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Pubblicato in Scenari il 13 Aprile2021
Massimo Bernacchini

Slow Food in Sicilia è pronta a cambiare volto.

Siamo ormai in dirittura d'arrivo alla giornata di elezioni che stabilirà la nuova squadra di governo che terrà le redini dell'associazione siciliana per i prossimi 4 anni. Sono due i gruppi che si fronteggeranno sabato 17 marzo. Nessuna votazione "in presenza", ma tutto in remoto attraverso una piattaforma dedicata e super-sicura. Come ha spiegato Massimo Bernacchini, membro del comitato esecutivo di Slow Food Italia. "In Abruzzo prima, in Calabria e in Sicilia poi - dice Bernacchini - faremo una sorta di prova di questa nuova tecnologia che utilizzeremo anche per il rinnovo dei vertici nazionali che è stato posticipato al 3 e 4 luglio 2021". Si parte quindi, proprio dai territori. "Ogni realtà locale - spiega Bernacchini - in base ai propri numeri e al potere di rappresentanza, nomina i delegati che presenzieranno, in remoto, al congresso regionale. Questo eleggerà una propria governance e a sua volta indicherà i candidati al congresso nazionale". Alle elezioni siciliane si arriva dopo un periodo di confronti: "Abbiamo coinvolto, come facciamo sempre - spiega Bernacchini - tutta la struttura e le condotte siciliane, concordando le modalità di voto con il comitato regionale uscente. Operazioni che sono già cominciate a marzo. Tutto si colloca all'interno di un percorso nazionale, un regolamento congressuale ben chiaro e sancito dagli organi nazionali che riguarda l'intera associazione".

Come detto, due le squadre in corsa per accaparrarsi i vertici regionali siciliani di Slow Food. Da un lato c'è la squadra composta da Franco Motta, Stefania Mancini Alaimo, Fabio Di Francesco, Carla Conti Cutugno, Antonia Teatino. Dall'altro quella composta da Luisa Agostino, Domenico Cacioppo, Adalberto Catanzaro, Carmela Lauria, Pasquale Marino, Giuseppe Raineri e Riccardo Randello. Tra questi nomi, uscirà fuori quello del nuovo presidente che dovrà sostituire Saro Gugliotta, in carica per due mandati e impossibilitato, visto il regolamento, a ricandidarsi. E che ha dovuto accettare, suo malgrado, le dimissioni di quattro dei sette componenti del comitato esecutivo: Massimo Brucato, Mario Indovina, Lorenzo Lauria e Salvo Paolo Mangiapane (ne parlavamo in questo articolo). "Mi preme chiarire una cosa - dice Bernacchini - Che Gugliotta non è stato sfiduciato. Alcuni componenti hanno scelto di lasciare. Noi li abbiamo ascoltati, cercato di capire le loro ragioni, come si fa in questi casi, i motivi del loro gesto e intuire se queste dimissioni fossero irrevocabili o no. Loro non hanno voluto sentire ragioni, hanno confermato le dimissioni e il comitato è rimasto in carica con quelli che non se ne sono andati. Siamo entrati noi in questa fase, per garantire la correttezza del percorso fino alle nuove elezioni regionali".

G.V.

 

 

 

Commenti   

+1 #1 Masismo Brucato 2021-04-14 13:17
Due cose infastidiscono in questa vecenda. La prima è che delle persone "buone, pulite e giuste", a mio parere, preso atto della dimissione di quattro membri del CER su sette, avrebbero dovuto con onestà prendere atto del fallimento del progetto e rassegnare a loro volta le dimissioni. La seconda è che il Comitato Nazionale abbia consentito ai tre superstiti di restare in carica dando loro l'opportunità di esprimere un voto alle prossime elezioni regionali, cosa che invece non sarà consentita ai dimissionari, almeno sotto la veste di ex menbri del CER (voti perduti per una delle due liste).
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