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Scenari

“Xylella in Sicilia? Possibile”. Ecco gli ulivi resistenti da destinare ai nuovi impianti

05 Marzo 2021

Potrebbe esserci una epidemia di Xylella in Sicilia?

Non ci sono segnali, almeno per il momento, ma l’ipotesi non è assolutamente da scartare. Per questo il dipartimento di scienze agrarie e forestali dell’università di Palermo ha condotto un interessante studio con il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Giovanni Basile Caramia di Bari. L’obiettivo era quello di testare la resisteza delle principali cultivar di ulivo presenti in Sicilia al batterio che ha causato una strage di ulivi nel Salento in Puglia. L’università ha inviato ben 25 campioni che sono stati cresciuti e accuditi in un ambiente perfetto, senza la minima possibilità di essere contagiati da virus e batteri. Lo studio, in realtà, è stato fatto a livello nazionale e a Bari sono state testate ben 400 cultivar diversi di ulivo. Tra le cultivar siciliane, alcune delle più conosciute, come la tonda iblea, la moresca, la nocellara etnea, la nocellara del Belice, l’ogliarola messinese, la santagatese, la biancolilla, la cerasuola, insomma alcune delle cultivar che sono alla base dell’olivicoltura siciliana. Nessuna delle cultivar della Trinacria, che sono state infettate con la xylella, ha resistito all’attacco del batterio killer.

Gli ulivi, dopo essere stati fatti crescere in serra, sono stati portati proprio all’interno della “zona rossa” della Xylella, per verificare un possibile “attacco” del batterio. Tutte le specie siciliane sono state infettate e dopo poco tempo, sono morte. Tra le specie che hanno mostrato resistenza, invece, due cultivar diffuse soprattutto nell’Italia centrale, che hanno mostrate una importante resistenza alla Xylella: si tratta del Leccino e della Favolosa. Ne parliamo con Tiziano Caruso, ordinario di Coltivazioni arboree e docente di Olivicoltura presso il Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali dell’università di Palermo. “Credo che i risultati siano molto interessanti – dice Caruso – In Puglia, che sappiamo tutti quello che ha passato e che sta passando con la Xylella, tutti i nuovi impianti sono stati rifatti con Leccino e Favolosa. Sono due cultivar che hanno risposto benissimo ai test, ma soprattutto hanno mostrato versatilità nell’ambientarsi rapidamente alle nuove condizioni climatiche e di territorio”. Anche in Sicilia si stanno già conducendo test con queste due cutlivar. Nella zona di Camporeale, in provincia di Palermo, ci sono circa 20 ettari piantati a Favolosa (da molti conosciuta come FS-17). Ma ci sono diversi micro-impianti anchenella zona del trapanese. Si tratta di alberi che già producono olio e che sono stati testti con un buon successo.

“E’ vero – dice Caruso – che la base dell’olio è la cultivar che viene selezionata, ma è anche vero che poi le caratteristiche dell’olio stesso dipendono dall’ambiente, dalle precipitazioni, dalle temperature, dalle tecniche di raccolta, di molitura e di conservazione. Si tratta di un percorso lunghissimo per ottenere alta qualità”. Leccino e Favolosa sono diffuse principalmente nell’Italia Cetrale, soprattutto in Toscana, Umbria, Marche e Alto Lazio e producono olio che viene riconosciuto di altissima qualità nel mondo.

G.V.