Siamo online da



ULTIMI COMMENTI

LE RICETTE PIU' LETTE

I VIDEO PIU' VISTI

AREA RISERVATA

cronache di gusto

Direzione, redazione
ed amministrazione:
Via Giuseppe Alessi, 44
(ex via Autonomia Siciliana)
90143 Palermo
Tel. +39 091 336915
Cronache di Gusto
autorizzazione
del tribunale di Palermo
numero 9 del 26-04-07

Cronache di Gusto
è iscritta al Roc
(Registro degli Operatori
di Comunicazione)
col numero 32897

Editoriale De Gustibus Italia
P.IVA 05540860821

Fabrizio Carrera
direttore responsabile

Coordinamento:
Giorgio Vaiana

Web & Digital design
Floriana Pintacuda

Collaboratori
Andrea Busalacchi
Andrea Camaschella
Marina V. Carrera
Sofia Catalano
Roberto Chifari
Lorella Di Giovanni

Maria Giulia Franco
Annalucia Galeone
Cristina Gambarini
Federica Genovese
Costanza Gravina
Clarissa Iraci

Francesca Landolina
Federico Latteri
Bianca Mazzinghi
Clara Minissale
Fiammetta Parodi
Geraldine Pedrotti
Stefania Petrotta
Michele Pizzillo
Fabiola Pulieri
Enzo Raneri
Mauro Ricci
Marco Sciarrini
Maristella Vita
Manuela Zanni

Concessionaria
per la pubblicità
Publisette
Via Catania, 14
90141 Palermo
tel 0917302750
info@publisette.it

COOKIE POLICY
PRIVACY POLICY
INFORMATIVA PRIVACY

Pubblicato in Scenari il 31 Maggio 2020
di Giorgio Vaiana

di Andrea Camaschella

E finalmente tornammo a bere una birra in un pub, in compagnia, anche in Piemonte. Il resto d’Italia, con tutte le difficoltà del caso aveva riaperto il lunedì, a noi è toccato aspettare il sabato.

Una settimana strana. Intanto perché il tempo si è di nuovo un po’ rallentato: agli albori del lockdown ho rivissuto quella sensazione che provavo da bambino, quando il tempo sembrava fermo, infinito e il Natale o il compleanno o qualsiasi altro evento cui tenevo in qualche modo non arrivava mai. Sensazione che da adulto si è letteralmente rovesciata, con i foglietti del giorno che si strappano dal calendario come i petali della margherita per “m’ama non m’ama” e qualsiasi evento non è già arrivato, è già passato. E così è tornato ad essere durante questa prova di arresti domiciliari, il tempo è volato e tante cose che mi ero prefisso di fare in questi mesi sono rimaste da fare. Poi però la luce in fondo al tunnel, la possibilità di uscire e di frequentare un locale, di sedermi a bere e non portarmi in giro il caffè a mo’ di “tu vuoi fare l’americano”.

In questa lunga - ben 5 giorni - attesa ho rosicato un po’ pensando ai pub sparsi per l’Italia, che conosco e amo frequentare, pronti a spine aperte, senza avere la benché minima speranza di andare a trovarli. Confini chiusi e nessuna autocertificazione che tenga: per ora si resta all’interno della regione. Mi sono arrabbiato scoprendo che in molti casi i pub sono rimasti semi deserti: perché chi aveva la possibilità di godere di tanto ben di dio non ne avesse approfittato resta una domanda a cui sarà importante dare una risposta, ma non ora, per ora guardo al bicchiere mezzo pieno: almeno non si sono creati assembramenti con conseguenti multe, problemi e chissà cos’altro.

Torniamo al mio sabato novarese, appuntamento al Covo (nome evocativo, soprattutto di questi tempi) a due passi da casa mia. Man mano che mi allontano da casa incrocio sempre più persone, ogni locale ha il dehors con tavoli distanziati, massimo due persone per tavolo, camerieri con mascherine, tavolo dedicato ai sanificanti e insomma tutte le disposizioni di distanziamento sociale e sanitarie sembrano puntualmente rispettate. Giusto in un locale noto che un tavolo è sguarnito di sedie e quello accanto è un po’ affollato con 4 persone sedute piuttosto vicine. Arrivo al Covo e mi aspetta Marco Bonfà, ci eravamo visti agli inizi del lockdown, quando mi portò sotto casa le birre del suo birrificio, Diciottozerouno (Oleggio Castello, NO), ma erano parecchi mesi che non avevamo occasione di chiacchierare tranquillamente, davanti ad una birra. E finalmente, dopo mesi di bevute solo in bottiglia o in lattina, riecco la birra in fusto, sgorgare dalle spine.

Già la birra - a dire il vero le birre - è tornata, per un paio di ore a fare il suo dovere, di bevanda socializzante, sottofondo ideale tra una parola e l’altra, tra una discussione tra i tavoli, con la capacità che solo una birra ha di farsi assaporare restando in secondo piano, senza chiedere troppa attenzione. Nella fattispecie mi sono bevuto la Lefty, la Golden Ale di Diciottozerouno, una birra con tenui note erbacee e floreali, qualche sentore fruttato, un passaggio in bocca preciso, corto, secco, bilanciato tra i sapori (dolce, amaro e lieve sapidità) con un finale secco. Insomma, fresca e piacevole da bere, ottima appunto per chiacchierare in santa pace. Anche se santa pace col distanziamento sociale, la mascherina che ti aspetta appena ti rialzi dal tavolo o devi andare in bagno, l’odore di sanificanti che ci circondano e questo senso di sospensione mentre si aspetta di capire se si torna alla normalità - e nel caso quando - o se è stato solo un sogno e si torna chiusi in casi. Di sicuro nulla ci porta a pensare che gli ultimi tre mesi siano stati solo un incubo dal quale ci siamo svegliati.
E in ogni caso, con i locali costretti a lavorare – nella migliore delle ipotesi- al 50% delle loro possibilità, la strada da percorrere è ancora lunga e faticosa.


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

FLASH NEWS

LE RICETTE DEGLI CHEF

Gennaro Esposito

Torre del Saracino

Vico Equense (Na)

1) Crocchetta di stoccafisso e crema di capperi

SITI AMICI
WINE POWER LIST 2019
GUIDA AI VINI DELL'ETNA

LE GRANDI VERTICALI

Copyright © 2007-2020 cronachedigusto.it. Tutti i diritti riservati. Powered by Visioni©
La riproduzione totale o parziale di tutti i contenuti, testi, foto e video, in qualunque forma, su qualsiasi supporto e con qualunque mezzo è proibita.

Search