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Pubblicato in Vini e territori il 22 Settembre 2018
di C.d.G.


(Taranto)

di Francesca Landolina

È con la luce del tramonto che ci accoglie la città di Taranto. Lo stupore del viandante percorrendo la strada che conduce alla Città dei due Mari è così intenso che neppure le storture industriali riescono a scalfirlo. 

Siamo nella terra del Primitivo di Manduria, il vitigno della Magna Grecia. Si narra che sia giunto in Puglia attraverso i Greci oltre duemila anni fa, anche se studi più recenti hanno riscontrato un’origine comune con lo Zinfandel, coltivato in California. La sua peculiarità, come si evince dallo stesso nome, dal latino “primativus”, sta nella precoce maturazione delle uve, vendemmiate già nella seconda metà di agosto. Nelle zone più vocate viene allevato ad alberello, come da tradizione, ma si è ben adattato anche ai sistemi a spalliera come guyot e cordone speronato. È un vino potente, strutturato, molto fruttato, che regala al naso profumi di prugna e ciliegie sotto spirito, marmellata di mirtilli, fiori appassiti, note speziate e profumi di macchia mediterranea e sale. Sebbene abbia una gradazione alcolica di circa 14 gradi, riesce ad esprimere piacevolezza e bevibilità.


(Primitivo)

Ama stare vicino al mare e, grazie a questa vicinanza, porta con sé i sapori delle onde marine, nutrendosi di suoli calcarei, tufacei e argillosi, che gli conferiscono complessità e mineralità, come accade nelle terre rosse di Manduria. Il più noto, quello che scopriamo lungo questo viaggio, è proprio il Primitivo di Manduria, coltivato anche in provincia di Taranto. Dalla città parte il nostro viaggio, organizzato dal Comune, dall’Unione dei Comuni della Regione Puglia e dal Movimento del Turismo del Vino Puglia. Lo racconteremo attraverso storia, arte e nuove filosofie di produzione. Lo stile del Primitivo sta infatti cambiando, grazie ad un nuovo approccio culturale messo in atto dai produttori di oggi. Si può affermare che ha fatto un grande balzo avanti, scrollandosi di dosso il marchio di prodotto da taglio. A conferma di questo, i dati 2017 diffusi dal Consorzio di Tutela del Primitivo Dop e Docg.


(Calice di Primitivo)

Cresce il Primitivo di Manduria e cresce in tutte le sue varianti: Primitivo di Manduria Dop, Primitivo di Manduria Riserva Dop e Primitivo di Manduria dolce naturale Docg. Quasi 13 milioni di litri che equivalgono a poco più di 17 milioni di bottiglie, di cui il 70% prende la via dell’esportazione, per circa 100 milioni di euro di valore stimato. Un primato nei maggiori mercati del mondo per la grande Doc, nata nel 1974. Il merito è senz’altro delle caratteristiche pedoclimatiche della terra, che attraversa colline e pianure lungo l’arco jonico, ventilato, luminoso e vocato alla vigna. Ma se oggi il Primitivo cresce in qualità è segno di una nuova sensibilità culturale, messa in moto da chi lo produce. Negli ultimi decenni è cresciuta tra i produttori una maggior consapevolezza delle sue potenzialità. E grazie all’attento lavoro dei viticoltori, che ha privilegiato le basse rese e le accurate vinificazioni, si sono ottenuti vini rossi intensi e potenti ma di grande eleganza e finezza. Abbiamo attraversato le colline intorno a Taranto e Manduria, tra Lizzano e Carosino, abbiamo incontrato il “volto umano” del Primitivo; in buona sostanza, chi ci mette la faccia e il cuore, chi con orgoglio lavora per migliorare sempre più la qualità di questo grande rosso del Sud. 


(Taranto antica)

Facciamo però un passo indietro e partiamo da Taranto, una città che ha tanto da raccontare. Vive di luce propria, una luce che accarezza la pelle, lasciandole addosso il profumo del mare e del vino. È un respiro profondo che trascina indietro nel tempo. Siamo nella culla della Magna Grecia e vi giungiamo in un periodo particolare, in occasione di Cantine Aperte e dell’antica celebrazione delle Antesterie, una tipica festa agreste della Magna Grecia dedicata al Dio Dionisio. Parliamo di una terra coraggiosa e fiera, prima colonia greca, ricca e fertile, potenza economica e militare, regno di grande cultura, poi terra di conquista romana. Più volte capitola, più volte si rialza. Bizantini, saraceni, spagnoli la attraversano, la possiedono e lasciano orme e tracce indelebili, mentre lei  continua a mostrare la sua imperitura bellezza, il coraggio della sua gente e la bontà di quel rosso, strettamente legato al suo territorio. 

Lungo questo racconto sarà il vino il nostro filo conduttore, ma la città merita il viaggio anche per la sua storia e per la sua arte. Non si può non citare il MArtA (Museo di arte archeologica di Taranto). Benché non tutti lo sappiano, è riconosciuto come uno dei più importanti musei di Italia. Nel 2017 ha avuto quasi 80 mila visitatori, stando alle statistiche del Ministero dei Beni Culturali e la sua storia risale alla fine dell’Ottocento. Il viaggio, al suo interno, ci conduce nelle fasi più antiche dell’insediamento in Puglia, dal Paleolitico al Neolitico, per giungere alla fondazione della colonia greca, alla città classica ed ellenistica, alla conquista romana. Tra i capolavori da ammirare, i celebri Ori di Taranto, già esposti negli Stati Uniti e all’Expo di Milano, e i reperti archeologici che testimoniano il culto del vino. 

Il MArtA da solo vale il viaggio. Ma da vedere c’è  anche il Castello Aragonese, costruito alla fine del XV secolo per fronteggiare i turchi, oggi sede della Marina Militare e meta di circa 120 mila visitatori nel 2017. Uscendo dalle sue mura, siamo già nel cuore  dell’antico borgo, la Taranto antica, costruita su più livelli. Labirintica e affascinante. Tra le sue stradine, convivono il vecchio e il nuovo: taverne, scorci agghindati da luci folkoristiche e murales che illustrano la sua storia, nei pressi della sede universitaria, lì dove la sera i giovani tarantini si radunano tra i locali, pensando al futuro di una terra nella quale restare e da far crescere.


(Il Castello)

La nostra sosta nel cuore del borgo umbertino di Taranto ha un primo risvolto goloso al ristorante Gatto Rosso, dove assaporiamo l’essenza della cucina tarantina, marinara e contadina, con lo chef Agostino Bartoli e i suoi piatti, perfetto mix di tradizione e innovazione in abbinamento ai vini della cantina sociale Lizzano, fondata nel 1959. Lasciamo la città per continuare il nostro viaggio alla scoperta del Primitivo di Manduria, il vitigno che guarda alla tradizione proiettandola al futuro. Inizia da qui il cammino tra le cantine, lì dove incontriamo alcuni produttori, pronti a raccontarci qualcosa di più. 

(continua...)

 

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