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Pubblicato in Scenari il 20 Settembre 2020
di Giorgio Vaiana
Silvano Brescianini

Una lezione sul vino e sulle sue potenzialità non sfruttate con bravura. Ci arriva dalla lettura quotidiana dei giornali. Che dovrebbe essere un atto istintivo per ognuno di noi.

Soprattutto per chi scrive sui giornali, anche quelli online, o sui social vantandosi poi di definirsi influencer. Purtroppo non è un atto istintivo così diffuso, anzi se non leggi i giornali oggi sei più figo. Facciamo questa premessa perché quanto scriviamo è ispirato dalla lettura dei giornali. Il Sole 24 Ore di oggi, domenica 20 settembre, pubblica a firma di Roberto Iotti una bella chiacchierata con Silvano Brescianini, dinamico presidente del consorzio Franciacorta. Brescianini, che è anche l’amministratore delegato di Barone Pizzini, racconta dei suoi inizi, dell’anno surreale che stiamo vivendo, dei timori per le vendite del vino, soprattutto all’estero e di tanto altro.

Ma quello che ha attratto particolarmente la nostra attenzione è un passaggio dell’articolo. Quello in cui il presidente di Franciacorta fa un paragone, secondo noi azzeccato. Che dice molto sull’Italia, i meridionali e l’incapacità di essere consapevoli della ricchezza che abbiamo e l’incapacità di metterla a frutto. Brescianini racconta che oltre venti anni fa scelse la Sicilia come viaggio di nozze e passò dall’Etna. “Lì - dice al giornalista del Sole - vidi la forza e la bellezza dei vigneti abbarbicati sull’Etna. Vidi questa terra nera, vidi panorami unici al mondo costruiti dal vulcano, dal mare sullo sfondo e dall’uomo. Vigneti che generano vini eccellenti. Vini con una storia da raccontare e da spiegare. Ma nessuno - ecco il passaggio chiave - lo faceva con efficacia. Oggi per fortuna molto è cambiato. Invece in Francia - continua Brescianini - da un paesaggio e da un territorio certamente bello come la Champagne, ma non cosi unico come quello dell’Etna, ne hanno ricavato un mito che dura da secoli. Ecco, questa è la differenza. Dobbiamo non dico imparare, ma certamente migliorare la nostra proposta. La qualità dei vini italiani è fantastica, ma viaggia da sola".

(Vigneti nella Champagne)

Brescianini ha perfettamente ragione. E non dice che in Champagne hanno creato un mito da un territorio per nulla generoso, ostile alla maturazione dell’uva. Ma i francesi, bravi come sono, hanno creato una opportunità da una difficoltà. Ancorando con infinita lungimiranza questo vino con le bollicine al nome del territorio. In modo da farne un marchio unico. Tutto questo almeno due secoli e mezzo fa. È una lezione, quella che ci suggerisce Brescianini, che noi in Italia non abbiamo mai appreso del tutto. Penalizzati come siamo da individualismi, miopia, assenza di coraggio e visione corta. L’Etna è un esempio della nostra incapacità di essere consapevoli del patrimonio che abbiamo tra le mani. Oggi i vini del vulcano hanno finalmente la fama che si meritano. Ma sarebbe un errore pensare che sia tutto qui. C’è ancora molto da fare. E forse il dinamismo della Franciacorta potrebbe ancora fornire più di un suggerimento. Ma ci vogliono bravi imprenditori del vino. Anche sull’Etna tanto acclamata.

C.d.G.


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