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Pubblicato in Scenari il 13 Dicembre 2019
di C.d.G.


(Pietro Mastroberardino, Stefano Carboni e Denis Pantini)

di Marco Sciarrini, Roma

Interessante studio che l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi ha commissionato a Wine Monitor Nomisma su "I fine wines italiani alla conquista del Regno Unito". 

La presentazione è avvenuta presso la sede dell’Associazione Stampa Estera a Roma. Sono intervenuti il presidente dell’Istituto Grandi Marchi, Piero Mastroberardino, e il responsabile di Wine Monitor Nomisma, Denis Pantini. Il dibattito è stato moderato da Stefano Carboni della MGLogos. Le tematiche  approfondite sono state: un’analisi dei consumi di vino e delle principali dinamiche commerciali degli ultimi anni; Survey sul consumatore: percezione, posizionamento e abitudini di consumo dei fine wines italiani, ma anche conoscenza dei territori e delle nostre denominazioni di maggior valore; focus su due principali canali di vendita dei vini tricolore di qualità: e-commerce e ristorazione inglese. Una ricerca a 360 gradi sul mercato inglese. Questo è il terzo appuntamento dopo quello sugli Stati Uniti e sulla Germania. Il presidente dell’Istituto, Piero Mastroberardino, ha precisato che le 19 famiglie che compongono l’Istituto non sono insieme solo per una questione di tipo commerciale, ma come rappresentanti di un concetto del vino diverso, quello fatto sulle emozioni sulla difesa dei valori della terra, in cui la principale mission è quella di allargare la percezione del vino italiano nel mondo. Denis Pantini presentando il suo studio ha evidenziato come il mercato del regno Unito è spaccato tra canali della Gdo con vini di basso prezzo e quelli della ristorazione con i Fine wine. Il Regno Unito è il secondo mercato al mondo per import di vino, con 3,5 miliardi di euro (a valori) per ogni categoria. Gli Stati Uniti sono primi con 5,2 miliardi di euro, nel 2018, seguono Germania e Cina. L’Italia è il secondo fornitore a valori dopo la Francia, ma primo nella categoria spumanti, almeno fino all’anno scorso, con 120 milioni di di bottiglie di Prosecco Dop esportate nel 2018. 

Il 71% del vino italiano esportato, a valori nel Regno Unito è Dop. Dato interessante dello studio proprio in funzione della Brexit è che nel 2019 corre la Francia, nel dubbio, gli importatori hanno incrementato le scorte. L’import di Champagne è cresciuto a volumi del +75% nel periodo gennaio-agosto 2019 nel confronto con lo stesso periodo del 2018. Per capire i possibili effetti, occorre conoscere il posizionamento dei nostri vini presso il consumatore britannico.

Da questa indagine risulta che il consumatore britannico beve vino occasionalmente, 2 su 10 fuori casa. Denominazione (48%) e brand (52%) sono i concetti principali per una buona reputazione relativa a un fine wine. Francia al top per i fine wine nella percezione del consumatore britannico 38%, Italia al secondo posto ma distaccata al 19%, seguono Nuova Zelanda e Spagna. Il 28% dei wine users consuma fine wine italiani. L’Identikit del consumatore di fine wine italianiè: Expert/Wine lover (49%), Consuma vino 2/3 volte al mese o più spesso (39%), consulta web per info sul vino (35%), è stato in Italia (34%), acquista vino online (27%).

Alla domanda, e per effetto della Brexit il prezzo del vino italiano crescesse del 10% rispetto ad oggi, come cambierebbero le sue abitudini di consumo? Le risposte: ridurrò i consumi (42%), continuerò a consumare a prescindere (24%), manterrò invariato il consumo se qualità rimane alta (23%), smetterò di consumarlo (11%). Suula preferenza di acquizione di maggiori informazioni sui fine wine, i consumatori si rivolgono soprattutto ad amici e familiari (25%) e  chiedono più degustazioni nei punti vendita (18%). Nell’online britannico (top 3 e-retailer), il 36% delle referenze italiane riguarda fine wine. Francia e Italia paesi top con più referenze nelle wine-list dei ristoranti londinesi anche se i francesi (50%) sono primi con distacco sui nostri (19%). Toscana e Piemonte le due regioni al top per i fine wine: a livello di referenze, il Piemonte ne ha 1.996, la Toscana 1.719 e il Veneto 717. L'offerta continua a rimanere più importante sui vini rossi (75%), mentre la media è del 56 per cento.


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