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Pubblicato in Scenari il 19 Dicembre2018


(Piero Mastroberardino, Stefano Carboni e Denis Pantini)

E' stato presentato a Roma, nella sede della stampa estera, l’interessante studio di Nomisma wine monitor su “ tendenze e prospettive per i fine wines italiani presso la ristorazione tedesca”, i vini premium in Germania, indagine dell’Istituto Grandi Marchi. 

A presiedere il seminario Piero Mastroberardino presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, la conduzione è stata affidata al giornalista Stefano Carboni, e Denis Pantini ha illustrato lo studio. L’indagine ha riguardato 200 ristoranti (di cui il 78% di fascia medio-alta) scelti sulle principali guide di settore, preferendo non includere quelli italiani, e mille consumatori della fascia tra i 18 e i 65 anni. Su 2,5 miliardi di euro di vino importato nel 2017 in Germania, terzo mercato più importante dopo Stati Uniti e RegnoUnito, il 36% è made in Italy. Negli ultimi cinque anni, in linea con il trend generale, i vini fermi imbottigliati provenienti dall’Italia sono calati in volume del 10%, hanno comunque registrato una quasi equivalente crescita in valore (+9,8%), a riprova di un evidente riposizionamento qualitativo in un Paese che sta riscoprendo una predilezione verso i local wine, bianchi in testa. A riprova di quanto detto il 34% dei ristoratori sceglie principalmente in base all’origine tedesca e poi alla popolarità del vitigno (33%) e alla notorietà del brand (23%), mentre i consumatori al ristorante  segue il criterio della tipologia (23%) e quello del territorio di produzione (21%) con in testa, nell’ordine, Germania, Francia e Italia.


(Denis Pantini)

“Nell’ultimo quinquennio - spiega Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor - si sta assistendo ad un calo dei livelli di consumi (-1,5%) che rischia di diventare strutturale per diverse ragioni. Prima tra tutte, la mancata sostituzione generazionale tra i consumatori stessi. Come per il mercato italiano, la popolazione tedesca che invecchia sta aumentando e, di conseguenza, beve meno, mentre i più giovani prediligono la birra, avvicinandosi al vino in età più matura. A ciò va aggiunta la riscoperta dei vini locali, che sta spingendo il consumatore a guardare sempre meno ai prodotti stranieri. Non a caso, mentre l’import dei vini imbottigliati scende di oltre il 4% a volume, il consumo di vino tedesco tra il 2012 e il 2017 è cresciuto del 3%. Un altro risultato legato alla percezione del vino italiano, evoca tra i consumer essenzialmente un concetto di convivialità, mentre invece non sembra soddisfare a pieno il rapporto qualità-prezzo. Emerge infatti che per molti degli intervistati i vini made in Italy proposti dalla ristorazione evidenziano prezzi in crescita non giustificata da incrementi qualitativi o legati all’innovazione. Va da sé quindi che il 53% dei ristoratori (63% tra quelli di fascia alta) dichiara di aver aumentato le vendite di vini tedeschi, malgrado gli italiani siano quelli maggiormente diffusi nelle wine list (li ha in carta l’88% degli esercizi intervistati).


(Piero Mastroberardino)

A primeggiare per il livello qualitativo percepito sono i tedeschi 35% delle preferenze, seguiti dai francesi 33% e con distacco dagli italiani 14%. Uno dei motivi per i quali i consumatori tedeschi bevono sempre meno vini provenienti da altri Paesi, Italia inclusa, dipende principalmente dalla mancanza di conoscenza,  esemplare il report relativo alla domanda rivolta ai consumatori away from home su “quale vino italiano hanno bevuto nell’ultimo anno”, ben 6 su 10 non sono stati in grado di indicare né un brand né una denominazione. In tal senso, sia per i ristoratori che per i consumatori interpellati, risulta quindi strategica l’organizzazione di eventi e degustazioni, anche se la proposta di inserire in carta brand che non si trovino contestualmente nei supermercati è in cima alle priorità espresse dal 35% dei ristoranti monitorati. Senza però dimenticare che in Germania, oltre l’80% dei vini viene venduto nei canali off-trade, discount in primis.

“Da tempo avvertiamo questo gap e anche un cambio di rotta sul mercato tedesco, ormai in continua evoluzione spiega Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, che riunisce diciannove tra le più importanti cantine del Belpaese e l’indagine che abbiamo commissionato a Wine Monitor di Nomisma ci fornisce una conferma inequivocabile sul fatto che occorre lavorare sempre più sulla promozione, con azioni mirate sulla ristorazione, che di fatto rappresenta il principale canale di vendita dei fine wines in Germania. Negli ultimi anni abbiamo già organizzato diverse iniziative a Berlino, Amburgo, Colonia e Monaco alla presenza degli stessi produttori, proprio per raccontare in prima persona e far conoscere ulteriormente la tradizione, la cultura e l’altissima qualità del made in Italy enologico che la nostra compagine è in grado di rappresentare al meglio. Ma è evidente che occorre intensificare gli sforzi, perché il consumatore tedesco ha bisogno di conoscere la nostra grande varietà e i diversi territori di appartenenza”. Occorre promozione mirata per migliorare la conoscenza del consumatore tedesco rispetto alle etichette italiane.

Marco Sciarrini

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