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Pubblicato in Scenari il 25 Marzo2013

La Doc Sicilia ingrana la quarta. Con la vendemmia 2012 saranno 70 milioni le bottiglie che potranno fregiarsi del nuovo marchio a denominazione di origine controllata.

Un numero di bottiglie che è il risultato di 524 mila ettolitri di vino per il quale è stato rivendicato il marchio Doc. Un risultato reso possibile anche dal lavoro di certificazione svolto dall'Irvos, l'istituto regionale vini e oli di Sicilia. I dati sono stati elaborati dal Sian, il servizio informatico agricolo nazionale il quale ci fa sapere che le dichiarazioni di produzione del vino Doc Sicilia riguardano poco più di diecimila ettari dei quasi 25 mila iscritti alla denominazione. Come dire che i 70 milioni di bottiglie sono in fondo solo un assaggio.

Tutti numeri che entusiasmano Antonio Rallo (nella foto), presidente del nascente consorzio di tutela. "È una buona partenza - spiega - che ci darà una nuova spinta per conquistare i mercati internazionali". Non è un mistero infatti che la maggior parte delle cantine si è affidata al marchio Doc proprio per accogliere una richiesta che arriva da Paesi esteri. Una notizia che il paio con quella che vede il Nero d'Avola, il vino prodotto con il nostro vitigno bandiera registrare nella Gdo una crescita del prezzo medio nel 2012 del 20 per cento. "Questo vuol dire - aggiunge Antonio Rallo che è anche il presidente di Assovini - che il nostro rosso più importante ha smesso di essere venduto a prezzi improponibili. Ci avviamo verso una valorizzazione della produzione che porterà finalmente reddito agli agricoltori. Siamo convinti che l'avvento della Doc Sicilia aiuterà a dare una più congrua qualificazione a tutti i nostri vini grazie anche all'Irvos che controlla tutte le produzioni siciliane a Do e Ig garantendo sia i consumatori che gli agricoltori".

La Doc Sicilia ha avuto un lunghissimo e travagliato iter prima della defintiva approvazione. Anni di trattative, incontri, discussioni, stop and go. Poi un paio di anni fa il varo definitivo che ha visto la consacrazione alla fine di dicembre 2012 quando un'azienda, Feudo Arancio, la tenuta del gruppo Mezzacorona, ha avuto il via libera dall'Irvos per certificare il primo vino a marchio Doc Sicilia. Per l'esattezza un Grillo che è finito nei mercati del Giappone. E subito dopo tante altre cantine hanno fatto altrettanto.

Adesso si attendono gli ulteriori passi per consentire il decollo del consorzio di tutela. Primo step sarà quello di aprire il Consorzio a tutti i viticoltori, vinificatori ed imbottigliatori che hanno presentato domanda di adesione e ottenere il via libera dal ministero per lo statuto che regola la vita del consorzio. E poi, cifre alla mano, capire se il Consorzio tra soci viticoltori e vino prodotto a marchio Doc Sicilia raggiunge le fatidiche soglie del 51 per cento di produttori di uva e 66 per cento di vino rivendicato Doc Sicilia e consentire così che il neonato consorzio possa operare "erga omnes". Rallo è ottimista che tutto possa avvenire entro l'estate.

"Certo è che le potenzialità sono enormi - spiega ancora Rallo - e ce lo dice un altro dato. La Igt Terre Siciliane che ha preso il posto dell'Igt Sicilia dopo l'avvento della Doc, registra con la vendemmia 2012, qualcosa come 300 milioni di bottiglie. Con oltre due milioni di ettoltri di vino e oltre 30 mila ettari di vigneti coinvolti. Bene, la somma di questo dato più quello della Doc Sicilia e di quelle territoriali come Marsala, Alcamo, Noto e così via, tanto per citarne alcune, è molto più alto di quello che negli anni scorsi sommava l'Igt Sicilia alle tante piccole Doc sparse per l'Isola. Segno evidente che la qualificazione del vino della nostra regione può vivere una nuova stagione d'oro nel segno della qualità a tutela dei consumatori".

C.d.G.

Foto di F.Gambina

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