Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

Chiara Lungarotti: la cultura del vino sta cambiando, l’Italia si faccia trovare pronta

16 Marzo 2015
Chiara_Lungarotti_sotto_tettoia_Cantina Chiara_Lungarotti_sotto_tettoia_Cantina

Le novità al Vinitaly, il ruolo del turismo e le opportunità di Expo. La produttrice umbra si racconta per un 2015 strategico

Siamo a Torgiano, uno dei territori che ha reso famosa l'Umbria del vino. E parliamo dell’azienda vitivinicola, fondata da Giorgio Lungarotti agli inizi degli anni '60, ora condotta da Chiara Lungarotti e Teresa Severini

Intervistiamo proprio Chiara per farci raccontare le novità in vista del Vinitaly e per conoscere meglio le impressioni in attesa di ExpoMilano 2015, forse un’occasione unica per il Paese. Mentre è in atto quello che secondo Chiara è un nuovo approccio culturale verso il vino, elemento integrante della conoscenza di un territorio.

Qual è il vostro stato d’animo in attesa del Vinitaly?
“Siamo fiduciosi. Nonostante le difficoltà del momento, il mercato risponde bene e ciò accade tutte le volte in cui alla base del lavoro c’è un progetto volto alla nascita di vini unici, che sanno esprimere l’autenticità di un territorio”.

Non è forse troppo ottimistico pensare che il prossimo possa essere un Vinitaly da ripresa per l’Italia del vino?
“Sono fermamente convinta del fatto che la vera ripresa si fa con il lavoro. Tutto quello che semini ogni giorno può aiutarti ad ottenere riconoscimenti nel mercato, nazionale e internazionale. Il Vinitaly è un’occasione di incontro. Molti dei nostri contatti verranno a trovarci dopo ProWein, perché è a Verona che si dedica la massima attenzione alle cantine italiane.  Poi aggiungo un aspetto per me importantissimo. L’occasione di incontrare importatori e buyer è unica soprattutto per l’aspetto umano che c’è dietro il mondo del vino. Questo è ciò che fa la differenza, perché noi produttori mettiamo passione, ma la stessa passione condivisa è lo strumento più forte per far innamorare i consumatori e per fare vera cultura del vino”.

Quali le novità dell’azienda Lungarotti al Vinitaly?
“Al Vinitaly presenteremo due nuovi vini che abbiamo chiamato L’U. L’U come l’Umbria, come l’uva e come Lungarotti. Esprimono la nostra passione e il nostro territorio. Saranno un bianco, da uve Vermentino e Chardonnay, e un rosso, da uve Sangiovese e Merlot.  In totale, 40 mila bottiglie”.

Come valuta l’opportunità di Expo per il vino italiano?
“Expo è un’opportunità per tutto il Paese, non solo per il vino. Per questo penso che sia un’occasione unica per far conoscere i nostri territori, le nostre produzioni, la nostra cultura. Ed è sul turismo del vino che bisogna anche puntare. Chiunque oggi scelga di visitare un luogo, non può trascurare una visita in una cantina, né di degustare i prodotti della gastronomia locale, da accompagnare con un vino del territorio. Se trascorsi per esempio tre giorni in Umbria, un visitatore non facesse tutto questo, allora nel suo bagaglio di viaggio verrebbe a mancare un ingrediente fondamentale per lascoperta del luogo. Il vino è parte integrante del racconto di un territorio e soprattutto in Italia. Ad Expo andremo e saremo presenti nel Padiglione del Vino. Lì arriveranno antiche anfore, coppe e anche reperti dal nostro museo, che renderanno visibile la storia millenaria del vino”.

Quanto conta il turismo enogastronomico per il futuro del vino?
“Per la mia famiglia ha sempre avuto un’importanza primaria. Non a caso, il nostro museo del vino lo scorso anno ha festeggiato il suo quarantesimo anno d’età. Questo significa che la storia e la cultura da tramandare per noi hanno un grande significato. Servono a far comprendere al visitatore il lavoro e la passione, i sacrifici e la devozione di chi sta dietro una bottiglia di vino. Credo quindi moltissimo nel potenziale del turismo del vino e non perché consente di incrementare le visite con lo scopo primario della vendita. Vi credo per un’altra ragione: sono gli stessi visitatori che conoscendo chi produce, toccando con mano la realtà delle vigne e vedendo con i propri occhi, diventano poi i migliori ambasciatori del vino nel mondo. Ciò accade, perché il vino che hanno bevuto durante la loro vacanza è il vino dei ricordi, il simbolo della piacevolezza di giorni trascorsi in assoluta serenità. Ecco perché il turismo del vino è uno strumento unico per il marketing turistico”.
 

Come sta cambiando secondo lei l’approccio al vino da parte di tutti, anche dei non addetti ai lavori?
“Riscontro una curiosità sempre crescente e attenta. C’è voglia di conoscenza. Assistiamo ad un crescita continua di corsi, anche piccoli, per approcciarsi al vino. Ma la cosa che più mi fa piacere è assistere ad una presa di consapevolezza. Non conta più un’etichetta, una qualsiasi. Del vino si vuole sapere di più. Si vuol conoscere il territorio in cui è prodotto e la persona che lo produce con i suoi valori, per passare a comprendere ciò che fa: dall’impianto del vigneto alla vinificazione, dall’approccio verso l’ambientale alla commercializzazione. Solo dopo si arriva al buon bere, e nel calice si assapora l’umanità che vi è dentro. Credo che per far conoscere davvero il vino lo si deve legare al cibo e allo stile di vita mediterraneo dello stare bene a tavola, condividendo così il piacere del buon bere ed educando al consumo consapevole. Il vino è questo. Puro piacere”.

E per voi produttori? Quale la strada da percorrere?
“Quella della sostenibilità. Svolgerà un ruolo sempre crescente nel mercato del vino. Nel Nord Europa, in Canada, negli Stati Uniti, in Giappone. Ovunque”.

Quale la vostra posizione oggi nei mercati italiani ed esteri?
“Il nostro mercato domestico ricopre il 40 per cento. Siamo sempre più presenti nel Nord Europa, in Germania, in Danimarca, in Svizzera e in Giappone”.

Cosa può dirci della vostra esperienza con la quarta edizione ‘made in Umbria’ dei corsi per aspiranti Master of wine?
“Undici anni fa è stato fondato l’Istituto Grandi Marchi, l’associazione che riunisce 19 cantine icona dell’enologia tricolore nel mondo. Dal 2009 siamo l’unica compagine italiana major supporter dell’institute of Masters of Wine (IMW), l’accademia londinese impegnata da oltre 60 anni a formare i più influenti e qualificati esperti del settore in tutto il mondo. Di recente presso il nostro Wine Resort Lungarotti Le Tre Vaselle si è tenuto il corso per aspiranti Master of wine. Ad esso si sono aggiunti anche 18 persone che proseguono il percorso formativo. Tutto ciò ci inorgoglisce perché in passato non c’era molta attenzione per il vino italiano. Ma le cose sono cambiate. I giorni del corso ci hanno regalato momenti emozionanti in cui abbiamo visto degustare i nostri vini,insieme a molti altri del panorama mondiale, con un approccio diverso”.

Ci sarà un italiano tra i prossimi Master of Wine? 
“Credo proprio di sì. Sono fiduciosa”.

Francesca Landolina