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COSA BEVO

Sublime rosso

Sarà per la mia voglia crescente di bere qualcosa di poco omologato e quasi per niente replicabile; sarà anche perché sono attratto da quelle che sono le novità. Certo è che tra i tanti assaggi al Vinitaly (perché a Verona bevono tutti, anche i giornalisti e non solo i buyers o i clienti delle cantine) ce n’è uno che mi ha folgorato. È un rosso che si produce a Lipari, l’azienda è Tenuta di Castellaro, marchio giovanissimo che nasce dall’intuito di Massimo Lentsch imprenditore lombardo col pallino del vino e grazie ai preziosissimi suggerimenti di Danilo Conti, intraprendente enotecaio di Lipari e grande enofilo che si occupa della parte commerciale.
Il vino si chiama Nero Ossidiana è quella che ho assaggiato è la prima annata disponibile, il 2008. È un uvaggio dove prevale il Corinto Nero, vitigno che più autoctono non si può tra i vulcanici e ventosi terreni delle Eolie, e un saldo di Nero d’Avola. Si chiama Ossidiana perché tracce di questa pietra si trovano nel vigneto di Castellaro esposto a nord. Ha profumi di muschio e terra bagnata che hanno lasciato un piacevole ricordo nel mio olfatto. In bocca è travolgente nella sua diversità, di sapidità consistente, lunghissimo. Ma Danilo Conti giura che ancora siamo solo all’inizio e che evolvendo regalerà ancora altre e intriganti emozioni. Leggendo le schede poi scopriamo che viene vinificato senza controllo della temperatura, passaggio in legno, botti usate, nessuna chiarifica, e otto mesi di affinamento in bottiglia. A seguire le sorti dell’azienda che produce anche un interessante Bianco Pomice c’è uno come Salvo Foti che col suo gruppo «I Vigneri», di suoli vulcanici, senza offesa, se ne intende. Per il Rosso Ossidiana ventuno euro in enoteca. Poche bottiglie. Da cercare, subito. 

F. C.

COSA BEVO

Sublime rosso

Sarà per la mia voglia crescente di bere qualcosa di poco omologato e quasi per niente replicabile; sarà anche perché sono attratto da quelle che sono le novità. Certo è che tra i tanti assaggi al Vinitaly (perché a Verona bevono tutti, anche i giornalisti e non solo i buyers o i clienti delle cantine) ce n’è uno che mi ha folgorato. È un rosso che si produce a Lipari, l’azienda è Tenuta di Castellaro, marchio giovanissimo che nasce dall’intuito di Massimo Lentsch imprenditore lombardo col pallino del vino e grazie ai preziosissimi suggerimenti di Danilo Conti, intraprendente enotecaio di Lipari e grande enofilo che si occupa della parte commerciale.
Il vino si chiama Nero Ossidiana è quella che ho assaggiato è la prima annata disponibile, il 2008. È un uvaggio dove prevale il Corinto Nero, vitigno che più autoctono non si può tra i vulcanici e ventosi terreni delle Eolie, e un saldo di Nero d’Avola. Si chiama Ossidiana perché tracce di questa pietra si trovano nel vigneto di Castellaro esposto a nord. Ha profumi di muschio e terra bagnata che hanno lasciato un piacevole ricordo nel mio olfatto. In bocca è travolgente nella sua diversità, di sapidità consistente, lunghissimo. Ma Danilo Conti giura che ancora siamo solo all’inizio e che evolvendo regalerà ancora altre e intriganti emozioni. Leggendo le schede poi scopriamo che viene vinificato senza controllo della temperatura, passaggio in legno, botti usate, nessuna chiarifica, e otto mesi di affinamento in bottiglia. A seguire le sorti dell’azienda che produce anche un interessante Bianco Pomice c’è uno come Salvo Foti che col suo gruppo «I Vigneri», di suoli vulcanici, senza offesa, se ne intende. Per il Rosso Ossidiana ventuno euro in enoteca. Poche bottiglie. Da cercare, subito. 

F. C.

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