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Pubblicato in Dove dormo il 03 Ottobre2015

di Francesco Pensovecchio

La stagione delle Eolie è lunga e mite. Il "fuori stagione", poi ha dei vantaggi: pochi turisti e prezzi dimezzati. E’ uno dei momenti migliori per frequentarle e trascorrere delle vacanze rilassanti. Da Palermo, in aliscafo, servono circa tre ore per Lipari.

Il tratto Palermo – Alicudi è rapidissimo, meno di due ore. Poi la danza attorno alle isole e ai suoi porti, Filicudi, Rinella, Santa Marina Salina, Lipari. E a Lipari il cambio.

Decidiamo per Panarea, un’altra mezz’ora. Un’auto elettrica, quelle usate anche per il golf, ci vengono a prendere al molo. I rumori sono solo quelli del mare, delle barche, di pochi pescatori. Sopra, da una terrazza con vista sul porto, si vede tutto. Se c’è un hotel la cui fama ha varcato i confini nazionali in una simbiosi stretta con la stessa isola, questo è il Raya. L’idea di mare, di lusso, di moda, di look italiano, di un glamour impareggiabile, viaggia dagli anni ’60 con il nome di Miriam Beltrami. Interprete di lingua francese, inglese e spagnola, si è trovata immersa in questa avventura iniziando da un’idea di sincera ospitalità, una guesthouse nella quale agli ospiti è richiesto un piccolo contributo. Indipendentemente dal fattore economico: una sistemata al giardino, una ramazzata alle terrazze, un impegno di cucina, rifare i letti, e via così. Persino una doccia non era una cosa semplice, tre i litri di acqua a disposizione persona. L’alternativa viene dal passato. Un’antica tecnica romana, quella del lavaggio con l’olio extravergine con una spatolina di corno, poi un tuffo a mare. Una bella riscoperta.

Tutto questo, lo ripeterà spesso durante la nostra intervista, è venuto fuori un po’ per caso, un po’ per gioco. Poi un robusto litigio la obbligherà a cambiare le cose e a pensare ad un hotel. Da quel momento è storia di Panarea e delle Eolie, un folle un tuffo nell’inesplorato blu. Una razza con i suoi piccoli diventerà il simbolo della struttura e di uno stile. Il concetto di un luogo svincolato dagli modelli precostituiti dal denaro, dove l’elemento naturalistico e sociale si fondono in una sensuale abbraccio, convince il jet-set dei primi anni ‘60 a guardare a questa singolare realtà. Sarà per gli aperitivi a lume di luna, i disco-party, i favolosi yacht ormeggiati, il cocktail bar, o tutti quanti assieme, al Raya arriverà il mondo e ogni sera è festa. L’hotel si allarga, si trasforma in una realtà “diffusa” di 36 camere. Niente TV, solo prodotti naturali e sostenibili, dal sapone al tessuto delle vestaglie in dotazione. La morbosa contiguità di un’isola minuscola, il marmo scheggiato, la mattonella lineata, il rubinetto senza vite, l’asciugamano un po’ liso, l’imperfezione generalmente considerata è un involontario (o volontario?) elemento distintivo che va interpretato e accettato indipendentemente dal prezzo richiesto. E non è poco.

 

La parte più alta, chiamata Raya Alto, domina tutta l’isola. Accanto a essa l’acqua delle piscine geotermiche, costate da sole due milioni di euro, sfruttano la natura vulcanica dell’isola. L’acqua ipertermale e ipotonica delle sue vasche, ce ne sono ben quattro, è di origine preistorica, naturalmente calda. I suoi sali e le sue potenzialità provengono dalle viscere della terra. In un’area centrale, tra il porto e Raya Alto, ci sono altre camere e le boutique.

 

Qui c’è il design del Raya, stile, moda e antiquariato di cui l’hotel è il naturale testimonial. Lo shop è davvero grande, di fatto un’altra attività: i manufatti, le stoffe e i disegni dei capi sono di assoluto pregio e schizzati personalmente da Miriam. Giù, al porto, il ristorante, il cocktail bar, le terrazze dove fare le ore piccole, la musica.

Il cocktail-bar e il ristorante, nella versione attuale, meritano un approfondimento. Perfettamente il linea con la visione, il Bio-Ristorante propone piatti che seguono i cicli stagionali e che prevedono prodotti biologici e biodinamici (a certificazione Demeter) nel solco dei dettami della scuola steineriana, dei cicli lunari e dei ritmi della terra. E’ la scommessa di Beppe Fontana, palermitano, qualcuno lo ricorderà per il Ristorante 091 di Piazza Magione.

 

Di Panarea conosce molti dettagli. La sua cucina, oltre il concetto bio, evita fritti e soffritti, puntando con decisione sulla leggerezza. Fresca e mediterranea la millefoglie di melanzane con spuma di parmigiano fredda, pomodorini confit, basilico e olio al basilico.

 

Gustoso a consistenza di morbida bistecca, il polpo al forno con misticanza, patate lesse, vino bianco e aceto balsamico. Poi, Spaghettoni con le sarde, tutta la pasta è fresca alla farina di grano Kamut, pomodorini confit e finocchietto selvatico. Notturni e al dente gli anelletti al nero e ragù di seppia con pomodorini glassati, olio aromatizzato con aglio, basilico e ricotta infornata. Semplici e intensi gli involtini di spatola con pesto di pistacchi, pinoli, basilico. Sontuosa la Cassata di pesce spada, millefoglie di patate, mollica aromatizzata con agrumi, frutta secca, cipolla e uva passa.

 
(Beppe Fontana)

Per dessert, Cialda di cannolo, mousse di ricotta, marmellata di arancia amara, semifreddo alla cannella; e Millefoglie croccante, pasta fillo, crema pasticcera, dadolata di frutta fresca e salsa di fragole. Entrambe all’altezza.

Ma finire è difficile. Tornare al cocktail-bar è un attimo, soprattutto quando una luna prepotente si riflette su uno specchio punteggiato da luci in testa d’albero e lumi dai colori caldi sui bassi muretti.

 

Giovanissimi, Flavio Giamporcaro e Riccardo Rubino curano gli aperitivi, i cocktail vanno oltre le normali aspettative, tanto che li vediamo dei barchef più che dei bartender. Tra i cocktail, La Vie-en-Rose, con Champagne, succo di pompelmo, acqua e sciroppo di rose; Magma, con Ciroc Vodka, succo di limone, zenzero fresco, sciroppo e Sanbittér rosso; Feel Raya, con Mare Gin, succo di limone, sciroppo e rosmarino; tra gli analcolici, il Vegan Frozen è fatto con sedano, carota, succo di mela, succo di limone, sale, pepe, tabasco e salsa Worcester . Il set di accompagnamento è sontuoso, bruschette, panelline, arancinette, gamberi, cozze, capperi e tanto altro. Il prezzo varia tra i 10 e i 20 euro.

Il Raya chiude a metà ottobre. Gli ultimi giorni hanno qualcosa di malinconico, struggente, riflessivo, quella bellezza che accetta il concetto di finito e della inevitabilità. 

Raya
Via S. Pietro
98050 Panarea (ME)
Tel. 090 983013
http://www.hotelraya.it
Aperto: da metà aprile al 3 ottobre
Prezzi a camera con colazione (1 notte): da 180 a 937 euro, a seconda della stagione.
Offerta settembre: (per 2 persone) 800 euro per 3 pernottamenti in camera doppia, prima colazione e tasse incluse, 1 Cena Degustazione presso il Bio Ristorante (bevande escluse); 2 Trattamenti.

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