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Pubblicato in Scenari il 23 Novembre2020

di Emanuele Scarci

Il virus penalizza il vino nell’Horeca ed esalta le vendite e la qualità nella grande distribuzione.

Il balzo potrebbe incoraggiare nuovi produttori ad approcciare gli scaffali, ma i retailer devono prima renderli più leggibili, privilegiando i vini Doc e la territorialità del prodotto.
Nei primi 10 mesi del 2020 le vendite nella grande distribuzione sono aumentate del 6,9% a valore e del 5,3% a volume rispetto all’anno precedente (dati aggiornati all’8 novembre 2020). I dati sono emersi dalla 16esima edizione del meeting organizzato da Veronafiere nell’ambito di Wine2Wine Exibition e dal titolo “Vino e Grande distribuzione di fronte al cambiamento”. La crescita, sospinta dalle vendite eccezionali nel trimestre primaverile del lockdown e dalle chiusure di bar, ristoranti e affini, si è tradotta in una buona performance degli spumanti, dei vini doc e una discreta progressione dei vini da tavola. Vanno sottolineati gli aumenti dei vini di categoria medio/alta con la crescita del 13,6% nella fascia di prezzo tra 7 e 10 euro e dell’8,7% nella fascia di prezzo tra 5 e 7 euro. Gli spumanti aumentano del 10,4%, nonostante il crollo nel mese di aprile. Crescono il vino comune, del 4,2% a volume, e il vino a marchio delle insegne distributive che aumenta, a valore, dell’8,7% nel comparto vino e del 10,8% nel comparto spumante. I vini biologici, una categoria di nicchia nella gdo, mantengono la stessa crescita del 2019: +12,5%, a volume.

L’analisi dell’Iri evidenzia come lo sviluppo del mercato del vino nella gdo si realizzi in un contesto di aumento dei prezzi (+1,4%) e di calo delle promozioni (-3%). L’elemento determinante è stato l’andamento della pandemia. Dopo la stabilizzazione del periodo estivo, le vendite di vino hanno ripreso a correre in coincidenza della seconda ondata: +2,8% in ottobre e +6,7% nelle prime due settimane di novembre. “Cosa rimarrà in futuro di questi cambiamenti? – si è chiesto Virgilio Romano, della società di ricerche di mercato Iri –. In estate abbiamo registrato un ritorno dei consumatori alle consuete abitudini di acquisto. Ma il 2021 non potrà essere uguale al 2020. Certamente non potrà toccare gli stessi picchi di vendita, ma vedrà anche tanti consumatori fidelizzati agli acquisti da casa e agli acquisti on line come pure alle piccole superfici di vendita di prossimità. Bisognerà saper decodificare i diversi segnali trasmessi dagli shopper”.

Francesco Scarcelli, brands purchasing manager di Coop Italia, ha osservato “è interessante che ci siano altri produttori desiderosi di arrivare sugli scaffali, dove sono presenti fino a 800 referenze. Ciò richiede una capacità competitiva di rilievo”. “La grande distribuzione ha fatto notevoli passi in avanti – ha rilanciato Enrico Gobini, direttore marketing di Mondodelvino - ma oggi gli scaffali dei supermercati rimangono poco leggibili: non si può dividere il vino solo tra bianchi e rossi, Campania, Toscana o Sicilia. Bisogna dare più spazio alla territorialità”.

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