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Pubblicato in Cosa bevo
di Redazione


Laura e Francesco De Franco

di Fabio Cimmino

Se mi chiedessero quale è secondo me il vitigno più sottovalutato del panorama enologico nazionale non avrei dubbi a rispondere il Gaglioppo.

Se spostassimo il punto di osservazione dall'uva al territorio la risposta non cambierebbe, direi il Cirò di cui il Gaglioppo è fondamentale (talvolta ingiustamente discusso) protagonista. Francesco De Franco è convinto che in agricoltura bisogna limitarsi ad assecondare la natura. Così fa nei suoi otto ettari di vigna dove non viene utilizzata nessuna sostanza di sintesi, ma solo rame, zolfo e agenti naturali utilizzati con parsimonia, nessuna concimazione ma solo il classico sovescio. Periodicamente si effettuano ridotte lavorazioni del terreno per mantenerlo fertile e garantire la biodiversità del suolo. Oltre al gaglioppo le sue vigne ospitano anche un po' di magliocco, greco nero e bianco. In cantina la fermentazione avviene naturalmente utilizzando i lieviti indigeni senza aggiunta di enzimi. Vinificazione e maturazione in acciaio, per esaltare tutti i profumi e gli aromi del gaglioppo. La filtrazione è davvero grossolana, solo per assicurarsi che nel vino finito non ci siano impurità, la quantità di solforosa è molto bassa.
L’ex architetto De Franco, dopo la laurea in enologia a Conegliano, non ha resistito al richiamo della sua terra di origine. E' tornato per dedicarsi per dedicarsi al vino. Nonostante sia già in commercio la nuova annata, la 2009, io sono rimasto entusiasmato e legato alla sua prima vendemmia, la 2008. Due annate completamente differenti e capaci di raccontare il vitigno ed il territorio in maniera esemplare. Se il 2008 era figlio delle vecchie piante messe a dimora nel ’67 esposte a Nord lungo la valle del Lipuda, il 2009, è figlio di giovani piante di 7 anni che giacciono sull’altro versante esposto a Sud. Delicata trasparenza di colore che invita alla beva ed affascina l'occhio, non passa inosservato. I sentori di macchia mediterranea e le sfumature minerali si alternano in un naso cangiante innestandosi su di un frutto integro e croccante. Al palato si distingue per la sua estrema facilità di beva, grande l'acidità ed ottimo l'allungpo sapido. A 10 euro, o poco più, davvero un buon affare.


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