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Pubblicato in Scenari il 23 Novembre2021

Federvini rilancia il proprio Osservatorio Economico, in partnership con Nomisma e Trade Lab, con l’obiettivo di fornire regolarmente dati e ricerche in termini di andamenti di mercato, di trend presenti e futuri e di modelli di consumo responsabile.

Alla presentazione che si è tenuta oggi presso la Fondazione Feltrinelli sono stati presentati i due studi Vini, Spiriti e Aceti: Valori Mercato e Competitività, curato da Nomisma, e Vini e Spiriti nel Mercato dei Consumi Fuori casa, realizzato da TradeLab. “I dati mostrano che i nostri comparti godono di buona salute - ha dichiarato la Presidente di Federvini Micaela Pallini - tuttavia sarebbe sbagliato concludere che tutto va bene. Purtroppo assistiamo ad una recrudescenza della pandemia che assieme alle tensioni inflazionistiche sulle materie prime e gli aumenti sui costi di trasporto mettono in serio pericolo la crescita delle nostre aziende nel 2022. A ciò si aggiungono gli attacchi al Made in Italy attraverso l’introduzione di dazi o barriere normative ed inaccettabili aggressioni alle nostre denominazioni. Ragioni per le quali ci aspettiamo supporti concreti dalle nostre istituzioni: nella semplificazione amministrativa, nella promozione sui mercati internazionali e nella tutela delle nostre indicazioni geografiche che sono un grande patrimonio di tutto il Paese. Assistiamo inoltre ad un’offensiva internazionale nei confronti dei nostri prodotti, demonizzante e proibizionistica, che non distingue tra consumo corretto ed abuso".

Dal primo studio, curato da Nomisma, si evince il trend di ripresa nelle vendite sul mercato domestico e sui mercati internazionali. Per il vino, le vendite nel canale off-trade mostrano a fine settembre – secondo dati NielsenIQ – una crescita a valori del 6,1 % rispetto allo stesso periodo 2020, grazie soprattutto al forte impulso dato dagli Spumanti che mettono a segno un aumento del 27,5%, trainati dalle tipologie Charmat secco e Metodo Classico. Crescono anche le esportazioni e in generale il vino italiano sta riscuotendo importanti successi presso i principali paesi importatori. Gli acquisti di vino italiano, sempre per il periodo gennaio-settembre 2021 a confronto con il 2020, evidenziano aumenti del 14,7% negli Stati Uniti, del 6,1% nel Regno Unito, del 9,4% in Germania, del 15% in Canada, del 27% in Russia e di ben il 47,2% in Cina. Negli Stati Uniti, in particolare, le esportazioni di vino italiano registrano un tasso di crescita rispetto al livello pre-pandemico (2019) che è oltre il doppio di quello fatto registrare dalla crescita dei vini spagnoli (+6,8%) e oltre il triplo di quello fatto registrare dalla crescita dei vini francesi (4,7%).

L’Italia si conferma il primo paese esportatore mondiale di vino per volumi, seguito dalla Francia che però è prima per valore delle esportazioni. Sui mercati internazionali i vini italiani scontano, rispetto a quelli francesi, una differenza di prezzo che non trova giustificazioni sotto il profilo della qualità. Basti pensare che, mentre i rossi di Bordeaux escono dai confini francesi a 14 euro/litro, quelli piemontesi non vanno oltre i 9,4 euro mentre i toscani non arrivano a 8 euro/litro. A tale dinamica dei prezzi sono in parte accomunati anche gli spiriti italiani. Sui mercati internazionali l’eccellenza dei prodotti italiani dovrà pertanto essere meglio valorizzata anche e soprattutto sotto il profilo economico. Anche gli spirits registrano nei primi 9 mesi del 2021 una forte crescita delle vendite nel canale off-trade: +8,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. Sebbene la gran parte delle vendite sia da ricondurre a distillati ed acquaviti (44% del totale in valore), con un ruolo di primissimo piano della grappa, a mostrare le migliori performance è la categoria degli aperitivi: + 23,8% sul 2020. A trainare le vendite degli aperitivi alcolici è il fenomeno del mixology che da quando è scoppiata la pandemia non è più solo legato alle occasioni di consumo fuori casa ma è sempre più diffuso anche tra le mura domestiche: a conferma di ciò, ben il 35% dei consumatori italiani preferisce bere a casa spirits in modalità mixata.

Anche gli spiriti segnano una buona performance sui mercati internazionali facendo registrare nei primi 8 mesi dell’anno un export di 828 milioni di euro, in crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2020 e superando i livelli pre-covid, grazie alle ottime dinamiche di due eccellenze del made in Italy: liquori e grappa. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di destinazione per i liquori italiani e registrano, negli 8 mesi, una crescita del 21% rispetto al 2020, seguono la Germania (+20%), il Regno Unito (+43%), la Francia (-41%) e il Canada (+22%). Per la Grappa, che sempre nel periodo considerato cresce sensibilmente su tutti i principali mercati, i principali paesi di destinazione sono Germania (+30%), Svizzera (+27%), Austria (+18%), Canada (+48%) e Stati Uniti (+46%). Sia per i vini che per gli spirits le performance di mercato sono trainate dalle imprese di grandi dimensioni. Dall’analisi effettuata sui bilanci del 2015 - 2020 emerge che nel comparto del vino le imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato hanno aumentato i ricavi del 22,1%, quelle tra i 10 e 50 Milioni del 15,3% e quelle tra 2 e 10 milioni del 7%, mentre quelle sotto i 2 milioni hanno registrato una riduzione del 5,5%. Nel comparto degli spirits, nello stesso quinquennio, le imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato hanno registrato un aumento delle vendite del 3,6%, quelle tra i 10 e 50 milioni del 5,8%, mentre quelle tra 2 e 10 milioni hanno registrato una riduzione del 3,9%

Per quanto riguarda gli aceti, è da rilevare l’ottimo andamento dell’Aceto Balsamico le cui vendite nel canale off-trade italiano crescono del 4,3% nei primi 9 mesi dell’anno, a fronte di un trend di generale contrazione per la categoria (-5,0%). Positivi anche i trend sui mercati internazionali, soprattutto sul principale mercato di riferimento, gli Stati Uniti, dove le esportazioni segnano un aumento del +24% nel periodo gennaio-agosto 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. In crescita anche le vendite in Francia mentre soffrono le esportazioni in Germania e Regno Unito. 

’andamento del consumo “fuori casa” di vini e spiriti, oggetto dello studio condotto da TradeLab, evidenzia la dimensione dell’impatto delle chiusure determinate in relazione alla pandemia e il ruolo di vini e spiriti nei momenti di convivialità. Nel 2021 il consumo di cibi e bevande fuori casa si prevede registrerà un fatturato di 66 miliardi di euro, in crescita del 22% sul 2020 ma inferiore di 19 miliardi di euro a quanto fatto registrare nel 2019. In tale contesto, nel paragone con il 2019, vini e spiriti registrano nel 2021 un andamento migliore (-5%) rispetto all’intero mercato dei consumi fuori casa (-23%) e in linea con il trend delle riaperture: +156% secondo trimestre su primo trimestre e + 106% terzo trimestre su secondo trimestre. Nel periodo estivo sono stati consumati 170 milioni di aperitivi fuori casa e 101 milioni di cocktail, oltre 1 milione al giorno. Nei primi 9 mesi del 2021 la ripartizione delle consumazioni di vini e spiriti fuori casa vede al primo posto il vino con 330 milioni di consumazioni (calici/bottiglie/sfuso - 41%), seguito da cocktail e spiriti lisci 235 milioni (29%), bollicine 120 milioni (calici/bottiglie - 15%) e amari e liquori dolci 115 milioni (14%).

C.d.G.

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