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Il caso

Giornalisti e addetti ai lavori sul caso Eataly: no alle accuse a Farinetti

08 Agosto 2013
casofarinetti casofarinetti


Giorgio Bosticco, Riccardo Deserti, Daniele Cernilli, Enzo Vizzari

Continua ad impazzare sul web la polemica che ha accesso i riflettori su quello che ormai è diventato un simbolo dell’eccellenza enogastronomica Made in Italy.

E mentre si sprecano i commenti all’articolo pubblicato sul sito di Stefano Bonilli, abbiamo chiesto ad alcuni imprenditori e giornalisti del mondo dell’enogastronomia – come rispettivamente l’”accusato” e l’”accusatore” di questa querelle – cosa ne pensano della critica indirizzata ad Oscar Farinetti. 

A partire dai rappresentanti di due grandi consorzi italiani. Riccardo Deserti, direttore del consorzio del parmigiano reggiano, commenta così l’attacco secondo il quale “Oscar ha fatto tanto bene all’immagine dell’Italia nel mondo quanto male ai produttori con cui lavora distruggendo le logiche del grande artigianato italiano”. “Dalla nostra esperienza diretta – riferisce – non emergono elementi per sostenere questa tesi. Alcune piccole e medie imprese di Parmigiano Reggiano sono fornitori da anni di Eataly e la valutazione è di sostanziale soddisfazione. Viceversa, come consorzio probabilmente va tarata in maniera più precisa la presenza all’interno del contenitore Eataly ma questa è una valutazione ed una responsabilità che appartiene alle imprese e non alle logiche di Eataly, che, giustamente, essendo un’iniziativa privata ha delle logiche rivolte al business. Ogni impresa può poi valutare liberamente se collaborare o meno”. 

Stessa soddisfazione anche nelle parole di Giorgio Bosticco direttore generale di un altro grande consorzio, quello dell’Asti Docg: “Posso raccontare tre esperienze per le quali mi sono rapportato con Oscar Farinetti. Nella prima fornivo Eataly in quanto produttore ed ho sempre venduto con i giusti margini ed allo stesso modo sono sempre stato pagato. Nella seconda gli ho proposto di inserire nella sua rete di vendita delle eccellenze di piccoli artigiani ed ho subito trovato piena disponibilità, riuscendo le piccole aziende a stabilire i prezzi senza subire quelle posizioni ricattatorie come quelle in cui ci si può imbattere nella grande distribuzione. Infine, nell’attività del consorzio riforniamo Eataly in Italia e all’estero ed abbiamo la possibilità di avere un dialogo molto aperto e libero. Oscar Farinetti è indubbiamente un personaggio molto forte con il quale bisogna confrontarsi alla pari, un imprenditore in grado di valorizzare e saper vendere come nessun altro ed inoltre un ottimista di natura che ha la capacità di contagiare anche i suoi fornitori”.

Appoggio, riconoscenza e solidarietà ad Oscar Farinetti, quindi, da parte degli esponenti di due simboli del patrimonio enogastronomico italiano nel mondo, che rappresentano il settore dell’imprenditoria, lo stesso dell’inventore di Eataly. Passando al banco dell’”accusa” di Bonilli, tra i suoi colleghi, molti dei quali a dire il vero reticenti a rilasciare dichiarazioni in merito per svariate motivazioni, abbiamo intercettato Daniele Cernilli, direttore del magazine on line Doctor Wine, il quale, riguardo alle critiche rivolte ai metodi di fare impresa di Farinetti parla di “moralismo d’altri tempi. “Non mi sembra – continua – che nelle logiche degli altri supermercati funzioni in maniera diversa. Piuttosto – continua – se c’è qualcuno che ha salvato alcuni produttori di vino è stato proprio Farinetti, che ha creato anche posti di lavoro in un momento economico difficile ed ha fatto conoscere il meglio del nostro paese nel mondo. Dare addosso all’Italia che funziona mi sembra un’operazione di autolesionismo”. Sull’importanza di creare dibattito anche se non condivisibile si concentra invece il pensiero di Luciano Pignataro, redattore del Mattino e autore di Luciano Pignataro WineBlog: “Credo che sia stato giusto l'intervento perché le idee, anche quelle che non si condividono, devono assolutamente poter circolare, soprattutto quando sono espresse da giovani. Detto questo non condivido quello che ha scritto Tokyo perché riflette il limite della nostra psicologia: l’Italia è il paese dell’ O e non dell’ E:  Barilla O Gentile e non Barilla E Gentile; Zonin O Gravner e non Zonin E Gravner; Grande O Piccolo e non Grande E Piccolo invece di Buono O Cattivo. Il pezzo di Tokyo secondo me si inserisce in questo filone. Nel mirino del 2.0, che ormai frequento da un bel po' di anni, c’è quasi sempre chi ha l’ambizione di governare i processi. E' insomma l’espressione di una vocazione monastica solipsistica espressione di una incapacità di passare dal ragionamento istintivo e individuale a quello di una collettività che non sia branco ma squadra. Nel merito, ammiro Oscar Farinetti per quello che ha fatto e soprattutto per lo spirito positivo che trasmette. Solo chi non fa non sbaglia”.

Chiudiamo con la laconica espressione di Enzo Vizzari, direttore de Le Guide de L’Espresso, il quale preferisce tagliare corto su “una questione che forse sta suscitando più attenzione di quanto dovrebbe. Sono state espresse una serie di banalità, il che è il bello del web dove ognuno ha licenza di uccidere, ma la cosa più grave è che si tratta di affermazioni non documentate”. Al momento dunque, dal nostro sommario sondaggio, pieno sostegno ad Oscar Farinetti. Ma chi è scevro da pulsioni come banalità, invidia, dissacrazione si faccia pure avanti. Attendiamo, se mai ci sia, di sentire anche la voce dell’altra parte della campana.

Daniela Corso