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Pubblicato in Scenari il 13 Novembre2020
Roberto Magnisi

Il 2020 porta una novità che riteniamo di un certo rilievo.

La Duca di Salaparuta, marchio prestigioso e cantina siciliana tra le più importanti per storia e notorietà produrrà un vino a marchio Doc. Nella storia plurisecolare dell’azienda, oggi di proprietà della Illva di Saronno, non era mai accaduto. I proprietari, che l’hanno rilevata quasi venti anni dalla Regione Siciliana attraverso la società pubblica Espi, per la verità sono abituati a produrre vini Doc. Nella fattispecie Marsala, ma anche Malvasia delle Lipari e Passito di Pantelleria, tutto questo perché sono proprietari della Florio, altro marchio prestigioso e riferimento assoluto per i vini dolci e da meditazione. Ma non c’è mai stato un vino Duca di Salaparuta a marchio Doc.

(Tenuta Vagliasindi)

A determinare la svolta è l’Etna. Sul versante nord la Duca di Salaparuta è proprietaria di un ampio vigneto di undici ettari in contrada Vagliasindi tra Solicchiata e Passopisciaro tutti coltivati a Pinot Nero in prevalenza (ma anche Nerello e Traminer) come suggerì una ventina di anni fa Giacomo Tachis che aveva ben compreso le potenzialità del terroir vulcanico. Tanto che oggi Nawari, l’etichetta di Duca di Salaparuta prodotta con le uve dell’Etna è un Pinot Nero in purezza Igt Terre Siciliane. Ed altri dieci ettari saranno impiantati a breve tutti a Nerello Mascalese.

(La tenuta e i vigneti - ph Benedetto Tarantino)

Adesso il cambio di passo voluto fortemente da Roberto Magnisi, il direttore delle cantine di Duca di Salaparuta e Florio e Fabio Boldini, direttore generale. Fare un Etna Doc comporta imbottigliare in zona. Duca di Salaparuta ha già siglato un accordo per la produzione in loco. Uscirà un rosso con la vendemmia 2020 e un bianco con la vendemmia 2021. In tutto circa settantamila bottiglie, tanto per cominciare. E poi, come annuncia lo stesso Magnisi, “Duca di Salaparuta presenterà istanza per far parte del consorzio. Vogliamo partecipare alle scelte del territorio”. E se qualcuno pensa che questa svolta sia dettata dall’esito del braccio di ferro innescato dalla Duca di Salaparuta contro la Doc Sicilia (leggi qui), si sbaglia di grosso. La fascinazione dell’Etna ha colpito da tempi non sospetti il management dell’azienda di Casteldaccia.

C.d.G.

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