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Pubblicato in Scenari il 07 Novembre2018

Dopo 158 anni (era stata inaugurata nel 1860), chiude la Pernigotti, sinonimo di cioccolato nell’immaginario collettivo nazionale e non solo.

O, se dobbiamo essere precisi, è probabile che il marchio resti. Mentre chiude l'azienda di Novi Ligure che ha ancora 200 dipendenti, di cui 50 in produzione e il resto in amministrazione e vendita: 100 i licenziamenti annunciati. Una decisione che era nell’aria, ma fino all’ultimo si sperava non fosse così. Invece all’incontro convocato in Confindustria Alessandria, quello che i novesi, oltre ai sindacati e ai lavoratori non avrebbero voluto mai sentire. La drastica decisione di chiudere la fabbrica è stata annunciata dagli esponenti dell’azienda. E in città è già partita la mobilitazione. Oggi presidio di sindacati e lavoratori davanti ai cancelli della fabbrica e un incontro tra gli stessi sindacati e il sindaco di Novi, Rocchino Muliere che deve affrontare un’altra crisi, dopo quello dell’Ilva, Ma in questo caso i margini di manovra sembrano davvero inesistenti. E il destino di una fabbrica che adesso contava cinquanta dipendenti diretti alla produzione e circa duecento del commerciale, sembra ormai segnato.  

E' quasi certo che la produzione di Pernigotti verrà spostata all'estero. Gli stessi sindacati avevano sottolineato che molte produzioni erano già state trasferite in Turchia e che si riscontravano flessioni anche nel comparto dei preparati per gelato di cui la Pernigotti ha sempre vantato la leadership. I rappresentanti dei lavoratori si aspettavano un piano di rilancio dopo le perdite di 13 milioni accumulate negli ultimi cinque anni. Ed invece la decisione di segno completamente opposto. La storia dell’azienda inizia nel 1860, quando Stefano Pernigotti apre nella piazza del Mercato a Novi Ligure, una drogheria specializzata in "droghe e coloniali" e già rinomata fin dagli inizi per la produzione di un pregiato torrone. Nel 1868, a seguito di una crescente notorietà dei prodotti del negozio, Stefano decide di fondare assieme al figlio Francesco venticinquenne una società: l'1 giugno del 1868 nasce ufficialmente, con un capitale di seimila lire, la "Stefano Pernigotti & Figlio" azienda alimentare specializzata in produzione dolciaria. Nel 1919 Paolo Pernigotti sostituisce il padre Francesco alla guida dell’azienda. Ma la data che forse segna la storia dolciaria dell’azienda è il 1927, anno in cui avvia per la prima volta la produzione industriale del gianduiotto, il più nobile e rinomato cioccolatino italiano nato ufficialmente a Torino nel 1865 e che prende il nome da Gianduia, la famosa maschera di carnevale piemontese. 

Nel 1935 Paolo Pernigotti acquista la ditta Enea Sperlari, Nel 1936 Paolo avvia una nuova produzione, quella dei preparati per gelateria, che ancora oggi è uno dei punti di forza dell’azienda. Nel 1944 un bombardamento distrugge l’opificio che viene ricostruito e trasferito negli ex magazzini militari di viale della Rimembranza che adesso chiudono. A Paolo subentra, negli anni '60, il figlio Stefano Pernigotti, che nel 1971 acquisisce la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao. Con gli anni '80 sopraggiunge un periodo di crisi che porterà alla cessione della Sperlari nel 1981 agli americani della H.J.Heinz Company. Nel 1995 Stefano Pernigotti, rimasto senza eredi dopo la scomparsa dei due figli ancora giovanissimi in un incidente stradale in Uruguay nel luglio 1980, decide di cedere lo storico marchio novese alla famiglia Averna, nota per i successi legati al settore delle bevande alcoliche. Nel 2000 cede anche la Streglio a una nipote. L’11 luglio 2013 l’azienda viene ceduta dalla famiglia Averna al gruppo turco appartenente alla famiglia Toksöz, attivo nel dolciario, nel farmaceutico e nel settore energetico. Oggi la parola fine di una storica azienda italiana. 

C.d.G.

 

 

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