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Pubblicato in Scenari il 09 Dicembre2021

di Maristella Vita

"I responsabili di Consorzi e Doc - ha subito raccomandato Attilio Scienza, presidente del Comitato nazionale vini - si mettano in fila per chiedere al Comitato l'inserimento dei vitigni resistenti nei loro vini".

Una esortazione importante che si riferisce ad una buona notizia che arriva fresca dalla Unione europea. A dire il vero il via libera all’inserimento nei disciplinari delle Doc dei vitigni resistenti era atteso da tempo dai viticoltori e permetterà loro (finalmente) di utilizzare uve resistenti alle fitopatie. Questo vorrà dire non solo taglio dei costi per i produttori di vino, ma anche migliore qualità, perché ci sarà minor bisogno di fare ricorso a “protezioni chimiche”, quindi all’uso di fitofarmaci, per contrastare le malattie.
Da tempo la ricerca di settore opera sulla strada di migliorare la sostenibilità di uno dei settori più prestigiosi della nostra economia. Ma anche le amministrazioni pubbliche si muovevano su questa strada. Ad esempio il Veneto, con l’allora Assessore Giuseppe Pan, aveva ammesso la coltivazione in prossimità dei confini aziendali di vitigni derivati da programmi di incroci naturali con varietà di vite che contengono particolari caratteri di resistenza, principalmente alla peronospora e all’oidio, i cosiddetti vini Piwi. Questo nuovo percorso offrirà nuove opportunità al settore vitivinicolo, aiutando nel contempo a ridurre l’impatto ambientale nell’ottica di una migliore sostenibilità, fatto sempre più richiesto dai consumatori e quindi dal mercato.
La possibilità ora introdotta da Bruxelles che quindi vale anche per l'Italia, cioè poter inserire nei disciplinari delle Doc i vitigni resistenti alle fitopatie, è una importante decisione anche per il settore vivaistico, come i friulani Vivai cooperativi Rauscedo (Vcr) che, da molti anni sono impegnati nella ricerca sul fronte della viticoltura sostenibile e che si sono dedicati a moltiplicare e diffondere queste varietà più sostenibili che rispettano l'ambiente e quindi possono far risparmiare agli agricoltori fino all'80% di trattamenti sulle viti e le uve, con le relative positive conseguenze per la salubrità dei vini prodotti.

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