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Galeotto fu il vino per Annie e Giorgio Pinchiorri, due voci tutte da sfogliare

12 Dicembre 2017
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di Michele Pizzillo, Milano

Un libro che racconti l’Enoteca Pinchiorri ci stà, eccome. Se poi si ha l’abilità di raccontare la vicenda umana e professionale della coppia Giorgio Pinchiorri-Annie Féolde, ma ognuna indipendentemente dall’altro e, per di più, in un libro che bisogna capovolgere per leggere prima dell’uno e poi dell’altro, è sicuramente una scelta originale, anche perché le due mitiche figure del vino e della cucina italiana si stagliano nella loro grandezza autonomamente dall’affiatamento della coppia.

Tutto questo è emerso, in sintesi ovviamente, durante la presentazione del volume “Pinchiorri a due voci. La Cantina di Giorgio Pinchiorri. La Cucina di Annie Féolde”, a Milano, presso la storica libreria Hoepli,  con la partecipazione della grande cuoca franco-fiorentina e l’autore del libro, Leonardo Castellucci che è pure direttore editoriale di Cinquesensi, la casa editrice di Sara Vitali che ha confezionato un volume di grande formato e di elegante impostazione.
A parlare, ovviamente, sono stati Annie e Castellucci, con la gran dama che ha avuto parole di elogio per l’autore che è stato capace di cavare qualche aneddoto sul suo privato a Pinchiorri, uomo generoso ma spesso con qualche bonaria ruvidità perché ama parlare solo con i suoi vini. D’altronde è il creatore e custode di un tesoro immenso, nato dall’Enoteca Nazionale per diventare poi Enoteca Pinchiorri che, probabilmente, sarebbe il caso di trasformare in una struttura da mettere sotto tutela come patrimonio dell’Umanità.

Un volume interessante – e non solo per gli appassionati di vino e per chi vuole conoscere alcuni segreti dei piatti di Annie e dell’orchestra che dirige -, visto che percorre la storia dal vino italiano partendo dall’impulso commerciale che ha dato il grande sommelier originario del modenese  – da gran conoscitore della Francia enologica – prima ai vini toscani e piemontesi e poi a tutto quello che sarebbe emerso lungo lo Stivale. “Una crescita che Pinchiorri ha curato con amore e una passione da predestinato tanto che, nel suo caso, mi piace parlare di vocazione, perché credo che le felici, spesso coraggiose scelte da lui fatte nel tempo siano state, quasi sempre, segnate dal talento dell’intuizione oltre che dalla sua altissima competenza”, scrive nell’introduzione Piero Antinori. E la voce dedicata a Pinchiorri si conclude con le sue 50 grandi bottiglie.


Annie Feolde

Si gira e capovolge il libro e “parla” Annie. Lavoro più facile, lo sottolinea già Castellucci, perché la verve della signora capitata a giovanissima in Chianti per una degustazione è tale che mette a proprio agio chiunque. E, la simpatica signora Pinchiorri comincia proprio col il primo incontro con il futuro marito: “E pensare che il primo incontro con Giorgio fu piuttosto complicato. Ci conoscemmo in Chianti, nei pressi di Greve per una degustazione di vini: ci presentarono e prendemmo a parlare, prima con grande calore e poi con altrettanta animosità a causa della solita disputa sui vini rossi e su quelli bianchi. Io da francese tradizionalista esprimevo con passione il mio amore per i vini rossi, lui esaltava i bianchi della Champagne”. Poi, si è visto come è andata, anche dopo il terribile incendio che mandò in fumo una collezione straordinaria di vini. Dalla preparazione di qualche stuzzichino per accompagnare la degustazione dei vini dell’enoteca alla creazione di un vero e proprio ristorante, nel 1980. Due anni dopo arriva la prima stella Michelin, seguita subito dalla seconda per arrivare alla terza nel 1993 ma persa nel 95. Riconquistata nel 2005  e sempre riconfermata.

Che dire, accanto alla mitica enoteca è nato un altro mito, il ristorante di fama mondiale grazie ad un insieme di fattori come piatti inimitabili che, oltre al palato, solleticano la mente, coinvolgendo tutti i sensi in un’altalena di emozioni; un servizio impeccabile che mette il cliente e le sue esigenze al centro dell’attenzione, nel desiderio di fargli passare un momento unico e indimenticabile; un ambiente raffinato dove ogni dettaglio è curato: le fini porcellane, i bicchieri di cristallo, le brocche d’argento con i fiori, tutto concorre a creare una sensazione di bellezza e benessere; la costante presenza in sala di Annie e Giorgio, che accolgono personalmente tutti i clienti, sia quelli affezionati e abituali che quelli nuovi.


Giorgio Pinchiorri

L’orchestra di Annie è composta dall’executive chef Riccardo Monco, assistito dallo chef di cucina Alessandro Della Tommasina e da tutta la brigata, lavora all’ideazione dei piatti e all’affinamento delle ricette, che compongono una arta molto ricca e ricercata, descritta così da Annie: “Scorrere la carta, dagli antipasti ai dolci, è un viaggio in un mondo fantastico. Piatti che, già nel nome, sono un inno alla buona tavola; espressione di una cucina italiana evoluta, in costante e perfetto equilibrio tra canoni tradizionali e sperimentazione gastronomica”. La costante ricerca dell’eccellenza include lo studio e la realizzazione di dessert originali e altamente concettuali, realizzati dallo chef pasticcere Luca Lacalamita.

Pinchiorri a due voci
Edizione inglese Pinchiorri, two voices that become one
Autore: Leonardo Castellucci
Traduzione: Sylvia Brighina

Servizio fotografico: Roberto Quagli
Fotografie: Francesca Brambilla – Serena Serrani per concessione Italian Gourmet, Allen Markey, Gianni Ugolini
Foto d’archivio: Enoteca Pinchiorri
Illustrazioni: Cosimo Melani, Milo Melani
Pagine: 224 
Formato: 24×29.5
Prezzo: 35 euro
Editore: Cinquesensi