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Pubblicato in Scenari il 06 Maggio 2020
di Giorgio Vaiana

Il 7 maggio sarà il giorno ufficiale della nuova Dop Capperi delle Eolie.

Con la pubblicazione in Gazzetta sarà dunque ufficiale la nuova denominazione italiana. Nessuno stato membro della comunità europea si è opposto alla creazione della nuova Dop. E quindi l'iter ha superato indenne la trafila burocratica e adesso diventa ufficiale. La nuova Dop, dunque, rivoluziona il mondo dei capperi eoliani. Da sempre, da queste parti, la Dop è stata vista come opportunità, soprattutto in termini di promozione e che servirà a fare da trait d'union fra i vari territori che da secoli producono i capperi. Il consorzio dei Capperi delle Eolie è composto da una sessantina di aziende delle isole. Il diciplinare prevede la possibilità di poter coltivare capperi su tutte e sette le isole che formano l'arcipelago delle Eolie, tutelato anche dall'Unesco. Quelle più vocate sono sempre Salina e Lipari, ma si ottengono buoni prodotti anche ad Alicudi e Stromboli.

L'identità delle isole sarà sempre mantenuta in etichetta, perché i produttori, o chi venderà i capperi, potranno inserire in etichetta l'isola di origine dei capperi stessi. Una dop, dunque, che intende unire le sette isolette del Tirreno un po' come aveva fatto la Doc Malvasia delle Lipari che all'inizio era stata vista come uno "scippo" dell'isola di Lipari a Salina, ma che invece ha contribuito a diffondere questo prodotto nel mondo grazie all'antico nome dell'arcipelago messinese. Oggi la produzione di capperi si attesta sulle 600/700 quintali all'anno. Circa la metà dei capperi delle Eolie, in questo momento, provengono da Salina. Un chilo di capperi viene venduto ad un prezzo medio di 15 euro al chilo. La Dop, però, ha l'obiettivo di far aumentare questa produzione, visto che il mercato ha una domanda che non riesce a soddisfare tutti gli anni. Il disciplinare prevede anche la possibilità di produrre capperi e di venderli a chi li può commercilizzare. Il ruolo che nel mondo del vino viene definito del "conferitore". Si potrà, inoltre, prevedere una linea "non dop". Ma non sembra una scelta logica. La certificazione dei capperi e quindi i relativi contorlli sul rispetto del disciplinare, saranno affidati all'istituto zooprofilattico di Palermo.

Sale pertanto a 32 il numero delle Dop/Igp siciliane del food, ma soprattutto giunge a compimento il virtuoso percorso di riconoscimento, iniziato nel 2016, che ha visto l’assessorato Agricoltura siciliano impegnato al fianco di aziende e produttori per tutta l’istruttoria e le diverse fasi che hanno portato al raggiungimento di questo importante risultato. "Portare un prodotto a marchio genera quell’importante valore aggiunto che rende sostenibile, anche dal punto di vista economico finanziario, l’attività agricola – afferma l’assessore siciliano all’Agricoltura, Edy Bandiera - il marchio comunitario rappresenta anche una significativa opportunità per i giovani che vorranno scommettere su questa produzione, ad alto valore aggiunto e deficitaria sul mercato".

G.V.


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