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Pubblicato in Il caso il 21 Marzo 2016
di C.d.G.

di Daniele Cernilli, Doctor Wine

Vi racconto una storia vera anche se chi l’ha vissuta vuole mantenere l’anonimato. Un paio di mesi fa un appassionato di vini ha aperto una rara e costosa bottiglia di Champagne, acquistata direttamente dalla maison e pagata ben 1.200 euro. 

Ne aveva comprate tre, per cui quando aprendo la prima ha constatato un inconfondibile odore di tappo (tricloroanisolo detto anche Tca) l’ha immediatamente ritappata e ne ha aperta una seconda che invece andava benissimo. Si è riservato però di comunicarlo a chi gliel’aveva venduta, chiedendone la sostituzione.
A quel punto è iniziato un tira e molla che ha avuto dell’incredibile. Il primo tentativo è stato quello di accusare l’acquirente di cattiva conservazione della bottiglia. Alla contestazione che essendo laureato in biologia oltre che esperto di vini, conosceva la differenza fra il Tca e le note di ossidazione e che la bottiglia era a disposizione per eventuali analisi, che poteva far fare anche lui stesso presso un laboratorio autorizzato, la controfferta è stata una bottiglia di Cuvée millesimata base del valore di 150 euro. Offerta rifiutata e successivo silenzio da parte del responsabile commerciale per l’Italia.
Ultimo tentativo, comunicazione in francese alla casa madre, con minaccia di rendere pubblica la cosa, scrivendo, tra l’altro, proprio a DoctorWine, facendo nomi e cognomi. Solo allora ci sono state le scuse e l’invio immediato della bottiglia sostitutiva.

Tutto è bene quel che finisce bene, ovviamente, però come fare a non notare un tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità che ha determinato un lungo carteggio e una perdita di tempo evitabilissima? E se si fosse andati per vie legali, cosa sarebbe accaduto?
Con tutta probabilità e in presenza di analisi sui contenuti di Tca, soprattutto nel tappo, la Maison Champenoise sarebbe stata condannata a rifondere la bottiglia, forse a pagare i danni morali e le spese processuali. In più avrebbe avuto una pubblicità negativa molto sgradevole.
È ovvio però che la bottiglia sarebbe dovuta essere quasi integra, il tappo conservato, e il liquido mancante utilizzato solo per la prova di assaggio preliminare e per eventuali analisi di laboratorio. Tutto questo per dire che se un vino sa di tappo, o presenta caratteristiche negative che ne precludono la corretta fruizione, o che nascondono le corrette sensazioni organolettiche, il venditore è tenuto a sostituirla. Vendere qualcosa che risulta diverso da ciò che dovrebbe essere è semplicemente una truffa in commercio ed è bene che la cosa sia chiara a tutti. Il Tca distrugge i caratteri distintivi di qualunque vino, incide per meno del 5% dei tappi, ma è un costo del quale non deve farsi carico chi acquista, ma, al contrario, chi vende. Cantina, enoteca, ristorante, privato o importatore che sia.

Allora mi è venuto in mente che se a qualcuno di voi accadesse un episodio come quello che vi ho raccontato, fatecelo sapere. Lo renderemo pubblico, soprattutto se il rifiuto di sostituire la bottiglia fosse reiterato. Ricordatevi, non sostituire un vino che sa di tappo è semplicemente un reato.

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