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Vini e territori

Federico Curtaz: l’Etna tra gli otto più grandi territori del vino al mondo. E vi spiego perché

15 Giugno 2018
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(Federico Curtaz)

Una mattina a Sant'Alfio tra i vigneti del versante est del'Etna. A parlar di vino, terroir, identità, futuro. Con Federico Curtaz, agronomo e grande conoscitore del vino e delle sue dinamiche. 

Non ha certo bisogno di presentazioni e di aver snocciolato il suo curriculum per ricordare chi è. La cosa più recente che perdura è la sua folgorazione per l'Etna avvenuta qualche anno fa e che non smette di finire. Anzi, si rinfocola. La conversazione parte dai vigneti presi in affitto a Biancavilla sul versante ovest ed a Milo e l'idea di avere una bandierina sul vulcano che sventola con le sue 12 mila bottiglie prodotte per il momento. Curtaz apre il suo bagaglio di suggestioni. “L'Etna – dice – è un grande territorio del vino. Personalmente lo colloco tra gli otto, dieci, più importanti terroir al mondo”. Ed è gioco facile chiedergli quali sono. Lui li elenca random: “Borgogna, Bordeaux, Mosella e Reno, Barolo e Barbaresco, Hermitage, Alsazia, Montalcino. Ed Etna per l'appunto”. Non c'è altro? “No. Qui c'è la sintesi del grande vino al mondo. Se l'Etna corre rischi? Tutti me lo chiedono. Io dico che non corre rischi. C'è un grande fermento, grandi personaggi che arrivano e quando arriva energia questa si diffonde, si consuma, si trasmette, dà forza, prende il posto di ogni cosa. Certo, ci sono dei costi. C'è la grande azienda che arriva con la sua tanta luce e consuma tanta energia, c'è il piccolo che legge Nicolas Joly e pensa che si possa fare tutto per poi scoprire che nei vigneti ti ritrovi con più rovi che viti”.

“Il pericolo – continua Curtaz – sarebbe la banalizzazione ma ci sono persone che vogliono fare bene. Forse a cercare qualche rischio l'unica cosa che temo e che l'Etna diventi qualcosa di finanziario che prescinda dall'amore per il vino. Ecco quello potrebbe essere un pericolo. Ma penso che non accadrà”. Ma com'è questo vino dell'Etna? “Ha un tratto di eleganza che lo rende universale. I vini hanno un tannino fine, hanno un po' meno volume di un grande Nebbiolo adulto e un po' meno seta di lampone che ti lascia un Borgogna. Ha tratti dell'uno e dell'altro. Ma poi arriva il suolo lavico, la roccia lavica. Ed anche lo speziato che colleghi ed amici non hanno. È la sorte del vini che guardano ad est e l'Etna guarda ad oriente. E dall'est arriva il pepe, arrivano le spezie… E non dimentichiamo che qui il vino si fa da molto prima di tutti gli altri grandi territori che ho elencato. Nessuno può intaccare questo primato storico. E sento di dire che siamo all'inizio. Il valore dei terreni cresce? Siamo ancora all'alba…”.

C.d.G.