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Scenari

Viti “resistenti”, ecco le sette varietà che si adattano meglio al territorio trentino

05 Marzo 2021

Tra la 30 varietà di vite presenti sul mercato tolleranti alle principali patologie fungine, oidio e peronospora, sette si dimostrano particolarmente performanti in Trentino.

Si tratta di Solaris, Souvignier Gris e Pinot Regina e le quattro varietà provenienti dall’attività di miglioramento genetico della Fem recentemente iscritte nel registro nazionale delle varietà di vite e già disponibili per la coltivazione: Nermantis, Termantis, Valnosia e Charvir. E’ quanto emerge dal progetto di ricerca Vevir coordinato dal Consorzio Innovazione Vite (Civit) con partner Fondazione Edmund Mach per gli aspetti scientifici e il mondo produttivo con Cavit, Mezzacorona, Cantina di Lavis e Cantine Ferrari.

Progetto Vevir: 30 varietà testate per 3 anni, le migliori sono 7
I tecnici e i ricercatori della Fondazione Edmund hanno testato per tre anni dal punto di vista agronomico ed enologico oltre 30 varietà di vite resistenti presenti sul mercato. Le hanno attentamente studiate nei campi sperimentali dislocati in Piana Rotaliana, Vallagarina e Valsugana, per capire innanzitutto come si adattano a diverse altitudini e a diverse condizioni climatiche, ma valutandone anche la fenologia, la fertilità, la produttività, la tolleranza alle principali malattie fitosanitarie, il potenziale enologico rispetto a due varietà tradizionali: Chardonnay e Marzemino. Tra queste 30 varietà, sette risultano promettenti: si tratta di Solaris, Sauvignon Gris, Pinot Regina, Nermantis, Termantis, Valnosia e Charvir. Queste varietà possono rappresentare un’opportunità per areali viticoli confinanti con aree sensibili, dove le limitazioni ai trattamenti fitosanitari rappresentano un grosso limite e nelle aree dove la meccanizzazione a causa della forte pendenza è impossibile.

I commenti dei presidenti Fem e Civit
Il presidente Fem Mirco Maria Franco Cattani spiega: “La collaborazione integrata di ruoli ed esperienze complementari, che sorregge il progetto Vevir, ha prodotto un risultato estremamente positivo, perchè pienamente rispondente agli obiettivi previsti, in grado di fornire un valido supporto ai viticoltori ed agli operatori commerciali, armonizzando la produzione in campagna con le necessità urgenti di preservare la salubrità del territorio a beneficio di quanti lo abitano e frequentano. Per Fem è un ulteriore sprone nella propria missione di sostegno e affiancamento agli agricoltori, che è stata ragione della sua fondazione”. Civit avrà il compito di promuovere queste varietà tra i viticoltori. Il presidente Enrico Giovannini manifesta la propria soddisfazione: “Il progetto Vevir è stato un chiaro esempio di come il trasferimento delle conoscenze, raggiunte grazie al lavoro del mondo della ricerca all’indirizzo del mondo produttivo, sia possibile, efficace e fruttuoso. Una stretta collaborazione tra i vivaisti viticoli dell’Avit e i ricercatori della Fondazione Mach non può che giovare, sempre di più, all’intera filiera vitivinicola trentina, offrendo strategie innovative per una viticoltura veramente sostenibile”.

Alessia Davì