Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
La ricerca

Vitigni di Calabria. La ricerca firmata da Librandi

12 Luglio 2012
paolo-librandi paolo-librandi


Paolo Librandi

In Calabria la ricerca punta sul materiale clonale.

Se in altre regioni è un patrimonio che già da tempo si è selezionato per molte varietà autoctone, nella punta d’Italia ancora i prìncipi dell’enologia tradizionale e adesso frontiere di una nuova rinascita, Gaglioppo, Magliocco e Pecorello non sono mai stati oggetto di una ricerca approfondita, tanto che nemmeno un clone è stato inserito nel registro nazionale. Il brand che sta scrivendo capitoli importanti della Calabria del vino, raccontandola nei mercati internazionali, ha voluto colmare questo vuoto conoscitivo. Si tratta dello studio a firma di Librandi, voluto dai produttori Antonio e Nicodemo per metterlo a disposizione della comunità enologica regionale. Del risultato ne è stato pubblicato il saggio Vitigni di Calabria, Selezione e Potenzialità Enologiche.

Come suggerisce il sottotitolo che spiega il progetto, si propone come trampolino di lancio per lo sviluppo di un comparto più consapevole delle proprie forze e delle proprie risorse.  Ha avuto inizio nel 2006 con l’individuazione di ceppi nei vigneti più antichi. Partendo dal campo e dall’analisi dei parametri ampelografici, agronomici fino allo studio delle  caratteristiche dei mosti l’iter si è completato con la valutazione dell’esito della microvinificazione condotta nella cantina sperimentale, con panel di assaggio per valutare le qualità polifenoliche e aromatiche delle cultivar. Il team di ricercatori è stato coordinato da Mario Fregoni, ordinario di Viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza  e presidente onorario dell’Oiv. Il lavoro sulla selezione massale ha visto coinvolti Donato Lanati, docente di Enologia all’Università di Torino, Franco Mannini e Anna Schneider del Cnr di Grugliasco. Hanno partecipato anche Stella Grado, dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige, e Vito Teti dell’Università della Calabria. L’iniziativa è stata supportata dall’Assessorato all’Agricoltura Foreste e Forestazione della Regione Calabria.

“L’idea nasce con l’obiettivo di preservare un  patrimonio che, dalla prima varietà all’ultima, è  sempre stato utilizzato nel passato. Per noi la soddisfazione di tenere in vita qualcosa che sarebbe stato oggetto di sparizione – spiega Paolo Librandi -. C’era poi l’idea di applicare le conoscenze moderne a queste varietà antiche per vedere che risultati possono dare. Per esempio ci sono vitigni che tradizionalmente sono stati considerate tardivi mentre se coltivati in modo diverso e con le tecniche giuste, come il Magliocco, possono essere addirittura vendemmiati prima del Gaglioppo”. Questa scoperta per  i Librandi è stato lo stimolo principale per portare avanti la ricerca.

Una risposta anche alla competizione. “La lezione che hanno imparato tutti, in un’epoca di grande standardizzazione, è che non si può fare una guerra sul prezzo e su varietà stranote. Questo studio a noi produttori calabresi dà una chance. Perché ci consente di sapere di più su vitigni non replicabili. La ricerca ci viene in aiuto. Adesso possiamo sapere cosa è realmente il Gaglioppo, nonostante sia protagonista di una denominazione da 40 anni”, aggiunge Librandi.
Il libro è il completamento di un progetto dedicato proprio al rosso della Doc Cirò intitolato il Gaglioppo e i suoi fratelli, approfondimento storico antropologico sul vitigno e varietà minori. 

Per informazioni su come consultare la ricerca scrivere a: librandi@librandi.it

C.d.G.