, adulterazione e contraffazione”. Si tratta di prodotti che sarebbero stati venduti all'ingrosso dalla società di San Pietro Vernotico a quella veneta, dopo essere stati imbottigliati e commercializzati quali vini pugliesi Doc e Igp.

 


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