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Pubblicato in Scenari il 02 Luglio 2020
di Giorgio Vaiana

di Emanuele Scarci

Il virus lascia il vino in cantina ma si mangia i prezzi. Per questo Consorzi e banche hanno stretto accordi per dare ossigeno alle cantine provate dal Covid-19 e a corto di liquidità.

Si stratta del Brunello di Montalcino e del Chianti classico che escono dal lockdown con i cerotti: pesanti problemi di eccedenze in cantina e prezzi in caduta. In particolare per il Brunello che, come molti vini di pregio, non ha potuto contare sul traino della grande distribuzione durante il lockdown. Lo scorso 24 giugno Cantina Italia del Mipaaf segnalava che le giacenze di Brunello di Montalcino erano di 402 mila ettolitri contro 376 mila di metà giugno 2019, il 7% in più. E il virus è riuscito a schiodare il Brunello dalla quotazione di 1.100 euro/ettolitro che ha mantenuto per circa un anno fino allo scorso febbraio. Secondo i dati Ismea, in aprile, maggio e giugno il prezzo medio mensile all'origine è scivolato di quasi il 18% a 905 euro/ettolitro. Il "bond" Brunello di Montalcino oggi vale 340 milioni contro i 400 milioni dichiarato dal Consorzio lo scorso febbraio.

Anche il Chianti classico patisce gli effetti della pandemia. Sempre secondo Cantina Italia, le giacenze a giugno erano 812 mila ettolitri, il 7,5% in più di un anno fa. Il prezzo in un anno è scivolato di circa l'11% a 252 euro per ettolitro. In aprile il Consorzio del Brunello di Montalcino aveva chiesto lo stato di calamità naturale e l’attivazione del Mediocredito Toscano a garanzia dei provvedimenti del Governo in materia di proroga di mutui e debiti. Finora non si è visto nulla, ma il Consorzio ha siglato con Credem un accordo per l’attivazione di una nuova linea di credito fino a 150mila euro per azienda, rimborsabile in 12 o 18 mesi ad un tasso tra l’1% e il 2%. Mentre il Consorzio del Consorzio del Chianti Classico ha stretto un preaccordo con Banca Monte dei Paschi di Siena che prevede prestiti garantiti dal vino prodotto esclusivamente da uve di proprietà e preferibilmente dell’ultima annata, per un importo pari all’80% del prezzo medio delle mercuriali, pubblicate dalle Camere di commercio.


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