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Pubblicato in Scenari il 20 Ottobre 2020
di Giorgio Vaiana

“Siamo convinti che le scelte relative alle limitazioni sui consumi degli alimenti e dei vini dovrebbero essere adottate secondo il principio di proporzionalità,

con l’obiettivo di evitare ulteriori penalizzazioni a migliaia di imprese vitivinicole e a un settore già fortemente penalizzato dalle restrizioni dei mesi precedenti e, in generale, dalla pandemia che ha fortemente limitato i consumi”. È parte della lettera inviata oggi da Unione italiana Vini (la principale associazione delle imprese del vino in Italia con più di 150.000 viticoltori in rappresentanza del 50% del fatturato italiano di vino e dell’85% del fatturato export) al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in merito all’ordinanza anti Covid (n. 620 del 16 ottobre) che prevede, tra l’altro, il divieto della vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica da parte di tutte le tipologie di esercizi pubblici, nonché da parte degli esercizi commerciali, compresa la grande distribuzione, e delle attività artigianali dalle ore 18. “Siamo fermamente sostenitori di una stretta collaborazione tra mondo imprenditoriale e istituzioni regionali nell’attuale contesto – commenta Paolo Castelletti, segretario generale Uiv – ma la limitazione dell’asporto dei prodotti vitivinicoli dagli esercizi commerciali, oltre a non avere impatto sulla possibilità di aggregazione, priva il settore di una fonte di reddito alternativa e compensativa a quella derivante dai consumi nella ristorazione e infligge un nuovo colpo al settore già fortemente provato”.

Sandro Boscaini (Federvini): "Decisione difficile da comprendere"
"La misura che vieta la vendita da asporto di bevande alcoliche dopo le 18, adottata dalla Regione Lombardia, è difficile da comprendere e getta discredito su un settore già gravemente colpito. Ha poco a che fare con il diffondersi della pandemia, specie se le relative occasioni di consumo si immaginano all'interno delle mura domestiche". Lo afferma Sandro Boscaini, presidente di Federvini, sull'ordinanza della Regione Lombardia per il contenimento della pandemia. Il settore "è stato tra i più penalizzati durante il lockdown e la fase della cosiddetta ripartenza ha un andamento al rallentatore. È opportuno ricordare che il settore, già in assenza di ulteriori misure restrittive, chiuderebbe l'anno con oltre il 30% di contrazione con inevitabili impatti su investimenti ed occupazione in uno dei comparti più rilevanti del made in Italy", continua Boscaini. "Consapevoli della necessità di maggiori attenzioni nel distanziamento sociale, risulta incomprensibile e, tutto sommato semplicistico, imporre il divieto di asporto, per un consumo a casa e in famiglia, come misura volta a contenere la nuova ondata di contagi. Auspicando interventi mirati a rafforzare il distanziamento con incisività e coerenza -conclude il presidente di Federvini- il settore rimane a disposizione per ogni possibile collaborazione con le istituzioni".

Giovanni Busi (Consorzio Chianti): "Pura follia"
"Vietare dalle ore 18 la vendita del vino nei supermercati, nelle enoteche, in tutti gli esercizi commerciali e artigianali, è una follia, un attacco al buon senso, un provvedimento incomprensibile". Il Consorzio Vino Chianti, per voce del suo presidente Giovanni Busi, esprime "lo sconcerto e la rabbia dei produttori per l'ennesima ordinanza che cerca di ridurre i contagi da coronavirus, in questo caso il regolamento numero 620 della Regione Lombardia. Nella giungla dei provvedimenti in tutta Italia, tra i distinguo e le eccezioni, dall'amministrazione Fontana arriva una decisione che ha messo in subbuglio tutto il mondo del vino". "Si vuole attaccare e criminalizzare il vino, come fosse la causa degli assembramenti. La cosa incredibile, e che ci stupiamo non venga colta - commenta Busi - è che ad essere penalizzate sono soprattutto le persone che dopo il lavoro fanno la spesa e magari per cena comprano una bottiglia di vino. Di solito i giovani, a cui crediamo sia rivolta questa misura, hanno più tempo libero: il vino possono comprarlo anche prima delle 18 e poi berlo fuori, per strada. Non è difficile da comprendere, ma di cosa stiamo parlando?". La preoccupazione per le ripercussioni di questa misura sono tante. "Attaccare il settore nel canale della grande distribuzione, l'unico che ha retto e ha garantito nel corso della pandemia la sopravvivenza di molte aziende, significa non comprendere la gravità della crisi che sta mettendo in difficoltà imprese e lavoratori. La Regione Lombardia ci ripensi", conclude il presidente del Consorzio Vino Chianti.


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