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Pubblicato in Scenari il 26 Giugno 2020
di Giorgio Vaiana

Un sogno inseguito per 6 anni e raggiunto adesso, al culmine di un’azione sinergica promossa dall’associazione “Limone dell’Etna” di Acireale.

Il marchio di indicazione geografica protetta (IgpP) è ormai realtà per l’agrume più diffuso nella zona dell’Acese, considerato che il 18 giugno scorso la Gazzetta europea ha pubblicato il relativo riconoscimento, come avevamo raccontato in questo articolo. Da quella data sarà necessario attendere i 90 giorni di rito per eventuali ricorsi. L’excurcus che ha condotto all’importante traguardo è stato illustrato nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Crea) di Acireale, diretto da Paolo Rapisarda, alla presenza dell’europarlamentare Dino Giarrusso, del senatore Cristiano Anastasi e dei deputati regionali Nicola D’Agostino e Angela Foti nonché dei sindaci di Acireale ed Aci Catena, Stefano Alì e Nello Oliveri, tutti concordi nell’elogiare la preziosa opera dell’associazione “Limone dell’Etna”, presieduta da Renato Maugeri e che annovera nel suo “board”, Francesco Leotta, Agostino Pennisi, Giovanni Continella, Adriana Di Francesco, Giuseppe Russo e Franco Patanè, quest’ultimo maestro pasticciere assai noto, già protagonista all’Expo di Milano con la sua granita che, ovviamente, era al gusto di limone.

A supporto dello stesso sodalizio ha operato il Distretto “Agrumi di Sicilia”, presieduto da Federica Argentati, presente all’incontro, la prima ad incoraggiare l’associazione rispetto ad un percorso che, ad un certo punto, sembrava essersi arenato nei meandri della burocrazia europea, quella che l’europarlamentare Dino Giarrusso ha definito “feroce” e che, comunque, dinanzi alle sollecitazioni di un membro della commissione “Agricoltura”, alla fine ha dovuto cedere e dare il via libera al riconoscimento. Il limone dell’Etna è quello che viene coltivato in un territorio abbastanza ampio che insiste su Acireale e, oltre alla città delle cento campane, comprende anche Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Calatabiano, Castiglione, Fiumefreddo, Giarre, Mascali, Piedimonte, Riposto, Santa Venerina, San Gregorio, Valverde e Zafferana. “Un lavoro fatto bene”, ha detto Dino Giarrusso riferendosi all’azione dell’associazione “Limone dell’Etna”, ad un certo punto costretta a dovere fare i conti con una sorta di muro di gomma. E in questa fase determinante si è rivelato l’intervento dell’europarlamentare, sin da giovane pronto ad apprezzare la bontà dell’agrume coltivato ai piedi del vulcano più alto di quell’Europa che gli “Igp” non li assegna tanto facilmente. Il limone dell’Etna, però, è stato unanimemente osservato, questo riconoscimento lo merita e, in questo senso, eloquente è apparso il commento della ricercatrice Margherita Amenta, in forza al Crea di Acireale: “Abbiamo dimostrato, attraverso una pubblicazione scientifica, che la fioritura estiva del limone, il cosiddetto “verdello”, è una ricca fonte di componenti funzionali, in particolare vitamina C, acidi idrossicinnamici e flavanoni, molecole importanti dal punto di vista salutistico e ad elevata attività antiossidante”. Basta e avanza, insomma, per meritare l’agognato Igp che, comunque, non dovrà essere una “medaglietta”, ma lo spunto per promuovere un intero territorio, non solo sotto il profilo agronomico.

Gaetano Rizzo

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