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Scenari

Ora tutti vogliono il pomodoro siccagno di Rosso Siculo: “In un anno crescita a tre cifre”

14 Gennaio 2022

di Francesca Landolina

Il pomodoro Siccagno di Valledolmo e il corrispondente brand Rosso Siculo continuano la loro inarrestabile corsa.

Il primo per le caratteristiche organolettiche che lo rendono unico e che hanno spinto i soci della cooperativa Rinascita a dare il via all’iter per l’ottenimento della Dop, il secondo per il successo nel canale dell’alta ristorazione e delle pizzerie di qualità, a tal punto da ricevere il premio Top Italian Food 2022 della guida del Gambero Rosso come miglior pomodoro pelato in Italia. Ma non sono solo queste le ragioni della crescita. Il raccolto medio non basta più a soddisfare la domanda. Stando a quanto afferma Antonio D’Agostino, proprietario del brand e patron di D’Agò Eccelsi Cibi, il 2021 è stato un anno in cui la domanda dei pelati Rosso Siculo è cresciuta del 200 per cento. “Siamo partiti con 5/6 clienti, pizzerie di qualità, e siamo arrivati a circa 25/26 con un trend di crescita in termini di richiesta che va dai 10 ai 30 bancali, o meglio dai 10 mila ai 30 mila chilogrammi di prodotto. Un risultato unico da una parte e problematico dall’altra perché a causa della forte siccità della scorsa estate il raccolto è stato quasi decimato e di conseguenza non è stato possibile accontentare tutti”.

A raccontare l’annata difficile dello scorso anno è stato lo stesso presidente della Cooperativa Rinascita di Valledolmo, Vincenzo Pisa (leggi qui>), che per far fronte al boom di richieste annuncia l’estensione degli ettari coltivati: si passa dai 70 ai 100. E dunque da 8 mila a 12 mila quintali per ettaro, come produzione media, se l’annata non presenterà grandi difficoltà. Il Siccagno destinato al brand Rosso Siculo aumenterà di circa il 50 per cento, spiega Pisa, passando dal 10 per cento al 15 per cento. “Sicuramente la realtà Rosso Siculo ci ha permesso di entrare in un canale diverso rispetto alla Gdo e il margine di guadagno sui pelati, che richiedono una lavorazione specifica, gratifica. La richiesta del Siccagno è alta e proviamo a soddisfarla aumentando gli ettari coltivati. Non possiamo fare di più. Se siamo fortunati è Madre Natura a offrirci abbondanti raccolti”. La cooperativa Rinascita è composta da 20 soci e i campi di coltivazione si estendono nei territori di Valledolmo, Sclafani Bagni, Caltavuturo, Vallelunga e Villalba. Fino a qualche tempo erano pochi i giovani a credere nella terra e in questo prodotto così speciale, ma pare proprio che le cose stiano iniziando a cambiare. “I soci non sono aumentati ma abbiamo 5/6 conferitori nuovi, ex dipendenti, tutti giovani che hanno ripreso le terre di famiglia per coltivare il Siccagno. Per noi questa è una gioia. Abbiamo la fortuna di avere un prodotto la cui unicità è sempre più riconosciuta. Crescere insieme è e sarà la forza di un territorio”, dice Pisa.

Anche le richieste di mercato aumentano e non solo nell’isola. Lo dimostra Rosso Siculo. “Abbiamo tante richieste e soprattutto di pelati, da parte delle pizzerie – afferma D’Agostino – Il mercato è siciliano per 90 per cento. Il resto del prodotto va al Nord Italia e all’Estero con ordini dalla Francia, dalla Germania, dall’America. Ma senza una produzione sufficiente bisogna programmare le richieste. Ci auguriamo di poterle soddisfare per la prossima stagione. Il prodotto è così speciale che i clienti attendono, lo prenotano. Non è solo biologico, va oltre il Bio per le sue caratteristiche uniche. In futuro? Speriamo di soddisfare di più il mercato e di andare oltre i confini regionali. Occorre concentrarsi su questo, per il momento, non possiamo mettere altre idee in campo. C’è la possibilità di farlo diventare la seconda Dop di pomodoro al mondo, dopo il San Marzano”.

Ma perché il Siccagno è così buono? I motivi che stanno alla base del suo successo sono da ricercarsi nelle indiscutibili caratteristiche organolettiche del prodotto il cui stesso nome indica la peculiarità che lo rende diverso dagli altri. Si chiama “Siccagno”, infatti, per la particolare coltivazione all’asciutto, ovvero senza acqua. In assenza di irrigazione, la pianta origina pochi frutti, di dimensioni medio-piccole, ma ricche di proprietà gusto-olfattive e di principi nutritivi altamente concentrati come vitamine, zuccheri e antiossidanti. La coltivazione “all’asciutto” ovvero “a secco” rappresenta una tecnica tipica del territorio, ormai più che consolidata, che unita all’esposizione solare, restituisce un pomodoro dal basso apporto calorico e ricco di sostanze antiossidanti, come il licopene, il beta carotene (vitamina A) e la vitamina C. “Le piantine di pomodoro vengono trapiantate tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio e, in questa fase – spiega Pisa – ricevono circa 300 grammi di acqua, per favorire l’attecchimento delle stesse. Questa, normalmente, è l’unica acqua che riceve la pianta. Dopo circa 15 giorni si richiede una zappatura del terreno, seguono le fasi di rincalzatura, per evitare la traspirazione del terreno. Si procede nel tempo con trattamenti in zolfo, all’occorrenza, perché la coltivazione non subisce trattamenti chimici. Il sole, il clima e la natura dei terreni favoriscono la crescita della pianta e la maturazione di frutti, altamente qualitativi. La prima raccolta a mano avviene già a fine luglio e si protrae per almeno due mesi. La pianta, coltivata in asciutto, matura in maniera scalare, quindi anche il raccolto, a mano, avviene in maniera scalare. Il terreno sta a riposo fino al successivo periodo di aprile – maggio. Il pomodoro una volta raccolto viene trasportato all’impianto di trasformazione e lavorato entro le 24 ore dalla raccolta”. Sono diverse le varietà che si possono coltivare col metodo Siccagno a cominciare dal locale Pizzutello, ma anche il Supermatch, il Brigade, il Missouri, il Frassino, che è un datterino molto resistente all’aridocultura e alle malattie fungine.

Il pomodoro viene acquistato dai conferitori al costo di 30 centesimi al chilogrammo, se in convenzionale, e di 40 centesimi al chilogrammo se in biologico. Sul mercato viene immesso il prodotto trasformato. “Da produttore agricolo e non solo da socio e da presidente della cooperativa posso dire che è un buon prezzo. In futuro potrebbe anche crescere”, conclude Pisa.